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SSV compie 90 anni

Compleanno da ricordare quello del 2011 per la Società Storica Valtellinese che compie 90 anni. Mancano dieci anni certo al centenario, ma la ricorrenza è l’occasione per fare il punto di quanto fatto e di quanto si intende ancora fare da parte di una realtà importante dal punto di vista storico e artistico in provincia. Ce ne parla l’attuale presidente, Augusta Corbellini.
La nascita
«La Società Storica Valtellinese è sorta nel 1921 – spiega - su iniziativa di Pio Rajna affiancato da altri esponenti della cultura locale come Francesco Sassi de Lavizzari, Enrico Besta, Ercole Bassi e Giovanni Guicciardi con la consapevolezza che la Valtellina – eravamo appena usciti da una guerra - aveva una sua storia, un patrimonio da preservare, valorizzare, raccontare e approfondire. Questo gruppo riunito quasi in un piccolo cenacolo o un’accademia, scrisse a persone di cultura come parroci e altri rappresentanti del mondo culturale della Valtellina una lettera in cui sottolineava l’importanza di essere valtellinesi, di riscoprire la storia della terra e di aderire ad un’associazione. Nel giro di pochi mesi ci fu una risposta abbastanza calorosa per quei tempi, in cui la cultura non aveva una diffusione capillare». Così si costituì la SSV che aveva lo scopo di promuovere studi e ricerche che riguardassero la storia in senso lato. Già prima c’era una sorta di associazione archivistica locale che venne ereditata.
L’attività
Primo presidente venne eletto Pio Rajna, «un onore di cui ancora oggi ci fregiamo, visto che è stato una personalità di rilievo a livello nazionale». Pio Rajna resse le sorti della SSV fino al 1930. Iniziò da subito un’attività di raccolta di materiali e documenti che confluivano, di organizzazione riunioni e di conoscenza della Società sul territorio. Già dall’inizio venne intrapresa quella che divenne una regola di fare assemblee spostandosi di anno in anno in paese diversi, scegliendo prima i centri più significativi e allargandosi poi ai centri minori. Ora la maggior parte dei comuni è stata toccata. L’occasione, allora come oggi, è stata quella di fare comunicazioni inerenti alla sede stessa, ma anche su studi, scoperte, approfondimenti che venivano portati avanti di volta in volta. Alla morte del Rajna succedette Enrico Besta (1930-1953), altro nome illustre autore di una storia brevemente detta “Storia della Valtellina” in realtà “Le valli dell’Adda e della Mera nel corso dei secoli” in due volumi. Anch’egli diede un forte contributo a imprimere una fisionomia di ricerca storica. Nel frattempo aumentavano le donazioni, si costituiva una sorta di archivio della SSV, divenne urgente avere una sede.
La sede
«La prospettiva di avere una sede divenne realtà allorché Emilio Quadrio e Teresina Tua lasciarono in eredità al Comune di Sondrio la loro villa Quadrio con precise intenzioni che la villa diventasse sede di istituzioni culturali come, si diceva, la SSV. La società che era stata a palazzo Sassi de Lavizzari (Lavizzari era stato uno dei promotori e aveva messo a disposizione dei locali), portò la sede in villa Quadrio dove ancora oggi ci troviamo e dove siamo aperti il mercoledì pomeriggio, dalle 14 alle 16,30. Intanto la SSV aumentò il numero di associati. Nel 2000 siamo arrivati a sfiorare il migliaio di soci per buona parte valtellinesi, molti lombardi, molti italiani, qualcuno all’estero (Svizzera, Francia, Australia, America) e molte università e istituti di cultura. Dopo il Besta furano eletti presidenti don Egidio Pedrotti (1953-1964), Renzo Sertoli Salis (1964-1988) esponente della cultura nazionale che diede un’impronta elitaria alla Sosicetà, non per questo in senso negativo. Poi venne Albino Garzetti (1988-1991) professore di origine bormina all’Università cattolica, Laura Meli Bassi che ha la stessa età della SSV visto che è nata nel 1921 e dal 2006 io».
Arte e toponomastica
Accanto allo studio prioritario che era quello degli studi storici, la Società ha ampliato il suo campo all’arte e non poteva che essere così, vista la presenza di opere d’arte in Valtellina intrinsecamente legate alle vicende storiche e culturali. «Poi ci siamo interessati di toponomastica. Dal ’76 circa stiamo raccogliendo i toponimi comune per comune. Abbiamo già pubblicato 35 quaderni, il 36esimo è in stampa in questi giorni e riguarda il territorio di Teglio. All’inizio si trattava di poche pagine - il primo era solo di 16, mentre quello di Teglio supererà le 350 pagine, anche con un’introduzione storica e una ricerca linguistica di Remo Bracchi, che confronta i nostri toponimi con quelli di aree vicine -, con un elenco nudo e crudo di parole dialettali. Poi progressivamente questa raccolta è diventata un vero e proprio studio del territorio, ogni toponimo è diventato oggetto di ricerca anche archivistico nel tentativo di andare a scoprire la prima citazione del toponimo. Tante volte troviamo citazioni del toponimo a partire dal Medioevo. Ogni toponimo ha con sé un pezzo di storia della comunità, visto che è legato alla presenza di una chiesa, di una coltivazione particolare, al dissodamento del terreno per fare degli esempi. Ringrazio chi ci ha aiutato (Regione, Provincia, Comunità Montane, BIM, Comuni, Pro Valtellina, Fondazione Gruppo Credito Valtellinese), pur rammaricandomi che le presenti contingenze limitino un sostegno maggiore».
Il Bollettino
Si è arrivati al numero 62 del Bollettino che è un volume che arriva anche a 400 pagine in cui parecchi studiosi propongono i loro saggi. «Ogni anno pubblichiamo anche la bibliografia di Valtellina e Valchiavenna, cioè tutto quello che è uscito su Valtellina e Valchiavenna e Grigioni l’anno scorso, in genere 180 titoli. È un lavoro di raccolta e uno strumento di lavoro. Nel frattempo dalla nostra Società si sono costituite due società-sorelle: il Centro Studi Storici della Valchiavenna sorto 51 anni fa e da 15 anni anche il Centro Studi Storici Alta Valtellina. Abbiamo ottimi rapporti, i presidenti (Guido Scaramellini e Remo Bracchi) sono nostri consiglieri».
Il futuro
«I desideri sono tanti. Innanzitutto vorremmo continuare a fare studi e divulgarli attraverso i bollettini e la collana di “Studi storici sulla Valtellina”, che conta 44 titoli. Ci piacerebbe aggiornarci con una diffusione più moderna e telematica. Abbiamo un sito storicavaltellinese.it che non riusciamo a tenere sempre aggiornatissimo perché siamo volontari e tutti con altre occupazioni. Uno degli obiettivi è coinvolgere sempre più i giovani, diamo assistenza ai ragazzi per le tesi di laurea e molte volte proponiamo loro di elaborare un saggio da pubblicare sul bollettino, alcuni resistono, altri trovano altri impieghi rispetto agli studi e lasciano. Ci piacerebbe far crescere un gruppo di giovani che sappia e tenga alla SSV. Ci sono anche contatti con le scuole. Abbiamo fatto proposta di distribuire gratuitamente il nostro bollettino alle  scuole superiori, ora lo rifaremo per le medie ed elementari. Non organizzeremo festeggiamenti particolari, ma vogliamo ricordare questi 90 anni. L’occasione per riflettere su quello è stato e su quello che possiamo ancora fare».



di Clara Castoldi

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