Menu di navigazione

 
Il clavicembalista che adorava la velocità

Non parlava benissimo italiano, usava poche parole ma puntuali, taglienti e sempre azzeccate. Aveva una memoria prodigiosa, una cultura vastissima, un portamento austero, distaccato, che incuteva timore, non amava essere fotografato né ripreso durante i concerti, era una persona profonda, non comune. Un musicista di grande talento indubbiamente, ma per Ponte e per la Valtellina anche un grande amico.
E’ un ritratto commovente e sincero quello che Natale Petruzio, vicepresidente della biblioteca comunale Libero Della Briotta di Ponte in Valtellina, traccia nel ricordare e rendere onore alla figura di Gustav Leonhardt, uno dei massimi interpreti della musica antica, clavicembalista, autorevole organista e direttore, che si è spento a 83 anni ad Amsterdam il 16 gennaio scorso. Leonhardt conosceva bene la Valtellina e, in particolare, Ponte in Valtellina per esserci stato parecchie volte.
«Un anno ero a Firenze per seguire un corso e andai al teatro della Pergola per ascoltare per la prima volta Leonhardt in concerto – racconta Petruzio -. Suonò mirabilmente. Al termine, nel camerino, li feci i complimenti e lo invitai a Ponte a suonare l’organo del 1518 della chiesa di Madonna di Campagna. Per la verità gli dissi anche che non avevamo grandi disponibilità economiche, ma gli feci la nostra offerta. Ebbene Leonhardt, la prima volta, è venuto per un cachet di un milione e mezzo di lire. In seguito, quando era maturata un’amicizia fra noi, mi diceva che era venuto per un “tozzo di pane”. Ed era vero, visto che alla chiesa di S. Maurizio a Milano ha suonato anche per 15mila euro. Quel giorno si segnò il mio indirizzo su un’agendina, su cui annotava tutto. Era un antitecnologico. Aveva scelto la data del 30 aprile 1995. Ancora non credevo che avremmo potuto avere a Ponte un nome come il suo. Una volta tornato, gli ho spedito un libro con i dati dell’organo di Madonna di Campagna e mi ha risposto che aveva il piacere di confermare la sua presenza. Ebbene al primo concerto nel 1995, entrarono 250 persone e una cinquantina non riuscirono a trovare posto. Alla fine in quell’occasione gli offrii 500 mila lire in più, perché la biblioteca è un ente senza scopo di lucro e lui, che è sempre stato preciso sui soldi, si stupì molto». È stato quello il primo di una serie di concerti che il grande musicista ha regalato alla Valle. Petruzio lo doveva contattare un anno prima, anche perché nel suo calendario Leonhardt aveva 120 concerti all’anno. E così suonò, dopo il 1995, ancora nel ’96, nel ’98, nel ’99, nel 2004 e 2009, quattro volte a Ponte, una a Poschiavo e una a Sondrio per l’associazione Musica Viva.
«Era una persona schiva, ma dotata di uno humour straordinario – prosegue Petruzio -. Mi ricordo quando ci siamo fermati a mangiare sul lago di Como il pesce, ci hanno portato la forchetta per il pesce e lui ha detto: “Indispensabile questa, l’hanno inventata gli inglesi..”, a mo’ di sfottò. Definiva la nostra organizzazione “simpatica”». D’altra parte Natale si è sempre fatto in quattro quando ospita un musicista a Ponte. Lo va a prendere all’aeroporto o alla stazione, cena e pranza con lui, lo ospita a casa sua talvolta. «Quando stava da me, doveva sempre fare una telefonata per il concerto successivo e mi lasciava sotto il telefono cinquemila lire. Mi opponevo, ma non c’era verso. Diceva che gli faceva piacere essere ospitato nel “mio bellissimo appartamentino”».
Gli piacevano molte le macchine sportive, guidava un’Alfa 3000 e “beccava” un mucchio di multe in Olanda perché girava come un pazzo. Il violinista Sigiswald Kuijken, suo amico, sostiene che fosse timido, ma sfidava il pericolo in auto. Una volta fece un concerto gratis a Modena in cambio della visita alla fabbrica Ferrari e soprattutto di un giro in pista. «Gli piaceva anche mangiare bene – racconta l’amico di Ponte -, nel 2009 volevo portarlo al ristorante Lanterna verde a Chiavenna. All’inizio sembrava che non riuscisse a fermarsi, poi mi ha scritto che ce l’avrebbe fatta a fare il “suggestivo pranzo stellato a mezzogiorno”. Mi ricordo le corse per arrivare in tempo all’aeroporto per prendere l’unico volo per Siviglia nel tardo pomeriggio. Era di una precisione incredibile. Un anno arrivava da Pesaro con l’auto a noleggio e mi avevo detto che a mezzogiorno ci saremmo trovati di fronte alla chiesa. Alle 12.10 era lì in piedi, impassibile che aspettava».
Ma Leonhardt era soprattutto un musicista di grande talento e doti inaudite.  È stato lui a creare una corrente di pensiero nel secolo scorso sulla musica antica. È andato a recuperare i trattati su come venivano eseguiti i brani di musica antica. Li ha imparati e poi li ha divulgati. «Girava sempre con tre repertori: quello per il cembalo, quello per l’organo antico e quello per l’organo bachiano – prosegue il vicepresidente -. Mi confidò una volta che il cembalo non lo studiava. Sceglieva il programma, lo studiava il primo giorno e poi lo eseguiva in tutti i concerti che metteva insieme. Il cembalo non lo toccava mai. Anche a Ponte lo accordò per un’ora, ma non fece prove. E poi ricordo le sue stupende doti di improvvisazione. Ascoltandolo, pareva stesse eseguendo una fuga di Bach, invece lui mi disse che l’aveva inventata al momento..».



di Clara Castoldi

Gustav Leonhardt
Ritorna alla pagina precedente
Abriga.it nasce come portale della cultura, delle tradizioni, delle bellezze paesaggistiche del territorio di Aprica.
Nelle pagine si potrà trovare tutto ciò che ha attinenza con la nostra storia, ma anche con l'attualità.
Pagina creata in: 0.002 sec
Tutto il materiale in questo sito è © 2004-2020 di Abriga.it C.F. 92022100140 Informativa legale

All rights reserved