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Il leone ha tre volti

Questa volta non si parla di Valtellina o di storia della Valtellina. Questa volta un giovane – valtellinese – ha voluto osare e dimostrare che i “nostri” ragazzi possono lasciarsi trascinare dalla fantasia per regalare qualcosa di diverso e valido, sostenuto da capacità compositiva, inventiva e conoscenze storiche e tecniche.
Potrebbe essere già questo un aspetto vincente del libro – 377 pagine, edito da Albatros – che Maurizio Zucchi, laureato in Lettere Classiche e una grande passione per l’archeologia, ha presentato ad una gremitissima sala del teatro comunale di Ponte in Valtellina venerdì sera per organizzazione della biblioteca Libero Della Briotta. Maurizio, classe ’79, si è staccato cioè dai modelli valtellinesi per proporre qualcosa originale. «Questo teatro ne ha viste tante, tante vicende legate a Ponte – ha detto Augusta Corbellini, presidente della Società Storica Valtellinese nell’introdurre il romanzo, dopo il saluto del presidente della biblioteca Claudio Franchetti -. Quest’occasione, però, è unica nel suo genere, perché è la prima volta che un pontasco si cimenta con la narrativa. Maurizio è stato mio alunno, l'ho conosciuto quando aveva 11 anni, era un adolescente con tanti indizi di quello che succede ora. Ragazzo propositivo, attento, interessato, talvolta da contenere nel suo entusiasmo. Prometteva bene, anche nel momento nella frequenza della scuola media si capiva che aveva l’interesse per la lettura e la scrittura. Già quando era al liceo aveva scritto un romanzo, molto lungo, anche un po' strampalato nelle avventure che si intrecciavano. Ricordo che il contesto era quello del mondo degli scavi, in Egitto. È cresciuto, dopo il primo esperimento ha lavorato fino ad arrivare a questa pubblicazione». Corbellini ha parlato con sincerità, rivelando di aver incoraggiato e consigliato Zucchi e di aver visto in lui una persona matura e determinata in quello che stava facendo.
Ed ecco il romanzo. Già la copertina e il titolo, “Il leone ha tre volti”, sono stuzzicanti e nell’impostazione esteriore dicono molto di quello che il libro contiene. «Il leone è oggetto tipico da scavi archeologici – ha proseguito Corbellini -. Tre è il numero evocato dall'immagine di copertina con tre mani che si avvicinano: la mano della protagonista, Costanza, archeologa che è all'inizio dei suoi scavi, una mano maschile di un giovane trentenne, Ruggero, e una mano femminile curata, con unghie che non rivelano solo il culto della persona, ma anche un che di graffiante, ovvero madama Adriana la terza protagonista del romanzo. Tutti e tre si trovano in Siria per degli scavi».
Scelta audace è quella di differenziare i tre personaggi con tre caratteri tipografici diversi. Non è facile far lavorare una vicenda a tre protagonisti evitando contrapposizioni e ripetizioni. La vicenda va avanti a passi, raccontata alternativamente dai personaggi che proseguono uno dietro l'altro con una certa scorrevolezza. Quando c'è ripresa di cose già dette è per presentare punti di vista differenti. Adriana, donna forte e volitiva, è presentata in grassetto; Ruggero, posato e maturo, con il tondo; Costanza, fresca e giovane, con il corsivo. “Il leone ha tre volti” è un romanzo storico, d'avventura, se vogliamo osare, di formazione (parola che si usa per indicare le opere prime di grandi scrittori), con una forte legame con la storia che è un punto forte del volume. «Maurizio versa quella cultura e bagaglio personale costruito con interesse, anni di studi, laurea ed un’esperienza sul campo in Siria, ma anche in successivi viaggi per rivedere questi luoghi – ha proseguito Corbellini -. Sa trasmettere a chi legge interesse e voglia di conoscere. Le descrizioni non sono tante, ma quelle presenti sono efficaci, vi si colgono reminiscenze alessandrine e omeriche».
Don Battista Rinaldi (responsabile dell’ufficio per l’ecumenismo della Diocesi di Como, già parroco di Ponte, oltre che amico dell’autore) ha, invece, voluto presentare il libro di Zucchi sotto un altro punto di vista: quello del messaggio, forse meglio, dei messaggi che tralucono dal libro. «Un po' di tempo fa abbiamo fatto un viaggio insieme in Siria e Maurizio ci ha spiegato le diverse scuole di pensiero sulle attività archeologiche – ha detto don Battista -. Ci ha sorpreso quando ha detto che non si scava per cercare qualcosa. Nella maggior parte dei casi si forzano le cose per dire: “sono arrivato”. A che prezzo, dunque, andare a cercare lì, trascurando i tanti altri tesori che lo scavo ti potrebbe offrire? Anche nella vita ogni scavo corre il rischio di farci dimenticare di non vedere cose che sono interessanti. Chi decide che questo strato valga meno di quello di cui tu sei alla ricerca? Ebbene io ho affrontato il romanzo con la voglia di trovare molti strati, per trovare la storia di Maurizio, le sue passioni, le sue angosce». Ne “Il leone ha tre volti” ci sono tre storie, come una vera e propria treccia fatta da tre corde che si intrecciano. Non ci sono forzature, ma tre prospettive che rivelano tre figure, tre mondi. «Credo che questo sia l'aspetto più originale dello stile di Maurizio – ha ribadito -. I personaggi sono caratterizzati non attraverso descrizioni, ma attraverso il racconto al punto che certe cose non si possono far fare ai personaggi talmente sono caratterizzati. Nella storia le originalità di ciascuno sono al servizio del tutto, le particolarità arricchiscono. Ruggero vuole sempre avere l'ultima parola, anche se molto nel merito delle cose. Costanza è una che riflette molto, e la capacità di riflettere a cosa avvenuta fa parte di Maurizio. Adriana è figlia di un’epoca dove, se non si fa di tutto per affermarsi, si corre il rischio di non essere nessuno. Anche questo ce lo portiamo addosso tutti, anche se non lo riconosciamo. Quella linea di demarcazione fra bene  e male che tutti rincorriamo, quella linea di demarcazione fra bello e brutto, questa linea non divide mai le persone in due parti. È una linea che passa dentro le coscienze degli uomini. Ecco un altro pregio del romanzo di Maurizio: ci ha rappresentato l’identità complessa che ognuno di noi ha. La nostra esistenza è complessa, non complicata, legata a diverse realtà». L’intrigo è una sorta di caccia al tesoro («ricordo le cacce al tesoro organizzate all'oratorio», ha scherzato don Battista), la rappresentazione del gioco della vita che è un essere tesi sempre verso qualche cosa, andare oltre, avere sempre il coraggio di cercare la soluzione. «E’ una lezione di entusiasmo che ci aiuta a comprendere il mondo giovanile – ha concluso -. Il libro di Maurizio è una grande parabola della vita con stile fresco, scorrevole, giovane, leggero di quella levità che fa ben sperare, lieve come una vita carica di entusiasmo per esorcizzare la pesantezza di certe situazioni che ci tocca di vivere».

