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I cognomi di Aprica

Mi pare di ricordare che, una volta, una persona mi parlò di una simpatica filastrocca sui cognomi di Aprica che faceva più o meno così “Cioccate voi Cioccarelli che di Moraschin il ciel….”.
Purtroppo non la ricordo, ma sono sicura che qualche aprichese doc la saprà riportare.
Curiosità a parte, grazie alla gentile concessione della presidente della Società Storica Valtellinese, Augusta Corbellini, che ringraziamo, riportiamo un interessante studio condotto da Francesco Palazzo Trivelli sui cognomi di Aprica.
L’articolo è stato pubblicato sul bollettino n.61 (2008) della SSV.
Qual è il cognome più antico? Quali i rapporti fra le famiglie? Qui ogni risposta…

La presente ricognizione dei cognomi d'Aprica è stata condotta essenzialmente sulla base di alcuni "sindicati" della vicinanza del paese, ovvero assemblee dei capifamiglia, alle quali, per la validità delle delibere, dovevano essere presenti almeno più della metà, o meglio ancora, più dei due terzi degli aventi diritto.
Tali documenti -cinque in tutto-ai quali faremo costantemente riferimento nelle numerose schede che tra breve inizieremo a leggere provengono, il primo dal Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di Sondrio, gli altri invece dall'Archivio Parrocchiale di Aprica.
Naturalmente sono state prese in considerazione altre fonti, anch'esse per lo più notarili e quasi sempre esaminate vari lustri or sono nel quadro di altre ricerche e nelle quali ci eravamo talora imbattuti in atti che fornivano alcune notizie anche sul paese di Aprica traendone qualche sia pur scarno appunto: fonti tuttavia che non ci è stato dato, purtroppo, di poter riesaminare con maggiore attenzione in quanto, nel disegno di una radicale ristrutturazione dei locali fungenti da deposito per il materiale conservato nell'Archivio di Stato, tutto detto materiale ha dovuto provvisoriamente -ma per non meno di due anni!-essere trasferito fuori provincia: nonostante la facoltà di ottenere in visione i pezzi volta per volta a scadenza di dieci o quindici giorni, va da sé che i tempi di tali operazioni non avrebbero certo consentito di presentare il lavoro nei tempi stabiliti.
Eppure, ad onta di tale limitazione, il numero delle schede ottenute supera di gran lunga quanto ci si sarebbe potuto aspettare da una minuscola località, originariamente individuata giuridicamente come semplice vicinia del grande comune di Teglio: la separazione che avebbe consentito agli apricaschi di reggersi come mune autonomo sarebbe infatti avvenuta soltanto nel 1924.
Il primo "sindicato" di tale vicinia del 15 marzo del 1431 vede la presenza, oltre al console Antoniolo della Moreschina de Lizolla, di 23 vicini: costoro superano i due terzi dei capifamiglia del paese, il quale, doveva quindi accogliere una popolazione non superiore alle 200 anime.
Nel 1544 i presenti, compresi il console, sono in tutto 36 e, anche questa volta, superano i due terzi per cui la popolazione si potrebbe ora stimare in forse qualcosa più di 300 anime.
Nel 1589, anno della visita pastorale in Valtellina del vescovo Feliciano Ninguarda, vivevano ad Aprica 72 famiglie, cosa che ci permette di ritenere che si fossero allora raggiunte e forse superate le 400 anime.
Gli ultimi tre "sindicati" convocati nel breve periodo 1603-1615 vedono la presenza, diretta o tramite messo, rispettivamente di 67, 57 e 57 capifamiglia i quali, nel primo caso, rappresentano ancora i due terzi degli aventi diritto, negli altri due essi sono soltanto maior pars et numerus: le famiglie erano dunque ormai un centinaio e più, le anime forse 600.
Non va peraltro dimenticato che il numero delle schede è anche tanto nutrito in quanto è proprio nel corso dei circa due secoli coperti dai nostri "sindacati" (1431­1615) che sorgono nella stragrande maggioranza i vari cognomi i quali peraltro vanno soggetti a modifiche e anche a cambiamenti radicali proprio in quel periodo, anzi, in alcuni casi, sin dopo la terribile pestilenza del 1630 o, addirittura, sino alla fine di quel secolo.
È questo anche il caso d'Aprica ove possiamo osservare come alcuni cognomi raccolti per dovere di precisione, altro in realtà non saranno stati che soprannomi di nuclei famigliari o addirittura di un solo individuo già possessori di un patronimico ormai consolidato, ma il materiale a nostra disposizione non consentiva di inserirli nel loro contesto famigliare; il presente lavoro, d'altronde, non ha carattere genealogico, per cui avremo comunque dovuto rinunciare all' impresa anche per le suaccennate difficoltà e tempi ristretti.
Precisiamo poi che l'uso sempre più frequente di soprannomi famigliari o scotum, talora pittoreschi, e presenti soprattutto nello "Stato d'Anime" del 1866, avrebbe certamente portato alla formazione di ulteriori cognomi se questi ultimi non fossero ormai stati consolidati dal continuo uso, riducendosi pertanto ad individuare vari rami del medesimo casato: nelle schede vi abbiamo solo accennato, in particolare quando apparivano piuttosto antichi, ad esempio Botta per una famiglia Corvi, mentre la più parte degli scotum non sembra andare al di là del secolo XIX e, oltre tutto, sono tuttora soggetti a mutamento.
Quanto ai cognomi più antichi ne abbiamo conoscenza grazie ad un documento conservato nell'Archivio Parrocchiale di Tresivio: si trattava della presentazione in paese del nuovo rettore della chiesa di San Pietro, il comasco Giacomo de Cayrollis, il 26 dicembre 1348.
Tra gli apricaschi o presunti tali presenti, uno, Giovanni Draza è detto de Auriga, ossia la contrada oggi addossata alla chiesa di Santa Maria, un altro del Dosso e due de Lospitale, oltre a un Ubertolo del fu Sozo Corvi, di famiglia anch'essa stanziata presso lo xenodochio e che sembra essere la più antica del paese.
Non mancano, come non mancheranno neppure nel "sindicato" del 1431, i forestieri, come il tabernarius Bettino del fu Conforto dela Carona, che supponiamo esser piuttosto l'omonima località della Val Brembana che non la confinante, vasta vicinia, sita dirimpetto al castello di Teglio, nonché un Petrobono del fu Ventura de Lature de Ambria, membro di quella consorteria dalla quale sorse la famiglia Bonfadini del Boffetto. Troviamo inoltre un Martino de Laganda, famiglia di notabili che incontriamo ancora nel secolo successivo, collegati e a volte anche abitanti ad Aprica, benchè siano detti di Teglio.
Quanto alla provenienza dei vicini d'Aprica notiamo un'immigrazione dalla Val di Scalve (Bondone, Lizzola), dalla bassa Valtellina (Talamona, Gerola) e dalla bergamasca Valtorta nel 1431, mentre nel "sindicato" del 1544 sono presenti degli oriundi stazzonaschi.
Con quest'ultima località lo scambio sembra però esser stato particolarmente fitto in senso contrario, sia verso le contrade come San Rocco sia, soprattutto, verso la Motta ove molti apricaschi tendevano ad impossessarsi di terreni più produttivi e magari anche vigne, finendo poi con lo stabilirvisi ma, per i particolari di questi passaggi, preferiamo evitare di ripetere ciò che abbiamo già raccolto per le schede.
Prima di passare a queste ultime, ad ogni buon conto, non sarà cosa priva di utilità ricordare quali fossero i vari piccoli villaggi che costituivano la vicinia di Aprica; in primo luogo Aprica stessa, indi le contrade site più in basso come Liscedo -che a differenza della seguente, compare negli atti consultati- e Liscidini, sorta senz'ombra di dubbio grazie allo stanziamento della famiglia omonima la quale, però, all'inizio si chiamava de Liscedo, come gli altri abitanti di quella contrada.
Veniva poi la contrada del "Dosso di sotto" da identificare certo con l'odierna Mavigna e nella quale dovevano abitare poche famiglie; non così per il "Dosso di sopra" al quale si richiamano un buon numero di casati d'Aprica sia estinti o trasmigrati, sia tuttora fiorenti; infine la contrada dell'Ospedale ove si trovava anche l'antica chiesa di San Pietro e che era popolata essenzialmente dalla numerosa tribù dei Corvi.

