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Maria Reggiani Rajna, colei che ha "inventato" l'archeologia in Valtellina

«Il ritrovamento avvenne durante lavori agricoli nel febbraio 1940 in località detta Caven, comune di Teglio. Nel fare lo scasso in una vigna di proprietà della signora Annetta Rajna e figli, i mezzadri fratelli Antognoli trovarono ed estrassero, come usualmente durante tali scassi, varie grandi pietre sepolte a circa un metro di profondità. Su due di queste pietre notarono alcune incisioni…». Inizia così la nota di Maria Reggiani Rajna, scopritrice delle stele di Caven e figura che ha dato per la prima volta impulso allo storia archeologica di Valtellina, presentata alla Reale Accademia d’Italia nell’adunanza del 1941. E inizia così il volume “Archeologia Arte e Storia in Valtellina” curato da Stefano Mazzoni, voluto dalla biblioteca civica “Pio Rajna” (zio di Maria) e dal Comune di Sondrio nonché dai famigliari della storica dell’arte e archeologa, edito da Blu Edizioni in occasione del convegno sulla figura della studiosa.

Il volume

Un volume che assume una particolare importanza oggi perché attua un progetto scientifico di Rajna (che intendeva raccogliere i suoi saggi composti dal 1941 finché la prematura morte nel 1974 ha posto fine alla sua avventura) e perché restituisce un profilo esso stesso scientifico della donna per descrivere la quale citiamo l’affettuoso ricordo di Renzo Sertoli Salis quando era presidente della Società Storica Valtellinese di cui Rajna fu socia: «Infaticabilmente rivolta a scoprire, a studiare a divulgare, a restaurare o far restaurare tutto ciò che al suo caro borgo, alle care memorie di famiglia, di paese e di valle potesse dare – o ridare – lustro e decoro […] alla nostra Società apportava da anni, in qualità di consigliera, il sale della sua intelligenza». L’intelligenza appunto. Ma anche la curiosità che ha contraddistinto questa figura di donna sprizzante di energia ed entusiasmo, «dilettante» dell’archeologia per usare un’espressione di Ernesto Ferrero. Dilettante, cioè, non nel senso di chi fa qualcosa superficialmente, ma di chi lo fa per diletto. E Maria per diletto – oltre che per una propensione e preparazione scientifica – può essere considerata fondatrice con Davide Pace dell’archeologia valtellinese.

Tratti, questi, che emergono con evidenza nella lettura del volume in cui ci si tuffa con interesse nella narrazione garbata, efficace e moderna di Reggiani Rajna che verte sì sull’archeologia ma anche sull’arte e la storia.

Le stele di Caven

A Maria Reggiani Rajna dobbiamo il rinvenimento delle tre stele di Caven da lei descritte nei suoi testi con una minuzia e una precisione scientifica e con l’augurio «data l’importanza della scoperta» che nuovi scavi vengano intrapresi e «auguriamoci che ci possano dare e dire molto di più». La studiosa ritiene che queste incisioni si riconnettano «sicuramente con quelle dei massi di Cemmo nella vicina Valcamonica» e ancora una volta spera che la Valtellina, «finora avara di testimonianze preistoriche, abbia una sua stagione e dia frutti che valgano a chiarire, almeno per certi punti, l’importante problema dei più antichi abitatori delle nostre Alpi». Capolavoro dell’ingegneria preistorica è la terza stele antropomorfa che faceva parte del santuario di Caven, la cosidetta “Dea Madre” o “Dea della fecondità”, che oggi più rappresenta Teglio e il mondo rupestre valtellinese. Oltre al grosso addome formato dalla cintura a linee e curve parallelo, ostenta due pendagli ad occhiali che secondo la maggioranza degli studiosi indicano simboli virili.

L’Antiquarium Tellinum

Una sezione della prima parte del libro è dedicata all’Antiquarium Tellinum, realizzato nel 1965 a palazzo Besta dal soprintendente alle Antichità Mario Mirabella Roberti, su impulso di Davide Pace e con la collaborazione di Maria Reggiani Rajna. L’Antiquarium recava tempo fa una lapide in memoria di Maria, poi tolta e che proprio recentemente in occasione del convegno sulla Rajna il presidente del Centro Tellino di Cultura, Gianluigi Garbellini, ha chiesto a gran voce di ripristinare per commemorare tangibilmente la donna che grande ruolo ha avuto nell’archeologia tellina e provinciale. Maria descrive la collezione e fornisce una guida per visitare le quattro sale. Noi aggiungiamo che l’attuale Soprintendente per i Beni Archeologici, Raffaella Poggiani Keller, ha promesso che entro due anni l’Antiquarium da semplice collezione dovrà diventare “Museo nazionale della preistoria della Valtellina” che sia il cuore di una rete di percorsi che toccano luoghi e presenze e permetta la lettura multidisciplinare del territorio che può portare alla tutela.

