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Rupe Magna di Grosio

GROSIO – E’ un tuffo – piacevole e misterioso – nel “nostro” passato quello che si può fare visitando il parco delle incisioni rupestri di Grosio, istituito nel 1984. Senza andare troppo lontano, la storia è a portata di mano. E che storia. Quella di cinquemila anni fa come periodo più antico fino al I millennio a.C., dove a farla da padrone sono testimonianze ancora visibili alla vista e splendidamente percepibili al tatto. Parliamo delle raffigurazioni incise sulla Rupe Magna di Grosio un masso di 84 mt. di lunghezza e 35 mt. di larghezza, che per la forma e le dimensioni è stato soprannominato “balena”. Difatti, a vederlo da lontano – dalla strada che conduce da Grosotto a Grosio – sembra davvero il dorso di una balena un po’ speciale. La sua superficie è stata modellata dall’azione erosiva degli agenti atmosferici, in particolar modo dallo scioglimento dei ghiacciai, che hanno inoltre impresso su di essa una serie di solchi. Tali solchi hanno reso piuttosto difficoltose le operazioni di catalogazione delle incisioni effettuate nel 1991. Nonostante ciò il viaggio alla scoperta di un “pezzo” di archeologia è affascinante. Salendo sulla rupe – è possibile, ma attenzione solo senza le scarpe onde evitare rimproveri o sanzioni – i più attenti possono scoprire 5000 raffigurazioni incise, databili tra la fine del Neolitico (IV millennio a.C.) e l’età del Ferro (I millennio a.C.). Questa è la “carta di identità” della Rupe Magna, una delle più grandi rocce incise dell’arco alpino. I temi raffigurati vanno dalle figure antropomorfe (oranti, armati e lottatori) a quelle di animali, dalle figure geometriche alle coppelle, fino ad oggetti della vita quotidiana (ad esempio, i rastrelli). Alcune croci, simboli della religiosità cristiana, documentano poi la continuità della pratica di incidere la roccia anche in epoca storica. Ma non è solo la Rupe Magna a valer la visita a Grosio. Intorno c’è il ricco patrimonio storico-architettonico e paesaggistico del “Dosso dei Castelli”. Al termine del percorso lungo la “balena”, si possono comodamente raggiungere, infatti, le vestigia del castello vecchio di S. Faustino (X-XI secolo), con la relativa chiesa, e del castello nuovo visconteo (XIV secolo) che dominano il colle. Il “sentore” del passato invade chi passeggia fra i resti ed è con piacevole apprezzamento che si può notare la pulizia intorno ai castelli, accessibili da parte di tutti a qualunque ora. Un segnale di civiltà e di rispetto non solo della storia, ma anche di quello che essa può significare per le generazioni future. Un segnale ancora che – purtroppo – talvolta manca in altri parti d’Italia. Mi è capitato di visitare siti archeologici o luoghi d’arte pieni zeppi di cartacce, sporcizia e erba incolta. Resta da segnalare la presenza del centro di documentazione “Davide Pace” alla Ca’ del Cap all’interno del parco, dove sono allestite la mostra dei reperti archeologici “Antiquarium” e la mostra permanente “Il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio”. Assolutamente consigliata la visita.

Il parco - gestito da un consorzio di enti locali (Provincia di Sondrio, Comunità Montana di Tirano e Comuni di Grosio e di Grosotto) che svolge la propria attività in stretta relazione con i programmi di ricerca e di tutela della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia - è aperto dall’11 giugno al 9 settembre tutti giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 18. Durante l’inverno gli uffici del parco osservano i seguenti orari di apertura: sabato e domenica: 10-12.30 / 13.30-17.


di Clara Castoldi

La rupe magna (foto di Alessandro Corvi)
Coppella (foto di Alessandro Corvi)
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