de AGONO
Gli eredi di un Pezino de Agono de Aurigha sono citati il 29 [cfr' MOSTACCHI]

ALBERTI
Tra i vicini presenti il 15 marzo 1431 troviamo i fratelli Alberto e Antoniolo del fu Zane del Dosso; gli stessi il 26 aprile retrovendono beni venduti dal loro genitore a ser Mastaino de Besta.
Da Alberto un Bertramo, padre di Bernardo, citato nel 1462 e sindaco nel 1487 [cfr' SOLDARELLI] e un Giovanni' padre di sette maschi' Giacomo, Antonio, Alberto, Zane, Pietro, Maffeo e Giovanni (1470) dai quali disceserov arie nuove famiglie' Nel "sindicato" del 6 luglio 1544 troviamo Semprebono fu Bernardino Alberti e Giovanni fu Antonio Alberti; il cognome appare anche come del Alberto.

ALBOSAGINI
Un Giovannino del fu Pedrotto Albosagini del Dosso appare fra i testi a un atto nel 1535: originario di Albosaggia o, forse, solo figlio di una donna di quella comunità o, quanto meno, legato ad essa per traffici, ma è l'unica attestazione di tale cognome o soprannome.

AMBROSINI
Il 6 luglio 1544 un Giovanni fu Lorenzo tra i vicini e il 27 agosto 1603 un altro Giovanni fu Lorenzo, un Moreschino fu Pietro e un Marchesino fu Ambrosino, nonché un Tognolo fu Tognolo; il padre di quest'ultimo è identificabile con il primo dei fratelli Tognolo e Ambrosino fu Tognolo olim Ambrosino illorum Betini citato nel 1562' Va da sé che l'Ambrosino illorunm Betini è il capostipite della famiglia.

de ARICO
Un Maffeo fu Paolo Arigi del Dosso figura tra i vicini nel 1544: era originario di Stazzona, ove tale famiglia ha dato il nome alla contrada Rico, ed aveva sposato la vedova di tal Maffeo Bettini.
Nel 1603 troviamo tra i vicini un Paolo fu Bartolomeo e un Giovanni fu Giacomo de Arico, nipoti, probabilmente, di quel Paolo figlio del suddetto Maffeo citato in un atto del 2 luglio 1571: dal nome di costui la famiglia venne tosto denominata Polatti (v.).

ARRIGONI
Un Membro di questa fertilissima famiglia valsassinese compare ad Aprica nel 1381.

de AURIGHA
Talora così, senz'a1tra indicazione cognominale che invece sarà magari esistita! specie per soggetti comparenti quali testi o altro fuori dal paese.
Così un Tognolo del fu Salvetto de Auriga nel 1471, Andrea fu ser Tognolo olim Pietro che nel l520 abitava in contrada Castelvetro di Teglio o una Domenica di Maffeo fu Giovannino che il 9 gennaio 1547 figura vedova di un Andreolo Melchionis de Lugono, ossia Ligone di Teglio.
Ancora un Gio.Pietrode Auriga nel "sindicato" del 1615

BALSARINI
Nel "sindicato" del 27 agosto 1603 figura un Balsarino fu Matteo della Masa, probabile fratello di quel Giovanni fu Matteo Balsarin che incontriamo nel 1614; ancora nel 1614 un Pietro del fu Giovannino Balsarini il cui padre Giovannino in un atto del 2 aprile 1600 vien detto del fu Balsarino dela Masa.

