Menu di navigazione

 
Gli uomini valtellinesi del Risorgimento

Chi lo sapeva che un matematico tiranese fu tra i tre valtellinesi nei Mille di Garibaldi? Chi ricorda il ricchissimo Giovanni Battista Botterini de’ Pelosi finanziatore del Risorgimento locale oppure Omobono Buzzi combattente a Bezzecca e padre delle Magistrali valtellinesi? Chi ancora ricorda che il pittore Gerolamo Induno era allo Stelvio nel 1859 dove ha dipinto un quadro che documenta la situazione dopo Villafranca?

Forse molti valtellinesi non conoscono bene la propria storia risorgimentale. O, meglio, hanno fatto finire nel dimenticatoio figure di illustri personaggi che hanno lasciato un segno nella storia della provincia. La "rispolvera" Bruno Ciapponi Landi che dice: «La Valtellina è una piccola valle di 160mila abitanti al tempo dei Risorgimento – ha detto Ciapponi Landi -, ma è crocevia di rilievo di personaggi illustri, le cui gesta sono dai più ignorate». Le personalità di primo piano sono Maurizio Quadrio, Luigi Torelli, Emilio Visconti Venosta, Enrico Guicciardi. E ancora Francesco Dolzino (di cui non si conoscono ritratti), Ulisse Salis, Giovanni Visconti Venosta, Romualdo Bonfadini, Pietro Pedranzini.

Emilio Visconti Venosta

Emilio Visconti Venosta (Milano 1829 – Roma 1914) fu discendente di una delle più illustri famiglie valtellinesi, da giovane mazziniano e nel 1948 fu uno dei protagonisti delle Cinque Giornate di Milano. Divenne commissario del Re al Campo del generale Garibaldi. Da diplomatico di fiducia del Cavour fu deputato al primo Parlamento italiano e poi sottosegretario e per otto volte ministro degli Esteri dal 1863 al 1901. Nato a Milano la sua vita era divisa fra la città meneghina e la Valtellina (Grosio e Tirano). Per la Valtellina avere una deputato a Roma fu altrettanto importante. Proprio di questo essere per metà valtellinesi per metà milanesi parla il fratello Giovani nel libro “Ricordi di gioventù”.

Luigi Torelli

Chi ha operato maggiormente in Valtellina fu Luigi Torelli (Villa di Tirano 1810 – Tirano 1887). Già da studente di Filosofia e Diritto a Vienna progettò di liberare il figlio di Napoleone per porlo a capo di una rivoluzione per l’indipendenza italiana. Nel 1848 prese parte attiva alle Cinque Giornate di Milano dove assunse il comando delle pattuglie e compì il noto gesto di issare la bandiera tricolore sul Duomo prima di essere inviato in Valtellina con l’incarico di disporre le difese di una possibile invasione. «E fu proprio Torelli a presentare nel 1959 – ha raccontato Ciapponi – una legge speciale per la Valtellina che era ridotta a povertà dalla malattia della vite e dai bachi da seta. Le due risorse che si tramutavano in denaro erano allora azzerate. Torelli fece una legge speciale e la Valtellina entrò nello Stato sabaudo».

Maurizio Quadrio

La figura più «bella» e più «pura» è stata quella di Maurizio Quadrio (Chiavenna 1800 – Roma 1876), nato da madre chiavennasca e da padre di Chiuro. Nel 1820 fu imprigionato per aver manifestato a favore dei moti nel Napoletano, l’anno successivo partecipò ai moti nel Piemonte e fu costretto all’esilio. Si recò in Spagna, quindi in Svizzera e in Polonia, sempre pronto a combattere per la libertà e infine riparò a Odessa in Russia, dove visse impartendo lezioni private. Tornato a Chiuro, venne arrestato per scontare sei mesi di detenzione a Milano. Nel 1838 divenne fedele seguace del Mazzini e durante le Cinque Giornate di Milano fu inviato in Valtellina come commissario di guerra. Dopo varie traversie in Italia e all’estero, nel 1859 diresse a Genova la “Unità italiana” fino al 1871, poi a Roma fu direttore dell’ “Emancipazione”. Mazzini lo definì “l’anima più pura, la coscienza più salda, la volontà più operosa del partito” (repubblicano).

