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Francesco Saverio Quadrio fra storia e letteratura

Gli abitanti di Ponte in Valtellina non aveva lesinato a chiamarli «bajoni», ovvero chiacchieroni, ma anche «avari per natura e ingrati», invece un buon ricordo conservava del paese, Ponte, dove nacque il primo dicembre 1695, «questo nobil luogo a niun altro di tutta la valle secondo nella grandezza, e nella beltà; era già di mura e di fosse recinto, le cui vestigia pur oggi appaiono con tre castelli». Rapporto contrastato più che con la sua terra (anzi elogiata) con i suoi abitanti quello di Francesco Saverio Quadrio, letterato valtellinese, riportato – potremmo dire – a nuova luce (letteraria e non solo) grazie alla pubblicazione del volume “La figura e l’opera di Francesco Saverio Quadrio (1695-1756)”, curato da Claudia Berra, ma fortemente voluto e promosso dal comitato promotore per le celebrazioni del 250esimo della morte, dalla biblioteca comunale “Libero Della Briotta” e dal Comune di Ponte. Un libro – 659 pagine, 24 interventi di professori, esperti e storici - che entra di diritto nella storia della letteratura italiana e che ha il compito di far riscoprire un autore che un grande ruolo ha giocato non solo nella storia della Valtellina con le sue “Dissertazioni”, ma anche nella letteratura con “Della ragione e della storia di ogni poesia” in ben sette volumi.

Il Comitato promotore delle celebrazioni

«La biblioteca di Ponte ha fatto un lavoro eccezionale, al pari di quello prodotto da un dipartimento di letteratura italiana o di filologia moderna  – spiega Augusta Corbellini, presidente della Società Storica Valtellinese e componente del Comitato Promotore delle celebrazioni, insieme a Claudio Franchetti, presidente della biblioteca di Ponte, e Bruno Ciapponi Landi, assessore alla Cultura del Comune di Tirano -.  È vero che il personaggio è di Ponte, ma è stato studiato con un approccio notevole. L’iniziativa è partita dalla biblioteca e per organizzarla al meglio si è costituito nel 2005 il comitato per il 250esimo della morte di Francesco Saverio Quadrio (morto nel 1756). Il gruppo aveva il compito di onorare il cittadino pontasco, riscoprirlo e farlo riscoprire alla gente. A Ponte molti sanno che è esistito “un” Francesco Saverio Quadrio perché ci sono una via a lui dedicata e un medaglione in piazza, ma non so quanti lo conoscessero a fondo. Certo era un personaggio discusso perché aveva un carattere particolare, inquieto, sospettoso, è entrato nei Gesuiti, poi ne è uscito. Era canonico, ma poi le vesti gli andavano strette. Si è voluto riscoprirlo in tutti i suoi aspetti per produrre una biografia in modo aggiornato, recuperare la conoscenza della sua opera storica, le “Dissertazioni” che sono la seconda storia di Valtellina dopo quella di Pier Angelo Lavizzari».

Le celebrazioni

La prima iniziativa è stata l’organizzazione di un convegno su Quadrio, in cui si sono fatte anche una ristampa anastatica de “La vita di Francesco Saverio Quadrio” di Balilla Pinchetti e una cartolina con annullo postale. La relazione è uscita dal paese per essere “ospitata” anche dall’Associazione culturale valtellinesi a Milano. Se n’è interessata la scuola elementare di Sondrio intitolata a Quadrio e che poco sapeva di lui. «Abbiamo invitato alla celebrazione il critico, Gennaro Barbarisi docente di letteratura italiana del Settecento all’Università di Milano, una persona molto qualificata e preparata, con origine valtellinese (oggi è sepolto a Poggiridenti) – continua Corbellini -. Barbarisi sorprendendoci forse, ci ha detto: è troppo importante l’opera del Quadrio per esaurirla con una chiacchierata. Bisogna, invece, coinvolgere un gran numero di studiosi e, a seconda delle specifiche competenze, sviscerare la produzione dell’autore, analizzarla e da lì fare un saggio critico moderno e  aggiornato sul Quadrio che ad oggi non c’era. La sua bibliografia è molto limitata. L’idea del professore Barbarisi ci è piaciuta, certo ci ha spaventato il pensiero di metterci in contatto con tanti professori universitari e fare una “cosa” così dotta. Barbarisi purtroppo è morto nel 2007, ma aveva già individuato i professori che avrebbero potuto intervenire nel lavoro. La biblioteca, orfana di questa collaborazione, ha deciso di continuare ed è subentrata l’allieva di Barbarisi, Berra, che ha coordinato e mantenuto i rapporti con tutti. Il ruolo della biblioteca, però, non è stata solo di facciata, essa si è fatta parte attiva nel reperimento dei fondi di questo lavoro orale che rende onore alla biblioteca e all’amministrazione comunale di Ponte e, in seconda battuta, alla Valtellina. Molte persone ci hanno creduto e hanno sostenuto».