BEDOLLA
Nel 1656 troviamo un Francesco del fu Giovanni Bedola, la cui sorella Maddalena era sposa di un Domenico fu Martino dell'Era di Stazzona e il 24 gennaio 1606 i figli di Francesco, Bernardo e mastro Giovanni, sono detti del fu Francesco olim Giovanni Bedolla de Ciocharellis. Entrambi hanno una figlia di nome Bona e un figlio di nome Francesco: Francesco di Bernardo ebbe, da Faustina Cioccarelli da lui sposata nel 1637, una Maria che andò sposa a tal Stefano Polinelli di Bianzone nel 1660, una Caterina maritata a Giacomo Polatti nel 1673 e un Giovanni, anch'egli accasato in paese con Anna di Pietro Scermella l'1l febbraio 1681 ma, dopo di lui, la famiglia Bedolla scompare dal paese. Compare però a Chiuro nel '700 una famiglia di tal nome quasi certamente di origine apricasca.

BELDOMANDI
Zannes fillius fohannis Beldomandi figura tra i vicini del 1431.

BELLAVIDA
Nel 1544 un Giacomo fu altro Giacomo Belevide de Alicedo padre, a quanto sembra, di Gio. Antonio e Maffeo (1570) e, quest'ultimo, di un altro Giacomo, qualificato magister (1603) e che ebbe almeno due figlie, oltre a un Maffeo, marito dal 7 ottobre 1629 di Bona di mastro Giovanni Bedolla.
Una Margherita fu Stefano il 31 gennaio 1619 sposava un Giacomo del fu Giovanni de Giannis del Dosso superiore (v. De Giovanni) e un Giacomo fu altro Stefano il 17 aprile 1674 prendeva in moglie Giacoma Polatti. Con un Antonio fu altro Stefano, deceduto ad Aprica all'età di circa 49 anni il 17 dicembre 1766, sembra essersi estinta questa schiatta.

BETTINI
Come già visto, da questa consorteria sorge la famiglia Ambrosini e talora non è facile individuare nei documenti i membri delle due prosapie. Certo abbiamo un Maffeo del fu Lorenzo olim Bettino stipite la cui vedova Petra dela Masa sposava Maffeo de Arico prima del 22 febbraio 1530, allorché transava col cognato Giovanni Bettini. Nel "sindicato" del 2 febbraio 1615 abbiamo un Giovanni del fu Lorenzo "de Chid' Bettin", la cui sorella Fiorina il 25 giugno 1617 andava sposa a Franceschino Verona; un Lorenzo del fu Bettino prendeva in moglie Agostina di Pietro Maranta di Stazzona il 15 gennaio 1637 ed è probabilmente in seguito a questa unione che dei Bettini compaiono in quel comune verso la fine del secolo (però nel 1670 leggiamo Cioccarelli detti Bettini!).

BONETTI
de Bonetisil 16 agosto 1631, ma si tratta della famiglia Rasegotti (v.) derivata da un Bono o Bonetto che non ci è stato dato di incontrare.

BONFILIOLI
Un Bono detto Vilano del fu Petrazino Bonfilioli figura tra i testi il 26 dicembre 1348: può trattarsi anche solo di un patronimico (Petrazino del fu Bonfigliolo), ad ogni modo è il soprannome di Bono che ritroveremo (v. del VìLANO).

BONINI
Nel 1544 figura un Bonomo fu Bertramo de Liscedo, ma ci sembra trattarsi dell'errata lettura del nome Bonino che nel 1562 incontriamo come Bonino fu Bertramo olim Pietro de Licedo e che è certo il genitore di quel Bartolomeo del "sindicato" del 1603 e di Gio. Antonio del 1614 e, forse, anche di Gio. Maria, padre di Pietro, entrambi nell'ultimo "sindicato" citato. Nel 1614 abbiamo anche un Giacomo fu Bertramo che talora compare anche come Giacomo Bertrami: fu padre di Simone e di Giovanni entrambi solo Bonini e di una Bona maritata alla Carona. Giacomo figlio del detto Giovanni il 7 febbraio 1667 sposava Maria di Antonio Schivardi, dopo di chè non incontriamo più questa famiglia ad Aprica.

BOZZI
Derivati probabilmente dagli Alberti, nel 1544 abbiamo i fratelli Gio. Antonio e Gio. Pietro del fu Maffeo Botii, ma nel 1530 è detto Bozinus e nel 1547 figlio del fu Maffeo detto Bozus del Dosso superiore. Tre membri della famiglia compaiono nel "sindicato" del 1603, uno del 1614 e due del 1615.

della BRESSANA
della Bressana compare tra i vicini del 1614.

CALDINI
Un Giovanni fu Gio. Antonio nel "sindicato" del 9 dicembre 1614 e un Giovanni fu Giacomo de Caldinis del Dosso inferiore nel 1623 sposava Maddalena del fu Paolo de Gaiettis. Nel 1603 tra i vicini troviamo Giovanni fu Gio. Antonio de Gaffis, famiglia stanziata al Dossso inferiore (v.), il che ci induce a ritenere che i Caldini altro non fossero che una propaggine di tali Gaffi.

de CALVIS
Petrino fu Venturino de Calvis, vicino nel 1431, certo originario di Gerola al pari di un altro Petrino ivi presente.

de CARATIS
Unico cenno è ad un Bartolomeo de Caratis del Megno (v.) del 2 luglio 1571. Collegabili ai Caratti di Lovero?

dela CARONA
Nel 1348 il già cítato tabernarius Bettino del fu Conforto.

CARUGO
Un Luigi Carugo di Sazzo stanziato in contrada Madonna a fine '800

de CEMIDO
Un Paolo fu Giovanni nel 1544, sempre che la lettura del copista sia esatta [cfr. CERVEDO].

