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Il Caravaggio ... a Tirano

Nel quarto centenario della morte del pittore Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio, un’interessante scoperta potrebbe coinvolgere la Valtellina, per l’esattezza Tirano. Nella parte antica di Tirano, vicino alla chiesa di S. Carlo, è presente la casa dei Merizzi (o Merizi), con portali di pietra, sui quali è scolpito lo stemma della famiglia: un’aquila bicipite nera e una mano recisa che impugna cinque spighe di riso a ventaglio. La rappresentazione è la stessa dello stemma dei Merisi di Caravaggio. Una coincidenza curiosa che sta facendo riflettere Francesco Tresoldi, pittore e ricercatore bergamasco, appassionato di Caravaggio, villeggiante valtellinese. Tresoldi fa presente che il Tiranese «difficilmente è od è stato territorio di risaie – dice il pittore -. Dunque è più probabile che alcuni elementi della famiglia si siano trasferiti da Caravaggio a Tirano, portando con sé il proprio stemma e testimoniando in questo modo la provenienza caravaggina e non tiranese». Da escludere, dunque, che il Caravaggio abbia origini tiranesi, al contrario alcuni rami della sua famiglia potrebbero essersi stabiliti nel capoluogo abduano. Peraltro non ci sarebbe da stupirsi per il mutamento fonetico Merisi – Merizi. «Come si può leggere in documenti nell’archivio della parrocchia di Tirano – prosegue Tresoldi -, i cognomi  Merisi o Merizi, segnalati in Valtellina fin dai primi anni del ‘500, si rincorrono in comunione fra le discendenze caravaggine e tiranesi.  Come muratore  è segnalato un Giovanni Giacomo padre di un “magister” Bortolomeo. Inoltre, come finora è stato ritenuto dagli storici, Fermo Merisi era uomo di fiducia al servizio del Marchese Francesco I Sforza, come “manuntore” delle  proprietà di Caravaggio e di  Milano.  Leggendo in un inventario dell’eredità del nonno Bernardino Merisi, (riportato  nella rivista “Paragone” da Giacomo Berra), si può constatare che Fermo era membro di  una famiglia di vinaioli, proprietari di una cantina per la produzione e vendita del vino in porta Seriola. Nell’inventario si legge di alcune botti, “uno mastelletto da cavar vino”, un imbuto ed un carro a quattro ruote per il trasporto della vinaccia, indispensabili per la preparazione e la distribuzione di due qualità, il “vino di Caravaggio” e il “vino della Canonica”».

Ma torniamo a Tirano, che potrebbe essere investita anche da un altro evento collegato al rinvenimento a Porto Ercole in Toscana di alcuni resti tombali e, da parte dell’antropologa Giovanna Anastasia, di un foglio con scritto “Adì 18 luglio 1609 nel ospitale di S. Maria Ausiliatrice morse Michelangelo Merisi da Caravaggio dipintore, per malattia”. Coordinati dal prof. Giorgio Groppioni dell’Università di Bologna, studiosi di antropologia delle università di Lecce, Ravenna e Pisa hanno preso in esame le spoglie con l’ausilio dei più moderni strumenti scientifici, per un’identificazione del possibile Dna dell’artista, che, proprio nel corso di questa settimana, è stato messo a confronto con il Dna di alcuni discendenti maschi dei Merisi nella Bergamasca. Il confronto, però, potrebbe anche estendersi al ramo tiranese dei Merizi-Merizzi. L’ambizione degli studiosi è quella di risolvere il mistero della sepoltura di Caravaggio. Quanto a Tirano, resta l’onore di essere stata patria dei discendenti del Caravaggio.

CHI è CARAVAGGIO

Nei suoi quadri è quasi violento il contrasto luce e ombra, tanto da evidenziare un’incredibile plasticità dei soggetti che, come a teatro, escono in scena dal buio. E poi c’è quel modello di pittura, non più idealizzata come quella dei pittori del tempo, ma completamente nuova: egli imitava la natura dal vero, potremmo dire. Non bastano di sicuro poche righe per descrivere la grandezza di Caravaggio (Michelangelo Merisi) e l’importanza che ha rivestito nella storia dell’arte mondiale, ma le due componenti citate sono fondamentali per capire chi ci si trova davanti. Nato a Milano nel 1571 (e non a Caravaggio come si pensò fino al 2007, quando è stato trovato il suo certificato di nascita), Michelangelo si trasferisce poi a Caravaggio (Bg) per scampare alla peste. Già a 13 anni entra in bottega, visto il suo precoce talento pittorico. Ma Caravaggio si ricorda anche per il suo caratteraccio e per una vita libertina che gli ha creato non pochi problemi. Nel ’59, infatti, va a Roma, forse per fuggire da un omicidio da lui commesso, e qui inizia la sua “carriera” anche grazie alla protezione del cardinal Francesco Maria Del Monte. Dopo altri episodi spiacevoli e guai con la legge, grazie al principe Filippo I Colonna, fugge da Roma e trascorre gli ultimi anni a Napoli con puntate a Malta e in Sicilia. Ancora in fuga, muore a Porto Ercole nel 1610 in preda a febbri per infezioni. Ricordiamo alcune delle sue opere più conosciute (alcune possono essere ammirate alla mostra alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 13 giugno): le due versioni della “Cena di Emmaus”, le tre versioni del “San Giovanni Battista”, “Bacchino malato”, “Ragazzo con canestra di frutta”, “La conversione di Saulo”, i “Musici” e i “Bari”



di Clara Castoldi

Casa Merizzi
Stemma Merisi Caravaggio
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