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Il signore degli gnomi

Tra le creature che appartengono al “piccolo popolo”, gli gnomi sono sicuramente i più misteriosi. Sul loro conto infatti sappiamo pochissimo, la loro straordinaria timidezza e la diffidenza nei confronti delle cose umane li hanno spinti a vivere in luoghi remoti e a circondarsi del più fitto mistero. È probabile che i loro antenati siano gli spiriti dei boschi che secondo Greci e Latini difendevano gli alberi e abitavano nei tronchi o fra i rami. Sono gli gnomi che piantano i semi di nuovi alberi, ne curano le radici e si occupano dei cuccioli e dei piccoli uccelli rimasti senza genitori e sono sempre loro che fanno sbagliare la mira ai cacciatori…

Così recitano le storie legate a gnomi, da non confondere assolutamente con i dispettosi folletti che invece amano curiosare nelle case degli uomini. Maurilio Donati 54 anni di Ponte in Valtellina gli gnomi li conosce bene. Intendiamoci, mica li incontra nei boschi, perché «queste sono cose – come dice lui – per far fantasticare i bambini». Ma perché gli gnomi sono delle sue creature. E come gli gnomi fanno nascere nuove piante, Maurilio con le piante o, meglio, con il legno delle piante, crea i suoi gnometti. Con le caratteristiche che tutti immaginano, 15 centimetri di altezza senza berretto, una corporatura tozza, ma agile e robusta, i piedi leggermente rivolti in dentro, per essere più veloce nella corsa. Il naso è diritto, leggermente rivolto all’insù, gli occhi circondati da molte rughe, quelle che sono dette rughe del sorriso. Sono espressivi, limpidi e brillanti, vispi e furbi come loro. Il viso, caratterizzato da una folta barba, che esprime serenità. A volte sembrano miti, dolci, a volte pensierosi ed in altre occasioni vivaci e gai.

Ebbene abbiamo stimolato la curiosità di conoscere queste magiche creature che nascono dalle mani sapienti di Maurilio, originario di Arigna nel versante orobico del Comune di Ponte, da 30 anni dipendente al Comune di Ponte. «Da ero ragazzo lavoro il legno – racconta Maurilio -. Una volta si viveva in campagna e in stalla alla sera per passare il tempo e stare al caldo intrecciavamo cestini e gerle, mi piaceva. Poi quindici anni fa ho intrapreso il lavoro della scultura che mi ha coinvolto molto. Il cestinaggio è una tecnica diversa. Nell’intaglio e nella scultura in legno c’è qualcosa di artistico e di fantasioso, non è solo pratica manuale». Una passione dove nulla è lasciato al caso. E’ così Donati si reca in Val d’Aosta alla fiera dei lavori di campagna, di scultura e intaglio. «Quando l’ho vista sono rimasto sbalordito da questi lavori e ho pensato di provare l’intaglio con coltellino, con cui ho realizzato piatti e ciotole. Ho acquistato un libro per imparare le tecniche e, dopo due anni, ho iniziato con l’intaglio a bassorilievo che mi dava più soddisfazione, con l’uso di scalpellino e mazzuolo. Inoltre frequento due volte all’anno i corsi in Val Gardena ad una scuola d’arte dove sono ben accolto e un corso di intaglio alla biblioteca Faccinelli di Chiuro, unico punto in Valtellina dove si tengono corsi di questo tipo». Ecco così nascere portagioie, piatti, bastoni con disegni in rilievo. Ma la specialità di Maurilio sono i folletti del bosco. «Sono simpatici e pare che la natura ci dia qualcosa di bello anche d’inverno quando sembra morta - prosegue lo scultore -. C’è qualcosa di reale. Ogni gnomo è diverso dall’altro, con un’espressione del volto a volte spiritosa, a volte arrabbiata, a volte triste». Ma come nascono questi furbetti abitanti del bosco? Sono realizzati con il legno di castagno, prendendo cioè i nodi che sono come dei tumori che Donati estrae dal castagno, li ripulisce della corteccia e li lavora. «La pianta rimane integra naturalmente. Il verde non lo taglio mai, meglio il secco e stagionato. Taglio rami secchi che sembrano marci, ma una volta puliti l’interno può essere utilizzato, perché è abbastanza duro. Mi piacciono legni morbidi come il cembro, pino sempreverde di alta montagna. È un legno tenero e molto profumato, bello lavorarlo perché sento anche il profumo, tant’è vero che con questo legno in Svizzera fanno le stue. La scelta camminando nei boschi è mirata, perché so cosa mi può servire. Un volta che ho scelto il pezzo, lo giro fra le mani, lo guardo e la sua forma mi ispira una figura. Inizio a lavorarlo nella parte migliore dove far sporgere il naso, ad esempio». Un hobby che Maurilio pratica per lo più nel suo laboratorio a Briotti nel tempo libero. E così gli gnometti gli fanno compagnia. «Ho anche dei lavori da fare su ordinazione, purtroppo il tempo è poco, spesso devo dire alle persone di rimanere in coda, ma fra poco andrò in pensione e potrò dedicarmi a questa passione. Devo però ammettere che a volte quando l’opera è richiesta da qualcuno la faccio con meno ispirazione e ardore. Preferisco fare qualcosa di mia iniziativa con i miei occhi. Questo non deve essere lavoro forzato, è un hobby».
Nel caso dello gnomo fatto con il castagno che è come una radica molto compatto, il pontasco impiega anche una sera solo per realizzarlo. Ad ora ne avrò fatti più di 300, oltre a sculture di animali o di personaggi, come gufi e scoiattoli». Sono tutti gnometti di poco più di un pugno o più piccoli ancora, fatto eccetto per un bellissimo ceppo in cui ha intagliato uno gnomo con lunghi baffi, cappello e occhi, un fungo e sotto lo scoiattolo. Il tutto con l’uso della motosega. Peso un quintale e mezzo.
Concludiamo con una curiosità. L’origine del nome “gnomo” è incerta; sembra che il primo a usare la parola gnomo sia stato molto tempo fa un alchimista di nome Paracelso. Il termine deriva da "gnomizo" che in greco vuol dire "conosco" e gli gnomi infatti sono creature sapienti che conoscono i misteri della natura e sanno tutto quel che c'è da sapere sulle piante e sugli animali, compresi alcuni segreti che l'uomo, nonostante la sua scienza, ancora non è capace di spiegare… Che sia vero?



di Clara Castoldi

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