Menu di navigazione

 
La "democrazia" di Roberto Plevano

E’ l’artista vivente – come sostiene egli stesso – con il maggio numero di tesi di laurea sulla sua arte: ne sono uscite 28, dove gli specialisti del linguaggio ne indagano le pieghe della produzione. Quadri in cui Roberto Plevano - originario di Chiavenna, da anni residente a Milano e recentemente ospite a palazzo Besta con la personale “Route des Serres” -, esprime «in maniera democratica» il suo modo di vedere la realtà. Lontano da critici d’arte, che confessa di non sopportare.
Perché il titolo “Route de Serres”?
«Perché questi quadri sono nati in Provenza dove un amico mi ha ospitato. Ho visitato Aix en Provence e una mostra di Cezanne e lì è nato tutto».
Cosa c’entra la Valtellina in tutto questo?
«C’entra eccome. Osservando il mont Sainte Victoire, la montagna di Cezanne a Aix-en-Provence, ho avuto un ritorno al passato, alla Chiavenna dove sono nato. Così in una casa in Route des Serres ho composto il nucleo delle mie montagne di 40 anni fa. C’è sempre un ritorno dei ritmi della vita…».
E perché la scelta preponderante delle cromie del rosa e del viola?
«Naturalmente c’è il ricordo dei campi di lavanda in Francia, ma soprattutto su queste vette ci sono i tramonti che vedevo scendendo dal ghiacciaio del Bernina con gli sci d’alpinismo insieme al mio amico Riccardo Scognamiglio».
Le vette delle montagne sembrano frammenti che cercano la composizione perfetta, è così?
«Sono sempre alla ricerca della perfezione e di un equilibrio estetico che mi dia un equilibrio interiore in una vita che è piena di buchi neri. La mia è una lotta di liberazione. Tutti insistono sui valori cangianti che vanno in crisi e si modificano. Secondo me bisogna stare sugli equilibri e darci la possibilità di reinterpretare sempre la vita. È questo che mi ha salvato in tanti anni. Fino a 23 anni stavo male, ero in psicoanalisi e assumevo ansiolitici, poi ho iniziato a dipingere: l’arte mi ha salvato».
Equilibrio e catarsi, dunque.
«In ogni opera c’è un rigore estremo nelle forme geometriche che invento. Il quadro è come un macrocosmo che riflette il mio microcosmo».
Nel catalogo della mostra tellina c’è una bella intervista a lei da parte di suo figlio Matteo, com’è nata?
«L’idea è stata di Matteo. Lui è musicista sperimentale, fa tutt’altra vita, ma questa volta ha voluto farmi un’intervista con dieci domande. La ritengo fondamentale per capire la mia arte e me stesso. Ed è Matteo che alla fine mi stuzzica a lasciare un messaggio positivo alle giovani generazioni».
E cioè?
«Le nuove generazioni dovranno invertire la rotta di fronte a questa sconcia paccottiglia che quotidianamente ci viene vomitata addosso. Si inventeranno un nuovo modo di vivere, di lavorare, di produrre, di consumare, di gioire e amare. Sono fiducioso, l’istinto di sopravvivenza prevarrà».
Per conoscere la sua produzione: www.plevano.com



di Clara Castoldi

L'artista Roberto plevano
Occhio cosmico
Il fiume Mera
Ritorna alla pagina precedente
Abriga.it nasce come portale della cultura, delle tradizioni, delle bellezze paesaggistiche del territorio di Aprica.
Nelle pagine si potrà trovare tutto ciò che ha attinenza con la nostra storia, ma anche con l'attualità.
Pagina creata in: 0.002 sec
Tutto il materiale in questo sito è © 2004-2020 di Abriga.it C.F. 92022100140 Informativa legale

All rights reserved