 «Mi sono creato senza accorgermi una sorta di mondo parallelo per cui, una volta dati un’impronta e un carattere ai tre personaggi della storia, questi si sono imposti. Mi hanno imposto di fare quello che volevano loro. Così la storia è andata avanti senza che io mi sia dovuto forzare più di tanto». Ha dell’incredibile – ma è così quello che succede agli scrittori, anche ai “grandi” scrittori – il meccanismo compositivo che ha guidato Maurizio Zucchi nello scrivere “Il leone ha tre volti” e che l’autore ha rivelato con simpatia venerdì alla serata di presentazione. Sorridendo per tutta la serata per quella gioia contagiosa di essere lì e di far conoscere il frutto della sua passione, ripetendo a fior di labbra alcuni passi del suo romanzo letti dai relatori (quanti autori conoscono a memoria quanto hanno scritto?), il giovane pontasco ha ribadito il desiderio di scrivere un «libro da ombrellone, libro di evasione con ironia, sarcasmo, scorrevolezza». «Il libro è nato da una necessità – ha detto -, mi sono trovato a fare un lavoro meno creativo di quello dello scrittore (lavora in una banca, nda). Una parte di me voleva portare avanti quello che aveva studiato, così in parte del tempo libero e, soprattutto, nelle pause pranzo mi sono messo a scrivere. La mia preoccupazione è stata quella di rendere il libro come una macchina che andasse avanti da sola. E così è accaduto. Credo di sapere quello che ho voluto metterci, ma sono sicuro che i presenti hanno trovato molto di me». “Il leone ha tre volti” diventa così una vera caccia al tesoro, quella dei tre protagonisti e quella del lettore nel seguire le vicende e nell’individuare magari qualche tratto tipico dell’autore (per chi lo conosce). Alcuni camei ci sono, d’altra parte. «Non mi sono identificato in nessuno dei tre personaggi, ma ho messo una parte del mio carattere in tutti e tre». La caccia al tesoro è aperta...



di Clara Castoldi

Maurizio Zucchi
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