CERESATTI
Gli eredi di un Franceschino Ceresatti sono citati il 15 gennaio 1633 e un Giacomo fu Lorenzo Zeresatti í1 28 dicembre 1620 aveva sposato Maria fu Giovannino Gobbi.

de CERVEDO
Un Paolo fu Giovanni de Cerverioo abitante all’Aprica compare quale teste il 22 febbraio 1530 e la figlia Maddalena fu Paolo de Cervedo moglie nel 1566 del mastro Bernardino fu altro mastro Bernardino Schiappadini della Foppa.

CESTONI
Un Antonio fu Giovan Cestoni è teste in un atto del 1556 ed è ancora menzionato nel l57l; il 14 ottobre 1634 ci imbattiamo in un Antonio Cistonus che altri non può essere che il padre di quella Stefana di Antonio Sistoni sposa in prime nozze a Maffeo Mostacchi il 2l maggio 1623 e, in seconde,dopo la peste,n el 1632 a Maffeo Bozzi: in tale occasione è detta del Dosso.

CIOCCARELLI
Nel 1392 una domina Giovannina del fu Guislanzono de Dosiis de Abondiono, ossia Bondone in Val di Scalve, era vedova di Uberto detto Ubertaccio de Inglexengis del medesimo luogo, nonché madre e tutrice dei figli Venturino, Giovannino, Pietro detto Petrazino e Viviana, abitanti ad Aprica. Venturino compare nel 1420 col soprannome Giocha ed il nipote ex fatre, che abita a Grania nel 1473, è detto del Giocha, mentre i suoi cugini sono chiamati sia del Giocha, sia de Giocharellis, come Bernardino del fu Petrazino, console d' Aprica nel 1472. I Cioccarelli ebbero una propria arma gentilizia: Troncato: nel 1" d'azzurro, a tre gigli d'oro, ordinati infascia; nel 2" d'argento, alla campana d'azzurro, ombrato d'argento, la bocca di nero, battagliata d'azzurro ornbrato d'argento. Diedero al paese curati, il chiacchierato Simone (1550?-1603), Giovanni (1714-29) e Antonio (1790-1814). Nel ramo principale contrassero matrimoni di riguardo, Giovanni con la domina Caterina di Ferdinando Gatti, intorno al 1600, il suo discendente Ferdinando con la domina Eufemia Morelli, il nipote ex fratre di quest'ultimo, Lorenzo, con Violante figlia del già pretore di Teglio Costantino Juvalta e un altro Ferdinando con Maria di Andrea Morelli. Tra i rami minori ricordiamo quello soprannominato Bettini stanziatosi nel '600 alla Motta dove vivevano i figli di un Lorenzo, Francesco (+ 1703), Antonio (+ 1701) e Domenico, sposato dal 1685 a Domenica Bongetti e i fratelli Vincenzo e Pietro del fu Simone, entrambi coniugati con donne di Motta, ma domiciliati a Boalzo. Dai Cioccarelli si staccò la famiglia Bedolla (v.) mentre altri soprannomi, quali della Riccia o Frisii, non diedero origine a famiglie distinte.

de CLERIGATTIS
Un Bernardino de Clerigattis de Alicedo è teste in occasione di un matrimonio il 1 novembre 1637.

COMINI
Un Antonio di Gio. Pietro Comini de Auriga, ma abitante a Tirano, tra i deceduti a Mazzo in data 3 gennaio 1643.

CORVI
Nel 1348 leggiamo di un Ubertolo filio quondam Suzi Corvi e nel 1431 troviamo un Johannes jilius quondam Corvi del Hospitalle e un Ayardinus de Corvis filius quondam Petri, oltre a un Zannes filius quondam Vanzii del Hospitalle che riteniamo poter essere un Corvi, sia perché i membri di tale famiglia sono spesso detti dell'Ospedale tout court, sia perché un ramo dei Corvi è detto Vanzati. Si tratta ad ogni modo della parentela più diffusa ad Aprica: nei nostri "sindicati" compaiono i fratelli Gio. Antonio e Agostino -i discendenti del quale sono poi detti d'Ostin­nel 1544 e tra 1603 e 1615 Agostino e Antonio del fu mastro Bernardino d'Ostin assieme a vari altri, per lo più detti soltanto del Hospital: Gio. Pietro fu Bernardino, Antonio fu Andrea, Bartolomeo fu Andrea, Gio. Pietro e Giovanni fu Simone, Andrea fu Bernardino, Gio. Pietro fu Tonio. Naturalmente, a causa del loro numero, i Corvi assunsero presto dei soprannomi come i già ricordati Ostin, ma, fin dal '6-'700 compaiono anche del Ferè, del Monico, del Bottà, a Vansatis, de Carlettis e così via, sì che negli Stati d'Anime del secolo XIX sono addirittura una trentina, tra i quali ritroviamo vari di quelli testé citati, talora con qualche piccola modidica: Frer, Monico, Bottà, Carlinet, Scialina. Notevole anche l'attività migratoria dei membri del casato: così Bartolomeo figlio di un Aiardino, che aveva ottenuto beni a livello dai Lambertenghi in Zonchola (oggi Motta), vi risiedeva assieme al nipote Antonio detto Antonietto figlio del fratello premorto Maffeo; facilmente i discendenti di costoro avranno mutato il loro cognome, non così, però, quei Corvi stanziatisi alla Motta nel corso del '600 come un mastro Bernardo del fu Agostino, altro mastro Bernardo o Bernardino fu Pietro, un Agostino fu Giovanni, ivi morto settantenne il 10 aprile 1704, e altri Corvi detti Scialini. Tra tutti costoro il personaggio di maggior rilievo fu il giurista Andrea, nato a Villa il 5 giugno 1748 da Antonio e Margherita Borseri di distinta famiglia villasca, laureato a Innsbruck in ambe le leggi, cancelliere di Terziere nel biennio 1789-91, rappresentante della valle nel periodo del distacco dai Grigioni ed infine, nel 1801 pretore di Tirano ovesi spense il 13 aprile 1802. Il Corvi possedeva il proprio sigillo, con arma parlante -un corvo in campo d'oro-forse già portato dal padre se non ancor prima.