Arte e storia

La seconda parte del volume è dedicata all’arte e alla storia valtellinese e non e comprende quattro contributi scritti fra il 1951 e il 1972, il primo dei quali il “leonardesco” “Un po’ d’ordine fra tanti Casii” in cui Reggiani Rajna tenta di «far luce attraverso la selva oscura dei ritratti del bolognese poeta Girolamo Casio attribuiti al Boltraffio». Maria fu socia dell’Istituto per la Storia dell’Arte lombarda che annoverava fra i suoi fondatori suoi amici ed estimatori, quali il già citato Mirabelli Roberti e Maria Luisa Gatti Perer che, nel 1984, ebbe per lei parole di stima nel dedicarle il saggio “Precisazioni su palazzo Besta” definendola «animatrice operosa e costante, appassionata studiosa […], socia Isal tra le più attive per il recupero alla conoscenza di questa terra ospitale di Lombardia». Un esempio di questo attaccamento per Teglio è dato dai due saggi, caratterizzati da quella prosa scorrevole e affabile, dedicati alla casa ex Gatti e al palazzo Cattani di Teglio. 

La donna

Un altro aspetto prende corpo leggendo le pagine scritte dalla Rajna: quello di una donna di spiccata personalità. «Donna gioviale, esuberante, aperta al dialogo con i perspicaci agricoltori – ha detto di lei monsignor Mario Simonelli della Società Archeologica Comense -. Quando rilevò scarsa attenzione per i beni archeologici, costrinse i sindaci a chinare il capo. Poco dopo il rinvenimento della stele di Cornal, fece l’autostop per tornare a Teglio su un trattore». Una curiosità che racconta l’entusiasmo di questa donna elegante e dai lineamenti severi come ben si vede nel ritratto che Luigi Bracchi le fece e che ora è conservato nel Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio.
 

Il ramo genealogico della discendenza Rajna e Mazzoni è iniziato con i due fratelli Pio e Michele Rajna. Michele, astronomo, ha avuto quattro figlie: Costanza, Pia, Giuseppina (docente di latino e greco al Liceo Classico di Sondrio, studiosa degli affreschi sull’Orlando Furioso al palazzo Besta di Teglio) e Maria (archeologa e storica dell’arte che ha rinvenuto la stele della “Dea Madre”). Pio (Sondrio 1847 - Firenze 1930), filologo e letterato, curò le edizioni critiche della “Vita nuova” e del “De vulgari eloquentia” di Dante, l’opera più celebre riguarda le Fonti dell'Orlando Furioso. A Pio Rajna sono intitolate la biblioteca civica di Sondrio e diverse vie e piazza in Valtellina. Maria Rajna (figlia di Michele e nipote di Pio) ha creato l’Antiquarium Tellinum nel 1965 con la Soprintendenza Archeologica di Milano e Davide Pace, dove sono raccolte le steli dell’età del Rame e del Bronzo. Sempre Maria ha istituito il Centro Tellino di Cultura, che dopo la sua morte nel 1974, è stato retto alla presidente dalla sorella Giuseppina Mazzoni Rajna (sposata con Carlo Mazzoni, figlio di Guido critico letterario italiano e storico della letteratura) che ha portato a Teglio e in Valtellina eminenti personaggi e che per prima ha scritto sugli affreschi ispirati all’Orlando Furioso presenti nel salone d’onore di palazzo Besta.

Da ricordare che Maria fu consigliere della Società Storica Valtellinese, cui collabora con articoli e saggi. Un ritratto di Maria Reggiani Rajna, dipinto dal pittore Bracchi, si trova nel museo di Sondrio. Inoltre il circolo filatelico e numismatico di Sondrio nel 1979 ha dedicato a Maria un’emissione. Infine solo qualche giorno fa il Comune di Sondrio ha voluto rendere onore alla memoria di Maria intitolandole la nuova piazza che collega la biblioteca con il centro storico della città.



di Clara Castoldi

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