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Osservatorio astronomico di Ponte: stelle in prestito

E’ il 1° gennaio del 1801 quando l’astronomo pontasco, Giuseppe Piazzi, osserva un oggetto brillante, muoversi contro lo sfondo di stelle. A prima vista sembra trattarsi di una comune stella non riportata dai cataloghi. Nei giorni seguenti, notando uno spostamento, sospetta si tratti di una nuova cometa. Le successive osservazioni lo convincono che il nuovo astro è dotato di moto proprio ma, nonostante i buoni presupposti per la scoperta di un nuovo pianeta, Piazzi sceglie una linea di pensiero più prudente e annuncia semplicemente di aver individuato una cometa, fin quando il matematico Carl Friedrich Gauss sviluppa un nuovo metodo per il calcolo delle orbite che permette agli astronomi di individuare di nuovo l'oggetto. Dopo aver determinato con chiarezza l'orbita è chiaro che il presupposto di Piazzi era corretto e questo nuovo corpo celeste non è semplicemente una cometa, ma un piccolo pianeta che viene battezzato Ceres (Cerere) Ferdinandea, in onore della dea romana Cerere protettrice del grano e della Sicilia e di Re Ferdinando III di Sicilia. La parte "Ferdinandea" non è però accettabile per le altre nazioni europee e viene eliminata, così Ceres si rivelò essere il primo, e il più grande, degli asteroidi esistenti all'interno della fascia principale.

Un preambolo, questo, necessario per capire l’importanza dell’Osservatorio Astronomico “Giuseppe Piazzi” di Ponte in Valtellina, Comune che ha voluto omaggiare il suo illustre cittadino seguendo la linea che a lui lo lega e realizzando, dunque, nel suo paese natale una struttura per osservare le stelle. Tutto qui? Assolutamente no, perché l’Osservatorio, che si trova a S. Bernardo a 1238 metri di quota, vuole giocarsi un ruolo all’interno della rete di osservatori lombardi e non solo. La posizione privilegiata lo rende l’osservatorio astronomico più alto di Lombardia e uno dei più alti d’Europa, garantendo una ormai rara assenza di inquinamento luminoso. Se ci mettiamo anche la vocazione didattica e scientifica abbiamo un quadro completo delle potenzialità di questa struttura che, proprio qualche giorno fa, ha spento la sua prima candelina. Il 24 ottobre dell’anno scorso, infatti, con l’intervento di diversi esperti provenienti da Milano, Bologna e Como è stato inaugurato l’Osservatorio concretizzato grazie all’impegno e alla volontà dei sindaci e assessori che si sono succeduti negli ultimi dieci anni, al sostegno dei residenti e alla dedizione dell’Associazione Astrofili Valtellinesi.

«Ad un anno dall’inaugurazione (l’apertura ufficiale, invece, è stata la scorsa primavera) possiamo essere soddisfatti – spiega Rino Vairetti, direttore dell’Osservatorio -. La location si è rivelata strategica non solo per l’altezza, ma anche perché ci ha permesso di far fruttare una struttura comunale come la colonia estiva con una nuova possibilità di sviluppo legata al territorio. All’edificio si è aggiunto un corpo nuovo con la sala conferenze e sopra la cupola per l’osservazione. Ad ora abbiamo organizzato un’apertura al mese, il sabato sera, durante la quale gli esperti dell’AAV tengono prima una conferenza al coperto sulle costellazioni o gli eventi del cielo, poi a gruppi di 15 si sale in cupola. Abbiamo anche aperto alle scuole che un sabato mattina al mese possono venire a visitare la strumentazione».

Ma gli obiettivi sono più ambiziosi e vanno verso una fruizione da una parte di tipo scientifico, dall’altra di tipo didattico-turistico. «L’intenzione è quella di mettere in rete l’Osservatorio, portando a S. Bernardo l’Adsl – prosegue Vairetti -. Una bella sfida perché, trovandosi così in alto la località, il segnale fatica ad arrivare. Una volta acquisita la rete, potremmo lavorare con le scuole a distanza, fare osservazioni e mandare immagini. Nella sala incontri è presente un computer collegato con la strumentazione del telescopio che consentirebbe di tenere videoconferenze con le scuole. Inoltre abbiamo richieste dall’Istituto nazionale di astrofisica che vorrebbe lavorare a distanza con la nostra struttura. L’idea è anche quello di creare un ponte astronomico con altri osservatori come quello di Brera a Milano». Insomma da altre parti se lo sognano un cielo così, dunque acquistando un pacchetto di ore annuali, esperti esterni potrebbero usare la strumentazione pontasca e “prendere in prestito” per così dire un pezzo di cielo. «Il nostro osservatorio prenderebbe ulteriore valenza scientifica e di ricerca grazie alla strumentazione di ottima qualità», è convinto il direttore. C’è anche lo sbocco didattico-turistico. Già ora gruppi – in estate - frequentano il servizio pontasco, ma uno degli obiettivi è quello di riuscire a creare dei pacchetti organizzati, abbinando l’osservazione degli astri alla visita al giardino botanico poco più sotto, alle passeggiate, al centro storico di Ponte, riqualificando nel contempo la colonia. «Ad ora i visitatori sono stati per lo più della provincia e alcuni turisti che in estate soggiornano in zona – aggiunge Vairetti -. C’è chi viene per curiosità, chi ha una piccola passione ed è conoscitore. La visita è molto apprezzata grazie alla professionalità dell’Associazione Astrofili. Ultimo auspicio è quello di riuscire a convogliare interesse intorno alla struttura da parte dei giovani, perché abbiamo bisogno di persone disponibili che ci offrano il loro aiuto.