CREMANINI
Lorenzo del fu Gio. Antonio del Cremanino de Licedo è tra i vicini nel 1603 e il figlio Filippo il 19 maggio 1630 sposava Bona del fu Bernardo Bedolla, ma fu probabilmente vittima della peste visto che il 3 gennaio 1633 si accenna ai suoi eredi, assieme a quelli di Gio. Antonio Cramagnini e del figlio di quest'ultimo Giovanni, o mastro Giovanni, tra i vicini il 26 febbraio 1615: aveva anche un fratello, Bernardino, tra i vicini il 26 dicembre 1614.

CREVACINI
Il 15 febbraio 1632 Andrea fu Gio. Pietro Corvi prendeva in moglie Giacomina del fu Andrea Cravacini del Dosso; Giacomina era vedova di Giacomo Gobbi, sposato il 13 aprile 1618, ma nell'atto ella vien detta solo figlia del fu Andrea illorum Joannis, senza specificare il cognome Cravacini o Crevacini.

DAMIANI
Oriundi di Villa, contrada Somvico, compaiono anche ad Aprica nel '700 con un Carlo fu Lorenzo sposo ad una Liscidini, e nel 1872 vivevano in contrada Liscidini.

De GIOVANNI
Questo cognome è diffuso oggi in Villa di Tirano ove sembra essere giunto da Santa Cristina sul "Monte di Stazzona" e suonava un tempo de Quidvan o illorum Joannis, con lievi varianti; ad Aprica compare abbastanza tardi, nei "sindicati" del 1603, 1614 e 1615 nella forma illorum Joannis del Dosso superiore e anche Chid' Van con un Battista fu Gio. Pietro, Francesco fu Giovanni e Cristoforo fu Gio. Antonio (1603); Bartolomeo fu detto Gio. Antonio e Franceschino de Chitvan -forse lo stesso Francesco del 1603-, nel 1614 e nel 1615 con Gio. Giacomo fu Gio. Pietro: quest'ultimo, per il matrimonio con Maddalena del fu Antoniolo de Jacomettis, era passato ad abitare alla Motta, ove si spense, probabilmente vittima della peste, intorno al 1630. Una Caterina del fu Antonio che il 30 agosto 1691 andava sposa ad un poschiavino, Vittore di Bartolomeo Bondioli, potrebbe essere stata l'ultima della Famiglia in quel di Aprica, ma resta da provare il nesso con i De Giovanni tuttora fiorenti. Oltretutto il 13 giugno 1825 assistiamo al matrimonio fra Giacomo Stampa e Cristina de Giovanni "de Aprica ambo", ma si dovrebbe tutt'al più trattare della figlia di un immigrato da Santa Cristina.

DEL DOSSO
Nel documento del 1348 tra i testi abbiamo un Pezino filio quondam Marchionis del Dosso e nel 1534 troviamo i fratelli Giovannino e Pietro del fu Zane, fino ad un Lorenzo del fu Giovanni tra i vicini del 26 febbraio 1615 in questi ultimi due casi è assai probabile che si tratti di membri di casati individuabili con cognomi particolari laddove avessimo a disposizione una messe più ricca di documenti.

DELLA MORETTA
Originari del Dosso superiore, incontriamo teste ad un atto del 1570 un Giovanni del fu Lorenzo dela Moretta; nel 1603 Zane, forse lo stesso Giovanni, del fu Lorenzo col nipote ex fratre Bertramo fu Giacomo. Nel 1614 è la volta di un altro Lorenzo figlio del detto Giovanni/Zane e nel 1634 un figlio di questi, ancora un Giovanni o Zane assieme a un Giacomo fu Giovanni olim Zane... Da uno di questi Zane -il nome doveva essere pronunciato Gian piuttosto che Zan-sorgerà la famiglia Gianni (v.).

de DONAZZA
Uno Stefano fu Martino de Donazza compare il 2 luglio 1571; dal nome femminile Dona (Donna) in forma spregiativa (forse un donnone poco aggraziato).

DRAZA
Nel 1348 tra i testi Petro filio quondam Johannis Draze de Auriga.

FACHINI
Comino Johannis Fachini de Liscedo nel 1603 e nel 1614 anche con il fratello Bernardino-ma sono detti soltanto de Liscedo mentre nel 1618 una Petrina del fu mastro Antonio Bozzi si dice moglie di Comino fu Giovanni olim Michele de Fachino de Liscedo e nell'atto figura teste anche il figlio della coppia, Giovanni. Il già citato Bernardino compare come testimone ad un atto del primo agosto 1632, poi perdiamo le tracce di questa famiglia.

FATORI
Gli eredi di Pietro dicti Fatori de Auriga il 22 febbraio 1530.

del FAVETA
Antonio detto Favetinus e Giovannino fu Antonio detto Faveta d'Aprica sono citati nel 1420, ma questa famiglia si portava a Stazzona, ave il 7 aprile 1439 appare teste a un atto Antoniollo fu Antoniollo del Faveta, forse lo stesso che dianzi, e il 5 settembre 1446 un Tognollo fu Giovanni Faveta vive a Villa con la moglie Donina del fu Martino de Lifuxinis di Corteno.

FEDERlNI
Ne1 1544 un Alberto fu Giovanni Federini (?) del Dosso...