Il volume

E così dopo quattro anni di lavoro è nato il volume “La figura e l’opera di Francesco Saverio Quadrio”. «Il bello è che in quest’opera, che può sembrare tediosa e pesante, le ripetizioni sono state ridotte al minimo – sempre Corbellini -. Si può leggerla anche senza avere conoscenze letterarie specifiche. Noi valtellinesi siamo abituati ad associare il Quadrio alla sua opera sulla storia della Valtellina e a ridurlo a quella che, pur importante che sia, è solo la tappa finale del suo lavoro. Invece la passione e l’innovazione di questo personaggio è stata la compilazione di “Della ragione e della storia di ogni poesia”, opera enciclopedica, dove ha citato tutti i poeti dell’antichità, ovviamente dedicando ampio spazio ai maggiori. Cita anche suo padre che era un cultore della poesia, seppure poeta dilettante. Non è una storia perché non è impostata sulla critica, ma un’enciclopedia, una miniera di informazioni». Nel volume (la prefazione è di Claudia Berra) Quadrio viene analizzato sotto diversi aspetti da nomi di spicco del mondo universitario: la personalità e la cultura (con interventi di Corbellini stessa, dello storico Franco Monteforte e di Cesari Preti), lo storico della letteratura e linguista, lo storico della Valtellina, Quadrio e il suo tempo.

La figura del Quadrio

«Dal libro esce una figura completa nel bene e nel male di Francesco Saverio, di un pontasco che come molti pontaschi è rimasto nel paese per pochi anni fino all’adolescenza (era nelle scuole dei gesuiti a Ponte), poi è entrato in un collegio dei gesuiti in altri posti fuori provincia  – racconta la presidente SSV -. Ebbene abbiamo recuperato il profilo di un valtellinese, che ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia colta (il padre era poeta, cultore delle scienze e della matematica), con una certa disponibilità finanziaria. Quadrio aveva una personalità complessa, era un uomo non lineare e costante, ma dalle mille sfaccettature, animato sempre dalla grande passione per lo studio. Ce l’ha con i valtellinesi, li chiama asini. Se ci limitassimo a questi aspetti, invece di celebrarlo lo demoliremmo, invece viene sottolineata la figura di studioso, appassionato di letteratura e storia. Eppure ha scritto anche un libro intitolato “La sferistica”, ovvero il gioco della palla, dunque qualcosa di leggero. In definitiva un uomo del Settecento, ricercatore, enciclopedico, con tutti i risvolti umani - anche negativi – che ci stanno».

Lo storico della letteratura

In particolare il volume rivaluta Quadrio come storico della letteratura grazie ai quattro volumi de “Della storia e ragione di ogni poesia”, un lavoro monumentale «che fin dal suo apparire – scrive Monteforte – Ludovico Antonio Muratori aveva giudicato “lavorato con bella chiarezza e buona critica dappertutto”, ma che qualche decennio dopo il grande erudito e letterato bergamasco Girolamo Tiraboschi, anch’egli gesuita come il Quadrio, riterrà invece “un’opera in cui alla vastissima erudizione non sempre vedesi corrispondere una saggia critica e un giusto discernimento”, un giudizio ribadito in seguito anche dal Carducci e che, ancora nel 1915, Balilla Pinchetti riprenderà con maggiore severità nelle sue “Ricerche sulle opere letterarie di F.S. Quadrio”, condotte sotto la guida di Pio Rajna. Due sono le idee direttrici del Quadrio: la superiorità della poesia, che sta per lui a fondamento della filosofia e della stessa teologia, e la superiorità della poesia italiana su quella degli altri Paesi e sulla stessa poesia greca e latina da cui deriva. Fra i poeti italiani, a sua volta, Petrarca resta il modello inarrivabile, e di un mediocre petrarchismo sono, infatti molte “Rime” del Quadrio. Entro questa cornice retorica Quadrio inanella per quattromila pagine una sfilza di citazioni, di spunti, di digressioni che non ci danno, nel complesso, alcuna idea dello sviluppo storico della poesia, come promette il titolo, e di quella italiana in particolare, ma solo uno sterminato catalogo bibliografico su tutti i generi e i poeti di ogni paese».