L'APPARECCHIATURA

L’osservatorio Astronomico consta di una cupola in acciaio zincato, del diametro di 4,5 metri, ospita un telescopio riflettore con apertura di 50 cm, sostenuto da una montatura equatoriale. Completano l’attrezzatura – tutta realizzata in Italia - un telescopio rifrattore, con apertura di 152 mm, un telescopio solare SolarMax60 ed untelescopio acromatico con la funzione di strumento di guida.
Le riprese e le fotografie astronomiche vengono realizzate per mezzo di una camera CCD raffreddata che monta un sensore monocromatico da 1024x1024 pixel quadrati da 24 micron di lato, per un totale di 1 megapixel. Per consentire le riprese a colori, la camera è equipaggiata con una ruota portafiltri ed i relativi filtri. Si tratta di un telescopio riflettore, quindi a specchi. Uno specchio posto sul fondo del telescopio (specchio primario) ha il compito di raccogliere la luce proveniente dagli astri e rifletterla, concentrandola, su un secondo specchio (specchio secondario) posto in cima al tubo ottico. Questo specchio secondario a sua volta riflette la luce sul piano focale, dove un oculare o un sensore elettronico restituiranno l’immagine per consentirne l’osservazione. Gli specchi, ovviamente, non sono semplici specchi come quelli che abbiamo appesi in bagno o nel guardaroba. Si tratta di manufatti estremamente sofisticati, che richiedono una notevole precisione nella costruzione e sfiorano quasi la perfezione nella lavorazione. Il vantaggio è che le immagini restituite da questo sistema sono praticamente perfette ed esenti dai difetti (aberrazioni, in termini tecnici) caratteristici di altri disegni ottici.

LA SCHEDA

La luna sempre suggestiva e onirica, galassie e nebulose, ma anche il sole. Alla domanda – frequente fra i visitatori – di quanto lontano si possa vedere con il telescopio dell’Osservatorio di Ponte, la risposta è: fino ai confini dell’universo. Non è un’esagerazione. Il telescopio è uno strumento che raccoglie luce, quindi è possibile rilevare tutto ciò che emette luce, sia esso un pianeta, una stella, un quasar. Certo, più la sorgente è lontana e più lungo sarà il tempo necessario perché quella luce riesca ad essere registrata da una pellicola fotografica o, meglio, da un sensore digitale. In visuale, cioè all’osservazione diretta, il discorso è diverso: il nostro occhio non è in grado di accumulare immagini una sull’altra, è progettato per darci una visione “in diretta” e dinamica, per cui appena una immagine è stata trasferita al cervello viene cancellata e sostituita dalla successiva. Quindi solo ciò che è sufficientemente luminoso da impressionare il sensore che abbiamo nell’occhio può essere rilevato.

Suggestioni e magie dell’osservazione che una volta al mese sono possibili a Ponte. L’Osservatorio si raggiunge salendo per la strada che porta anche in Val Fontana e a S. Bernardo appunto. La strada è pulita anche d’inverno. Una volta arrivati all’Osservatorio la visita – che si effettua anche con il brutto tempo – parte con la presentazione e conferenza degli esperti nella sala che può ospitare fino ad un massimo di 40 persone, poi a gruppi di 15 si sale nella terrazza panoramica e, soprattutto, nell’ambita meta la cupola, dove il visitatore può guardare dall’oculare l’oggetto avvistato. La visita costa 5 euro a persona e 3 euro per i ragazzi delle scuole.

Informazioni e prenotazioni si ricevono al numero 345-1334381, oppure prenotazioniosservatorio@gmail.com, www.biblioponte.it/Osservatorio.



di Clara Castoldi

Il telescopio
L'osservatorio
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