FEZZOLI
Un Pizino fu Pietro del Dosso teste ad un atto del 1577 ci sembra identificabile con quel Piscino fu Pietro de Fezzolis, così come l'Alberto fu Giovanni de Fezzolis, sempre del 1603, ci pare la medesima persona che l'Alberto fu Giovanni del Dosso superiore del 26 febbraio 1615.

della FOMIA
Un Matteo fu Bernardo Fomie è tra i confinanti di un fondo il 22 giugno 1530 e un Maffeo fu Antonio della Fomia tra i vicini il 27 agosto 1603.

FONINI
Nel 1544 tra i vicini i fratelli Gio. Antonio e Agostino fu Giovannino Fonini del Hospitale, ma si sarà trattato certamente di un Corvi.

FRANCESCHINI
Un dominus Tognolus fillius quondam Franceschini olim Joannis Franceschini è il primo della lista del 1544 ed è certo lo stesso personaggio quel dominus Antoniolo del fu ser Franceschino olim ser Giovanni Franceschini che detta il proprio testamento in data 12 dicembre 1548 lasciando eredi i suoi figli Gio. Antonio, Franceschino, Gio. Pietro, Bernardo, Marchesino e Andrea. Riteniamo però trattarsi di un membro della famiglia Stampa nella quale compare più volte il nome Franceschino.

FRANZOSI
Tra i vicini del 1615 abbiamo un Maffeo fu Pietro Franzos, lo stesso che si accasava con Margherita fu Bertramo Gobbi il 23 gennaio 1622. Ma il 24 gennaio 1606 già figura teste ad un atto un Alberto fu Giovanni olim Giovanni detto Franzosus del Dosso (superiore) che dovrebbe essere lo stesso Alberto fu Giovanni Franzosi del Dosso che il 25 agosto 1635 sposava ad Aprica una Cristina di Stazzona, la quale, dall'obituario stazzonasco, risulterà poi essere figlia di un Pietro Bongioni della contrada d'Arico, ove passò ad abitare anche la famiglia Franzosi. Uno dei figli di questa coppia prenderà moglie ad Aprica, Ghislina del fu Gio. Giacomo Stampa il 16 giugno 1666, ma suo figlio mastro Giovanni s'accaserà con una Giacomina Rumo di San Rocco e le loro figlie Domenica e Maria andranno spose rispettivamente ad un Andrea del fu mastro Simone Cioccarelli, non più abitante ad Aprica, nel 1735, e a un Remigio Pedrolini della Motta ma abitante ad Aprica nel 1747.

de GAFFIS
Un Ubertino detto Bruxa del fu Antonio de Caffis di ceppo originario di Bondone in Val di Scalve figura tra i vicini del 1431; un Giovannino fu Comino de Gaffis del Dosso inferiore compare teste nel 1566 ed ancora il 6 febbraio 1570 assieme al fratello Giacomo e una loro sorella, Bonafemina, era moglie di un mastro Giacomo del fu Giovannino Moreschini. Più tardi appaiono nei documenti col cognome Caldini (v.).

GAIETTA
Un Pietro del fu Giacomino del Gayeta è detto abitare a Poschiavo il I0 gennaio 1450, ma la distanza cronologica coi primi omonimi ad Aprica è troppo grande per permetterci di ipotizzare un collegamento. Infatti è soltanto tra i vicini presenti i1 26 febbraio 1615 che incontriamo mastro Paolo fu Antonio Gaietta e Giovannino del fu Domenico. Nel 1634 abbiamo anche un Domenico fu Domenico e un Giovannino fu Paolo fratello, quest'ultimo, di un Antonio che il 6 agosto 1630 sposava Maria del fu Lorenzo Gobbi. Anche de Gayetis.

dela GANDA
Nel 1348 tra i testi un Martino filio quondam Beti de Laganda e nel 1379 un Graziolo del fu Pietro assiste la cognata domina Caterina fu ser Francesco de Besta, vedova del fratello Giovanni e tutrice dei figli pupilli Francesco, Anesia, Valenta ed Antoniolo, il primo dei quali, nel 1419, risulta abitare ad Aprica. Nel 1471 compaiono un Pecino fu Bonolo e lo zio ser Graziolo fu Pietro con tre figli, Marco, Giacomo e prete Giovanni, certo discendenti del primo Graziolo, ma è dubbio che abitassero ad Aprica. D'altro canto un'altra famiglia dela Ganda i cui legami con la prima non ci sono noti aveva stanza in Bolazo.

GHISLANZONI
Bono fu Lorenzo detto Schanavinus (o Schavavinus) olim Bertolino de Ghislanzonibus era console d'Aprica nel 1487. Stipite di questo casato è un Ghislanzono de Dosiis di Bondone di Scalve il cui figlio ser Lorenzo abitava alla Carona, come, d'altronde, la maggior parte dei membri di esso.

GIANNI
Sin dal 1691 compare il patronimico a Stazzona, ma ad Aprica è solo il 23 agosto 1711 che Margherita del fu como della Moretta, detti del Gian, andava sposa ad Andrea di Giacomo Moraschinelli, mentre un Giovanni fu altro Giovanni Gianni della Moretta sposava in seconde nozze una Giovanna Moraschinelli il 23 settembre 1759. Finalmente il 22 marzo 1781 Domenica fu Giacomo Gianni andava sposa a Gio. Antonio Togni.

GIAPA
Nel 1431 è presente anche un Francesco detto Giapa del fu Anselmetto di Talamona tra i vicini di Aprica.

de GIROLLA
Nel 1431 tra i vicini un Petrinus de Girolla filius quondam Zannis.

GNECHI
Tra i vicini del 1431 troviamo Maffeo di Pietro Gnechi, il quale il 15 gennaio 1452 vende un bosco ad Aprica confinante col fratello Tognolo, nonché con Bernardo e Bertramo del Gnecho. Nel 1544 figura tra i presenti Maffeo del fu Bernardo Gnechi assieme ad un Lorenzo di Giovannino Gnechi.

