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Il Balbiano, fra lago di Como e Valchiavenna

C’è un file rouge che collega la provincia di Sondrio con il palazzo Balbiano di Ossuccio, una delle dimore signorili più antiche del lago di Como, sorto sulle “magnifiche rovine” descritte nel 1537 dal medico e umanista Paolo Giovio. A Chiavenna si trova il palazzo Balbiani, meglio conosciuto come castello della cittadina chiavennasca, dimora dei Balbiani nel Quattrocento, i cui antenati erano originari di Balbiano sul lago di Como. E oggi sono proprio due valchiavennaschi, l’architetto Cristian Copes e lo storico Guido Scaramellini, a firmare l’elegante volume che parla del palazzo, che qualche anno fa Silvio Berlusconi voleva acquistare. L’allora proprietario, Michele Canepa industriale tessile comasco, non aveva intenzione di vendere fino all’agosto scorso, quando la dimora è stata acquistata da una famiglia facoltosa di Mosca
«Ho conosciuto Michele Canepa nel 2008 alle Stelline a Milano, quando tenni una conferenza sul palazzo Balbiani di Chiavenna, organizzata dall’Istituto italiano dei castelli in collaborazione con la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese – spiega Copes -. Pochi mesi prima egli aveva acquistato il mio libro sul palazzo, che sorge alla base di un’antica rocca gemina costruita a difesa del borgo ed è stato oggetto della mia tesi di laurea, pubblicata nel 2007 dal Centro di studi storici valchiavennaschi. L’edificio medievale nel Quattrocento fu la dimora dei conti Balbiani, feudatari del duca di Milano in Valchiavenna, tra i quali si distinse Giovanni, cavaliere di Francesco Sforza, podestà nella Firenze di Cosimo de Medici e commissario ducale a Cremona, quando difese la città dalle mire del temibile condottiero Bartolomeo Colleoni. Come emerge anche dal cognome, gli antenati dei Balbiani erano di Balbiano, località nell’attuale comune di Ossuccio dove sorge il palazzo appartenuto al signor Canepa. Tra il Dosso di Lavedo e l’Isola Comacina, Balbiano è ricordata in alcune preziose pergamene fin dalla metà del X secolo. In cambio del contado chiavennasco, al principio del Cinquecento i conti Balbiani divennero feudatari delle pievi di Lenno e Isola, comprendente anche Balbiano. Conoscendo già la storia del territorio Canepa mi chiese se ero disposto a scrivere un libro sulla sua dimora, ed io gli dissi di sì, coinvolgendo nella realizzazione del volume anche Guido Scaramellini, noto e apprezzato storico».
Il palazzo fu riedificato nella prima metà del Seicento sulle “magnifiche rovine” descritte un secolo prima dal medico e umanista Paolo Giovio, resti e preziose testimonianze di un’antica villa costruita lungo la riva del lago di Como che era stata danneggiata dall’irruenza del torrente Perlana e fu una delle residenze degli avi paterni del Giovio, tra i più brillanti pensatori aristotelici del Cinquecento.
La ricostruzione dell’edificio, le cui facciate principali sono arricchite da eleganti portali in bugnato, fu commissionata nel 1637 dall’abate Marco Gallio. Costui fece anche sistemare i giardini circostanti, in una proprietà lungo la riva del Lario dove, per secoli, avevano prosperato ulivi e aranci e che tra il 1596 e il 1613 era appartenuta a Tolomeo Gallio, nipote del celebre e omonimo cardinale.
Nel 1787 la dimora fu venduta dal conte Giovan Battista Giovio, che nove anni prima l’aveva acquistata dai Gallio, al cardinale Angelo Maria Durini, feudatario della contea di Monza. Egli ampliò ulteriormente la tenuta, in cui furono ospiti personaggi illustri, tra i quali il poeta Giuseppe Parini. Morto il cardinale nel 1796 e passato a diversi proprietari, nel 1872 il palazzo fu acquistato da Gustav Salomon Gessner, imprenditore zurighese trasferitosi a Milano.      
I Gessner impiantarono a Balbiano due filande e nel 1962 cedettero la proprietà all’ingegnere bavarese Hermann Hartlaub, il quale fece restaurare l’edificio che, vent’anni dopo, divenne l’abitazione del signor Canepa.  
«Il volume, corredato da bellissime immagini, verrà presentato questa primavera a Como, Lenno e, grazie alla disponibilità del Credito Valtellinese, nella splendida cornice della Sala dei balli di palazzo Sertoli a Sondrio – prosegue Copes -. Sia in quest’ultima dimora che a Balbiano nella seconda metà del Settecento affrescò il pittore Giovan Antonio Torricelli di Lugano, tra i più importanti artisti ticinesi dell’epoca». Un motivo in più per conoscere due terre e due province (Sondrio e Como) storicamente vicine e collegate.



di Clara Castoldi

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