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La volpe e le camelie

«Quello che voglio è vivere moralmente». Potremmo prendere, senza ombra di dubbio, questa frase estrapolata dall’ultima lettera che Silvestri (Ignazio Silone svolse, con lo pseudonimo di "Silvestri", un ruolo attivo di informatore della Questura di Roma e della Divisione Polizia Politica fra il 1923 e il 1930) scrisse a Bellone per capire la crisi di coscienza vissuta dall’autore che poi interruppe la sua attività di informatore. Ma anche per delineare i contorni di un libro – “La volpe e le camelie” –  importante di per sé, visto che porta la firma di Ignazio Silone, lo scrittore e politico italiano di cui ricordiamo il romanzo più celebre “Fontamara”, emblematico per la denuncia di oppressione e ingiustizia sociale della condizione di povertà. Un libro importante anche per il risvolto locale che esso comporta. A produrlo la casa editrice “L’ora d’oro” di Poschiavo, un unicum nel territorio elvetico, così vicino al Tiranese che è stata capace di dare alle stampe, nel giro di pochissimo tempo, ben cinque volumi: L’ora d’oro di Felice Menghini 2009, Il Barone di Bassus (romanzo di Massimo Lardi) 2009, Colloqui/Gespräche/Colloques, poesie tradotte dal tedesco e dal francese di Remo Fasani 2010, Sul fondamento poetico del mondo di Giovanni Casoli 2010. E poi c’è il collegamento così stretto con Ignazio Silone che, in coincidenza con l’inizio del suo esilio in Svizzera, attraversa una crisi di coscienza che porta con sé tre conseguenze ben precise: una politica, l’allontanamento dal partito comunista; una religiosa, il riavvicinamento a una visione cristiana dell’esistenza; e una artistica, l’inizio della produzione letteraria.

“La volpe e le camelie” è un libro che affronta il fascismo dal punto di vista prima ideologico, poi morale e, per così dire, umano. Un volume in cui, per usare le parole di Andrea Paganini, si afferma che «non ci si può contrapporre al fascismo ricorrendo ai suoi stessi metodi. La sua argomentazione è antimacchiavellica e disarmante: l’impiego intenzionale della differenza fra noi e loro, bensì anche una rinuncia alla propria umanità è indice di fallimento del progetto di liberazione e prelude ad un “fascismo” di colore diverso». C’è politica certo, ma c’è tanta componente umana. La storia è ambientata nel Ticino nei primi anni Trenta, la dittatura fascista spinge le sue propaggini fin dentro il territorio della Svizzera italiana; Silvia, figlia dell’antifascista Daniele, soccorre un giovanotto rimasto ferito in un incidente automobilistico e si innamora di lui. In realtà Cefalù il giovane è un informatore fascista e si è ferito in una colluttazione proprio con un amico di Daniele. Cefalù scopre nello studio del padre di Silvia documenti sulla sua attività politica clandestina e si trova davanti a un bivio drammatico: compiere il suo dovere di spia o rinnegarsi fino a porre fine alla propria vita.

«La volpe e le camelie è l’unico romanzo di Ignazio Silone ambientato fuori dal suo Abruzzo, e più precisamente in Svizzera, il paese che gli diede asilo politico per quindici anni – scrive Paganini - e lo vide diventare scrittore [...]. In quest’opera – che a cinquant’anni dalla prima apparizione mantiene intatta la sua intensità morale e quindi la sua attualità – si passa da una visione dell’esistenza manichea e integralista, che contrappone i buoni ai cattivi in una prospettiva ideologica, a una visione personale in cui le rispettive propensioni verso il bene o verso il male sono rappresentate sullo sfondo di un comune patrimonio di umanità [...]: gli uomini sono più importanti del loro colore
politico, che può cambiare; le colpe sono immutabili, i colpevoli no». Il volume – rivelatore di un’esperienza decisiva dell’autore e di un messaggio di profonda umanità – contiene pure il racconto “La volpe” (1934) e il saggio critico di Paganini a conclusione del volume. 


di Clara Castoldi

Il libro
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