GOBBI
Giacomo di Lorenzo de Gobbis il 13 aprile 1618 sposava Giacomina fu Andrea illorum Joannis, Lorenzo del fu Giovannino sposava Maria Mostacchi 1'11 gennaio 1625 e un Giacomo di Domenico del Gobbo figurava tra i vicini del 1614. Da questa famiglia si distacca tosto il ceppo dei Negri, anche se spesso i cognomi si confondono rendendo difficoltosa la ricostruzione delle rispettive genealogie. Nel 1785, uno dopo l'altro, muoiono Giacomo di 63 anni, Giovanni di 68 e Domenico di 50, tutti figli di un Antonio del Gobbo che sembrano essere gli ultimi rappresentanti di questa famiglia.

GORIETTI
Nel "sindicato" del 1615 troviamo un Pol di Antoni Gorietto.

de GUATIS
Nel 1473 incontriamo un Graziolo fu Antonio e Mioto detto Scharinzius de Guatis de Auriga de Tèllio; quest'ultimo è anche teste ad un atto nel 1479 e lasciò un figlio, ser Graziolo, padre, a sua volta, di Eufemia e Caterina, la prima sposa di Romerio Tabachini de Scalvezariis e premorta alla sorella che invece viveva nel 1505.

del HOSPITAL(L)E
1348 due dei testi, Pietro fu Lafranco e Bettino fu Roba sono detti de Lospitale e nel 1431 è presente un Zanne fu Vanzo ma, da questo secolo sino all' inizio del XVII, sono così chiamati i membri delle famiglie Corvi.

HUONDER
Famiglia grigione (anche Hounder nell'archivio parrocchiale d'Aprica): nel 1772 viveva ad Aprica un Andrea Huonder marito di Francesca dell'illustre signore Gio. Paolo Frisch, la cui figlia, domina Ursula il 29 giugno 1815 sposava un bergamasco, il dominus Gio. Battista Locrini di Gandino, presente all'atto il proprio fratello Liberato Huonder.

de JACOM
Nel 1562 abbiamo un Giovannino fu Lorenzo fu Giovannino illorum Jacobi del Dosso superiore e nel "sindicato" del 1534 troviamo i fratelli Giovannino e Pietro del fu Zane, fino a un Lorenzo del fu Giovanni tra i vicini del 26 febbraio 1615: in questi ultimi due casi è assai probabile che si tratti di membri di casati individuabili con cognomi particolari laddove avessimo a disposizione una messe più ricca di documenti.

LARINI
A metà '800 un Lino viveva in contrada Dosso

de LI(S)CEDO
Anche Alicedo, nome della contrada dell'Aprica alla quota più bassa, m 948, da Lisca = Canna palustre. In origine usato come cognome da tutti gli abitanti, cosi un Giovanni fu Giacomo olim Maffeo de Licedo, teste nel 1566 e un Miotto fu Gio. Antonio olim Giovanni de Licedo, teste nel 1570. Nell'atto del 27 agosto 1603 troviamo i fratelli Maffeo e Tognolo fu Giovannino, Marchesino fu Giacomo, Gio. Maria fu Pietro e Giacomo fu Maffeo, quest'ultimo presente anche nel 1614, padre forse di un Pietro presente nel 1615.

LISCIDINI
Un ser Pietro fu Maffeo Licidini de Licedo teste ad un atto nel 1570, forse da identificare col Gio. Pietro, padre di ser Gio. Antonio -che il 3 gennaio 1603 è detto fu ser Pietro-, presente al "sindicato" del 27 agosto 1603 col nipote Maffeo, mentre nel 1614 sono presenti i suoi figli Pietro e Giovanni.

de LIZOLA
È il luogo d'origine di un consortile familiare presente dal sec XV anche in Valtellina dove è attestato particolarmente alla Carona, a Grania, a Castello dell'Acqua e all'Aprica. I de Lizolla assunsero nuovi cognomi quali Tabachini (v.) e Scalvizzari/Scalvezzari che sembra, però, esser stato il loro cognome originario. Nel 1431 Giovannino fu Antoniolo fu Lorenzo de Lizolla.

de LOMBRO
Il 22 febbraio 1530 i fratelli Domenico e Giovanni fu Bartolomeo de Lombro (in Valcamonica) sono detti abitare ad Aprica.

MAFFEZZINI
Un Maffeo fu Antonio olim Maffeo -quest'ultimo dovrebbe essere il Maffezzino da cui discende il casato citato nel 1603 ci sembra da identificare con quel Maffeo fu Antonio Maffezini presente ai "sindicati" del 1614 e 1615; Antonio, figlio di questo Maffeo, nel 1628 sposava Elisabetta di ser Giovanni Cioccarelli, la sorella Giovanna, nello stesso anno, un ser Antonio, fratello della cognata, e una seconda sorella, Margherita, pochi anni dopo è moglie di ser Pietro Antonio Stampa. Abitavano al Dosso superiore.

MAGRINI
Un Iseppo detto Magrinus del fu Andrea de Licedo compare quale teste nel 1562 e nel 1570 ne conosciamo la vedova, Cristina del fu Bettino Turchi; questo stesso anno, il 26 febbraio il figlio di tale coppia, Iseppo, abitante in contrada Licedo, testava nominando eredi le tre sorelle.