Le Dissertazioni

A questa valle così amata, ma abitata da persone tanto poco meritevoli di stima, il Quadrio dedicò le fatiche dei suoi ultimi anni di vita spendendosi interamente per la stesura delle “Dissertazioni storiche sulla Rezia di qual dalle Alpi oggi detta Valtellina” che, per sua stessa ammissione, «mi è costata di fatica da galantuomo quasi più che la faticosissima storia della poesia». Per raccogliere documenti era tornato in Valtellina, aveva stabilito una fitta rete di relazioni con parroci, notai, uomini di cultura, al fine di accedere al maggior numero di documenti possibile. Ne risultò un’opera poderosa, in tre volumi di oltre 500 pagine ciascuno, pubblicata fra il 1755 e il 1756, «lavoro nel quale – dice Quadrio -, se vi ha difetto, è forse il troppo amore alla nativa valle». Nel primo volume è tracciata la storia civile della valle, nel secondo quella ecclesiastica e, nell’ultimo, vengono presentati gli uomini illustri. «Anche in questo lavoro ha utilizzato la lente enciclopedica – afferma Corbellini -, senza fare critica. Voleva dare il maggiore numero di notizie, citare personaggi. C’è qualche scivolone comprensibile tenendo conto che l’opera è stata scritta negli ultimi mesi della sua vita. L’ultimo volume è uscito quando lui era già morto, dunque non ha avuto neanche il tempo di fare una revisione accurata. Scriveva di Valtellina ma non viveva qui, quindi doveva scrivere lettere (non mail) ai valtellinesi e aspettare da loro le risposte. Quindi un’opera di tutto rispetto».

Quadrio oltre il 2010

«Ora ci aspettiamo che la rete dei rapporti intessuti con questo lavoro possa continuare – si augura Corbellini -, che questa figura un poco ignorata, forse perché sovrastata dai mostri sacri Alfieri e Parini che hanno messo in ombra altri letterati, ritorni ad avere un ruolo di tutto rispetto nella storia della storiografia. L’interesse e la risposta dei docenti universitari è già stato un risultato, peraltro. Potrebbe venirne una tesi di laurea, già il Pinchetti se n’era occupato 100 anni fa». «Si tratta di una pubblicazione scientifica che va ad aggiungersi alla collana che la biblioteca da oltre 30 anni tiene – dichiara, invece, il presidente della biblioteca pontasca, Franchetti -. Questo è un tassello importante, è il volume che mancava. Siamo andati a dare ragione di tante notizie che non si conoscevano. Vogliamo arrivare a tutti gli atenei italiani e svizzeri, alle biblioteche della provincia di Sondrio, ai residenti di Ponte interessati e a tutti gli studiosi».

Francesco Saverio Quadrio nacque a Ponte in Valtellina il 1° dicembre 1695. A quindici anni e mezzo entrò nella Compagnia di Gesù, dove, il 18 ottobre 1675, emetteva i primi voti. Si dedicò alla predicazione, all’insegnamento, fu ripetitore in collegi riservati alla nobiltà, fu accademico, alla moda del tempo. Ma «le macchinazioni e i raggiri e le contraddizioni, serratesi con indiscreta furia a me intorno» gli recarono non pochi dispiaceri e preoccupazioni. Ottenuta dal Papa la facoltà di lasciare la Compagnia di Gesù e di vestire l’abito secolare, si dedicò con più serenità e maggiore libertà ai suoi studi. Tra le sue opere primeggia per vastità ed erudizione il ponderoso saggio “Della storia e della ragione di ogni poesia”, in sette volumi. Compì molti viaggi, tornò a Ponte nel 1747, ottenne quindi un posto di bibliotecario dal governatore austriaco di Milano. Nel 1754 fu di nuovo in Valtellina alla ricerca di documenti per la stesura di una storia della sua terra natale. Le “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi, oggi detta Valtellina” restano tuttora un’opera classica per la storiografia valtellinese, un’opera che nessuno studioso delle vicende di cui Valtellina e Valchiavenna furono teatro lungo i secoli può ignorare. Morì a Milano il 21 novembre 1756.



di Clara Castoldi

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