Enrico Guicciardi

Nell’insurrezione del 1848 Enrico Giucciardi (Ponte in Valtellina 1812 – 1895) assunse il comando del battaglione valtellinese inviato alla difesa dei confini, allo Stelvio e al Tonale e, al ritorno degli austriaci, si ritirò con 55 volontari a Poschiavo per passare dopo qualche mese in Piemonte. Nel 1849 venne nominato da Carlo Alberto Capitano dei bersagliesi dell’esercito piemontese con l’incarico di costituire quel battaglione valtellinese che si distinse per valore nella battaglia di Novara. Nel 1858, alla ripresa della guerra contro l’Austria, venne nominato dal Cavour intendente generale della provincia di Sondrio. Con la pace di Villafranca la Lombardia entrò a far parte del Regno di Sardegna e all’intendente generale subentrò, in qualità di governatore, il cugino Luigi Torelli. «Da ricordare che nel 1872 fu chiamato a presiedere la Croce Rossa nazionale – sempre Ciapponi -, incarico che non gli impedì di impegnarsi nella promozione del Cai Valtellinese e di accettare, con spirito di servizio, la nomina a sindaco di Ponte in Valtellina, ruolo che poterà avanti fino alla morte. Il prossimo anno, in occasione del duecentenario della nascita Ponte organizzerà un convegno e una serie di studi sulla figura di Guicciardi combattente e amministratore».

Romualdo Bonfadini

Romualdo Bonfadini (Albasaggia 1831-1899) prese parte diciassettenne alle Cinque Giornate di Milano. Laureato in Legge per qualche tempo esercitò l’avvocatura per passare presto al giornalismo politico raggiungendo fama nazionale soprattutto come polemista. Nel 1874 fu nominato segretario generale alla pubblica istruzione (allora equivalente di viceministro), nel 1891 membro del Consiglio di Stato e nel 1896 senatore del Regno. Nel 1866 aveva partecipato alla difesa dello Stelvio e nel 1871 alla fondazione della sezione valtellinese del Club Alpino Italiano con Luigi Torelli, Enrico Guicciardi e Giovanni Visconti Venosta. Presiedette il consiglio provinciale dal 1884 al 1899.

Un caso di studio

«Il Risorgimento valtellinese e valchiavennasco, oltre che movimento popolare si distingue per il contributo intellettuale dei suoi leader – ha aggiunto lo storico -, che va ben oltre i confini provinciali: i due Visconti Venosta, Torelli, Quadrio, Guicciardi e Romualdo Bonfadini, eventi celebrati con i Fatti di Verceia del Dolzino e dello Stelvio, esempi di eroismo silenzioso come quello scontato con anni di fortezza dal conte Ulissa Salis e molto altro ancora. Una piccola provincia alpina che attraverso i suoi uomini dà un contributo di questo livello alla nascente Italia è, quanto meno, un “caso di studio” in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Ciò vale per ricordare, onorare, ma anche recuperare figure ignote come quella di Luigi Venosta che è stato fondatore della Cassa Depositi e Prestiti, ma forse nessuno lo sa».



di Clara Castoldi

Emilio Visconti Venosta
Luigi Torelli
La lapide in memoria di Luigi Torelli
Ritorna alla pagina precedente
Abriga.it nasce come portale della cultura, delle tradizioni, delle bellezze paesaggistiche del territorio di Aprica.
Nelle pagine si potrà trovare tutto ciò che ha attinenza con la nostra storia, ma anche con l'attualità.
Pagina creata in: 0.002 sec
Tutto il materiale in questo sito è © 2004-2019 di Abriga.it C.F. 92022100140 Informativa legale

All rights reserved