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La "Dea Madre" è una mappa

Uno dei simboli dell’archeologia valtellinese è la cosiddetta “Dea Madre”, il monolitico Caven 3 risalente al III millennio a.C. conservato all’Antiquarium Tellinum di Teglio. La misteriosa icona è stata da sempre associata all’idea della fecondità. E se, invece, questa fosse la prima rappresentazione geo-topografica del territorio tellino, risalente al periodo protostorico, cioè prima dell'uso della scrittura? Una sorta di mappa o moderno catasto? Lo sostiene Silvana Onetti, geometra di Talamona, che ha presentato solo da poche ore alle Soprintendenze Archeologica e ai Beni Architettonici di Milano e al Comune la sua ipotesi. «Scoperta che potrebbe aprire una nuova pagina sulla storia delle materie tecnico-giuridiche e catastali, oltre ovviamente per la storia della Valtellina – afferma Onetti -, perché la stele sarebbe la concreta testimonianza della presenza di una società civile organizzata. Sono infatti rappresentati i confini, le acque e le terre produttive». Secondo questa interpretazione l'incisione di Caven ha innanzitutto un significato giuridico, prima che divinatorio. È solo per un caso che "la cicciottella" di Teglio assuma sembianze femminili, secondo Onetti. Difatti anche nelle incisioni camune gli stessi simboli sono scomposti secondo la morfologia di quei luoghi. «La cosa incredibile è che da 70 anni centinaia di studiosi cercano il significato delle incisioni rupestri valtellinesi e camune, ma non risulta che finora fosse stata questa interpretazione – prosegue -. Il problema è ciascuno osserva le cose con gli occhi della propria conoscenza e la Dea Madre è sempre stata vista come un'opera d'arte, non come una mappa». Secondo la tecnica le incisioni sarebbero l’antica mappa topografica e amministrativa di Teglio, del quale sono marcate le terre e le acque, e che unitamente alle steli di Caven 1 e 2 ne rappresenti giuridicamente le risorse e le attività di quel territorio. «Si può pensare con buona probabilità che le tre steli di Caven siano un prototipo di statuto – sostiene -. Uno sei che regolava la vita civile della comunità tellina e ne sanciva i diritti, tanto per i suoi abitanti che nei confronti dei confinanti». Leggendo la Dea Madre come una mappa si potrebbe affermare che i segni incisi corrispondono al territorio tellino a nord dell’Adda, con il suo monte (Prato Valentino), le due alture (probabilmente ilCastel e il Dosso della Forca), la gradonata dei terrazzamenti, i torrenti delle due valli laterali (la val Rogna e la valle di Boalzo), il fiume a cui affluiscono (l’Adda) e ad est la piana irrigua rappresentata con le spirali (la piana di Boalzo, dove in effetti ancora esiste una località chiamata Canali). «Queste raffigurazioni, piuttosto che simboli di ispirazione teomorfa, potrebbero rispondere all’esigenza di sancire pubblicamente i diritti territoriali di una comunità e di amministrarli. Passando al significato delle altre figure che accompagnano le steli (asce, cervi, attrezzi e animali vari, carri) può trattarsi non di una semplice illustrazione delle attività umane, ma piuttosto dell’esercizio di queste attività entro quei determinati confini e con questo il diritto al pascolo delle mandrie, alla caccia e alla pesca, al taglio del bosco, alla cava delle pietre, allo sfalcio dei prati, alla semina e al raccolto. Nei secoli le regole sono poi state tradotte in forma scritta, negli statuti delle comunità in epoca rinascimentale ad esempio e nei disegni delle mappe; ciò che oggi corrisponde al catasto, alle camere di commercio, alle conservatorie dei registri immobiliari, agli uffici tributari. Quanto al significato sacro tradizionalmente ipotizzato, se le incisioni di Caven costituivano una sorta di “prova documentale” del territorio e delle attività telline è possibile che nel sito delle tre steli si svolgesse qualche rito civile/religioso, meno facile pensare che tre pietre venissero usate direttamente per compiervi qualche sacrificio, credibile che fosse il luogo deputato alla riscossione i tributi.

E’ stato creando un logo per la nuova biblioteca del Comune di Talamona, nei giorni scorsi, che Silvana Onetti si è soffermata sul significato del nome della stella della Dea Madre (Tellus Mater). che pare avere una “radice” comune con Teglio e quindi con Valtellina. Il glottologo don Remo Bracchi con il quale citavo l’antica Talla (Talamona) cercando di confrontarla con Tellus, mi ha generosamente segnalato le ultime proposte etimologiche per Tellus, Teglio e Talamona. Ho visto però che il toponimo di Teglio non veniva mai accostato a Tellus, che avevo constato essere anche il nome della divinità romana Tellus Mater, il cui culto si riconduceva a quello della Dea Madre/Grande Madre (Madre Terra) alla quale venivano tributati grandi onori e sacrifici.
Ho perciò portato la mia attenzione sulla stele di Caven 3, chiamata “Dea Madre” pensando che a quell’arcaico culto si dovesse il nome di Teglio e della Valtellina.
Nel frattempo ho però verificato che Claudio Beretta, nella sua opera “I nomi dei fiumi, dei monti, dei siti: strutture linguistiche preistoriche”, indica “Tal” come “valle”. Come è in effetti per molti toponimi, i nomi dei luoghi sono legati alla loro conformazione fisica. Mi sono perciò chiesta se nella Dea Madre, simbolo della fertilità, potesse trovarsi qualche “segno del luogo”, ed ho cominciato ad intuire che le numerose righe della “cintura” potevano rappresentare l’Adda, la cui ansa nella zona di Teglio disegna una grande curva. Nel linguaggio simbolico arcaico il segno della riga rappresenta in effetti il corso dell’acqua, più righe parallele ne rafforzano il significato. Per analogia ho pensato che dunque i due cerchi semplici raffigurati nella stele di Caven potessero rappresentare due colli, e il cerchio maggiore, rafforzato dai cerchi concentrici come a significarne le curve di livello, il monte.



di Clara Castoldi

Dea Madre
La mappa di Caven
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