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A Ponte il "museo della gente"

C’è chi ha trovato in solaio un vaso da notte – quello classico smaltato bianco con il profilo blu – che era il regalo di nozze della nonna e ha pensato di donarlo al museo. C’è chi ha recuperato una forca, un secchio, un rastrello, zappe o un interessante campionario di tessuti dalla lana al lino. E’ nato così negli anni Settanta ed è rinato oggi il museo etnografico di Ponte in Valtellina che potremmo ribattere il “museo della gente”. Tutto quello che vi è contenuto è frutto di donazione di pontaschi che quarant’anni fa come oggi (il museo è stato riaperto il maggio scorso dopo sette anni di chiusura) hanno deciso di offrire alla comunità un “pezzo” della loro storia famigliare. E’ così che nel percorso, idealmente distribuito secondo lo svolgersi del lavoro nell’arco dell’anno, si possono trovare strumenti e attrezzi del mondo contadino. In tutto erano 500 gli oggetti donati negli anni Settanta in occasione della prima apertura, poi selezionati. Oggi se ne possono scoprire circa 200, anche se la campagna raccolta è tuttora aperta e l’invito. «In inverno nel periodo di quiete, in cui erano sospesi i lavori all’aperto, si svolgevano le attività di falegnameria per realizzare sgabelli per esempio o riparare gli attrezzi come si vede nella prima stanza del museo – spiega Loredana Pedrotti, membro della commissione della biblioteca e accompagnatrice durante le visite -. Si passa poi alla macellazione del maiale e alla lavorazione del latte che si faceva a gennaio. Nei primi mesi dell’anno si tenevano la lavorazione della vite, la transumanza e poi la lavorazione dei campi e la fienagione con il trasporto del fieno con carri o gerle». I contadini – come racconta bene il percorso museale – nei mesi del grande lavoro si dedicavano alla raccolta della segale, alla trebbiatura e alla semina del grano saraceno (a partire dal ‘500). Agosto, che è mese delle ferie per tradizione, non lo era purtroppo per i contadini. Visto però che le mucche erano in montagna e la vite era in maturazione l’estate del museo è stata ricreata con la rappresentazione di una camera da letto (di lusso, diremmo, perché armadio e capi di abbigliamento ricamati non erano da tutti) e di una cucina con lavello in pietra. Si chiude l’anno con la stagione della raccolta dell’uva e la torchiatura. Poiché Ponte si estende anche nel versante orobico, alcuni cittadini hanno donato anche un telaio funzionante, con il quale si può fare la dimostrazione della lavorazione, e una “sciüca” per pulire le castagne, ovvero un tronco unico di castagno scavato dove si mettevano ad essiccare le castagne su appositi graticci, quando il frutto era secco veniva battuto e ripulito dalla buccia.

 

«L’ho sempre conservata perché mi ricordava mio nonno. E’ semplicemente una padella per fare i braschée (caldarroste) in ferro con chiodi, bucata a mano. Ma poi ho deciso di donarla al museo e mi sono detta: quando voglio vederla, vado al museo».

Parla Augusta Corbellini, pontasca doc, che testimonia lo spirito con cui il museo etnografico di Ponte in Valtellina sia sorto, frutto della donazione per il 90% di quanto è conservato di privati (alcune attrezzature sono state date dalle latterie, per esempio). Corbellini, che si definisce sostenitrice e donatrice del museo, ha fatto anche un altro regalo: una “sedela”, ovvero il secchio in rame per l’ambientazione della cucina. «In cucina non poteva mancare questo pezzo – dice Corbellini consapevole che si tratti di un oggetto relativamente prezioso, visto il costo del rame -. Ai tempi l’acqua non c’era nelle case e andava attinta nelle numerose fontane presenti in paese con secchi di alluminio o di rame. Ricordo, quando da piccoli, si andava a prendere l’acqua ma noi riuscivamo a riempire solo metà secchio tanto era pesante. La “sedela” veniva utilizzata quindi per il trasporto dell’acqua e in cantina per i travasi e per raccogliere il vino. Di questi oggetti ce ne sono una marea nelle case ancora oggi e vengono utilizzati in maniera più fantasiosa. Molti li usano come coprivaso ma mi sembra un’offesa». Così per testimoniare la “nobiltà” d’uso di quest’oggetto ecco la donazione al museo. Donazioni – lo ricordiamo – che sono tuttora possibili, visto che l’invito del museo etnografico ai cittadini è sempre aperto per arricchire e completare il più possibile la ricostruzione della vita del passato.

(visite su appuntamento allo 3472343065 o allo 3407969603------www.biblioponte.eu)


di Clara Castoldi

Attrezzi domestici
Un vecchio telaio
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