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Le stelle nell'arte

«Il cielo è una grande domanda che attende la nostra risposta», scriveva Giovanni Papini. Ma il cielo è anche la vastità e la grandezza cui anela l’uomo. E’ l’exemplum della bellezza, della scoperta della meraviglia e del mistero. Del cielo e delle sue stelle – nelle scienze, in arte e letteratura – si è parlato nel corso del convegno “A tu per tu con …le stelle”, organizzato dall’Istituto Pio XII  di Sondrio in collaborazione con il Credito Valtellinese nei giorni scorsi. Qualificati i relatori che hanno incantato essi stessi, raccontando del fascino del firmamento (il cosmologo Maurizio Tomasi ha parlato di astrofisica “2000 anni protesi verso il cielo”, Raffaele Soave del Cnr della materia e Caterina Pizio delle leggi del cosmo e dell’infinitamente piccolo). Condotta con brio e con un linguaggio immediato per gli studenti la relazione dello storico dell’arte Enzo Gibellato, che ha condotto gli studenti in un viaggio attraverso lo stupore che la volta celeste ha dato a diversi artisti nel corso del tempo. Gibellato è, però, partito con un omaggio al compagno di banco Paolo Nespoli, pilota italiano che più è rimasto nello spazio (per sei mesi), con il quale – da ragazzo – condivideva la stravagante, ma neanche troppo, passione di raccogliere lui carta straccia e riviste, Nespoli rottami. «Come si possa dal rottame salire alle stelle, questo è il punto – ha detto Gibellato -. Parliamo dello spirito di curiosità cui è stato fedele. Avevamo la stessa curiosità io e Paolo. Attraverso la fotografia e l’arte ho cercato di dare seguito a un comune impulso, quello per la grande attrattiva della realtà, la grande sorpresa». Lo storico dell’arte, proveniente da una famiglia non agiata, ha rimarcato che il senso della bellezza non dipende dal livello sociale, non è frutto della sovrastruttura come dice Marx. «Il senso della bellezza può accompagnare la vita dell’uomo anche povero. Mia madre - non avevamo molto quattrini - sistemava i fiori sul balcone con le lattine dei pelati. È un’immagine che terrò sempre impressa». La bellezza è necessaria come il pane, dunque. Anche nel Vangelo si dice che «non di solo pane vive l’uomo». L’arte è necessaria come il pane, al pari della musica e, forse, della scienza. Tutte queste sono sfaccettature del cuore e dell’umana intelligenza. E bellezza sono le stelle che evocano la vastità. Si è attratti, ti viene da abbracciarla questa grandezza, come rappresenta Caspar David Friedrich nel quadro (“Donna al tramonto) in cui una donna vestita regalmente termina la sua strada, vede quell’orizzonte di cielo e vorrebbe andargli incontro per abbracciarlo. Gibellato, infatti, ha proposto al pubblico una carrellata di immagini di opere d’arte sulle stelle e il cielo. A partire da un comune denominatore: quello della scala. Come la scala sospesa fra terra e cielo di Giorgia O’ Keefe, artista  degli anni ’30 ’40 del secolo scorso. La scala è la metafora di quello che l’uomo desidera: andare in alto. I bambini, appena sono in grado di fare quattro passi, salgono sulla sedia. L’uomo che abita la terra è orientato al cielo. Claudio Parmiggiani, artista italiano, crea l’istallazione “La salita della memoria” con una scala appoggiata al cielo infinito, di fronte ad un dodecaedro. «Lì va a parare il desiderio più elevato dell’uomo», ha detto. E poi Mirò, pittore surrealista, dipinge una scala, un cagnolino e una luna. L’artista della pop art Segal mette in scena un episodio dell’antico Testamento, il “Sogno di Giacobbe” con la scala. In “Parte della Via lattea” l’artista Trouvelot rappresenta con il pastello un orizzonte marino; la luce dell’uomo, con il faro, nel paragone è piccola cosa. E poi ancora  “Cielo stellato sul Rodano” di Van Gogh, “Il cielo e il tempo” di Chagall, “L’impero della luce” di Magritte, “Mezzogiorno sulle Alpi” di Segantini.



di Clara Castoldi

La salita della memoria di Claudio Parmiggiani
Donna al tramonto di Caspard David Friedrich
Parte della Via lattea di E.L.Trouvelot
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