MARIANI
Famiglia del Dossso superiore, detta anche Mariana e Marianini: un Pietro del fu Bernardo detto Mariana nel 1535 il cui fratello dominus Cristoforo esercita la mercatura a Tirano ove compare quale teste nel 1547, mentre suo figlio Vincenzo è qualificato addirittura nobilis dominus: aveva preso in moglie Margherita del nobile Giuseppe Quadrio di Tirano dal quale ebbe un'unica figlia, Ippolita (1595-1630) prima consorte di Carlo II dei Besta Azones (1588-1658). Dopo la prematura morte di Vincenzo, Margherita Quadrio si rimaritava col dottore in utroque Andrea Torelli di Villa che, in seguito a tale matrimonio, prese stanza a Tirano. La famiglia Mariani continuò con i discendenti di Pietro, sempre tra i maggiorenti di Aprica, ma mai a simili altezze: un ser Domenico è console nel 1614-15 e compare spesso anche a Stazzona ove è detto del Marianello. I suoi figli, con Lorenzo, cominciarono a portarsi alla Motta e uno di essi, Cristoforo della Mariana, lasciò solo tre femmine tutte maritate ad Aprica, dopo delle quali non ritroviamo più in paese tale casato.

dela MASA
Abbiamo già ricordato una Petra fu Giovanni olim Bertramo dela Masa del Dosso maritata ad un Bettini, indi a Maffeo Arigi prima del 1530; nel 1544 tra i vicini c'è un Bertramo fu Petrolo dela Masa del Dosso superiore e il figlio di questi, Bartolomeo, è citato nel 1570. 1127 agosto 1603 figura tra i vicini un Pietro fu Giovanino della Masa(v. BALSARINI).

del MEGNO
Gli eredi di un Martino del Megno il 2 luglio 1571 (v. de CARATIS).

dela MEIA
È teste nel 1571 Matteo fu Domenico Ricieti dela Meia e si tratta dell'unica attestazione (v. RICETTI).

del MEIO
Il 12 dicembre 1548 tra i testi ad un atto abbiamo un Giovanni fu Giovanni del Meio de Licedo che, a nostro avviso, andrebbe identificato con il vicino presente al "sindicato" del 1544 col cognome Tabone (v.). Meio/Meia: forma abbreviata del diffuso prenome Romerio (Romeo, pellegrino a Roma), soprattutto nella forma maschile, più raramente anche di Bartolomeo.

MELONI
Un Simone fu Gio. Pietro Meloni d'Aprica sposava il 30 novembre 1637 Fiorina fu Antonio Ganza di Stazzona, cosicché troviamo i suoi figli stanziati a San Rocco ove Domenico, il 7 maggio 1668, prendeva in moglie Domenica Svanella; tuttavia qualcuno rimase -o tornò- ad Aprica come quel Simone che nel 1718 vi aveva sposato una Caterina Bozzi e quel Giacomo che nel 1717 sposava Maria Balsarini. Grazie ad un atto matrimoniale del 4 luglio 1678 sappiamo che lo sposo Simone era fìglio di Gio. Pietro Lizadini detti Meloni d'Aprica. Ultimo in paese sembra stato un Giacomo detto Porin deceduto all'età di circa 62 anni il 29 luglio 1817. Questi ultimi Meloni sono detti talvolta Meloncini.Una Caterina del fu Simone il 24 aprile 1741 andava sposa a Pietro Cioccarelli.

de MIOTTA
Il 15 aprile 1616 Gio. Antonio di Franceschino de Miotta sposava Giovannina di Gio. Pietro de Bettinis: unica attestazione!

MORASCHINELLI
Nel convocato del 15 luglio 1431 fìgura un Romeriolo di Moreschino de Licedo che non sappiamo se identifìcare con un Moreschino Petriboni de Auriga (v.). Certo è che nel l544 tra i vicini abbiamo Giovannino fu Moreschino Moreschini de Licedo, che non dubitiamo appartenere alla famiglia di anzi citata: costui aveva un gran numero di fìgli, tutti citati nel 1570, il più giovane dei quali, Bernardino, nel 1603 è già detto Moraschinel e così i suoi nipoti Pietro fu mastro Giacomo, nel 1614, e Agostino fu Moreschino, nel 1615.

MORASCHINI
Un Moreschino fu Agostino del Corvo del Hospitale pare nel 1571 e viveva ancora nel 1603, allorché il fìglio Marchesino partecipa al "sindicato" col proprio fìglio Giovanni. Sono anche detti Moraschini del Hospitale ed appartenevano presumibilmente al ramo dei Corvi detti d'Ostin.

dela MORESCHINA
Si tratta semplicemente del soprannome del console apricasco del 1431 il quale è in realtà un de Lizolla (v.). Per inciso il nome Moresco/a con i suoi diminutivi era frequente nella bergamasca e di là venne introdotto anche nella valle dell'Adda.

MORETTI
Nel 1544 il console d'Aprica è un Pietro fu Maffeo Moreti de Licedo (Maffeo Moretus dovrebbe essere lo stipite della famiglia). Un Uberto fu altro Maffeo nel 1627 sposava Bertramina Stampa e un Cristoforo fu Gio. Pietro una Maffina fu Giacomo Bellavida de Alicedo il 16 agosto 1637. Non v'è alcun legame con le famiglie omonime senti in Valtellina, specialmente a Tresivio.

MOSTACCHI
Di questa famiglia conosciamo bene il capostipite in quanto presente tra i vicini nel 1431 : Mostachus fillius Pecini del Dosso che è anche citato nel 1452. Il 13 gennaio 1439 abbiamo anche un Paolo fu Pezino de Aurigha, forse fratello di Mostacco (v. però NEGRI) e il 4 gennaio 1446 un Uberto fu Pezino de Agono nel 1452... Nel 1544 tre fratelli, Antonio, Domenico e Pietro del fu Giovanni del Dosso superiore figurano tra i vicini e nel 1603 un Giovanni fu Bernardo e i fratelli Domenico e Maffeo fu Giovanni. Questo Maffeo è forse lo stesso che il 21 maggio 1623 sposava Stefana fu Tonio Sistoni, mentre suo figlio Giovanni nel 1662 impalmava Agnese Bonini. Nel 1872 ancora due membri di questa famiglia, Carlo e Pietro, vivevano in contrada Liscedo.

NEGRI
Nel 1431 Paulus et Ubertus fratres filli quondam Pecini Nigri e Uberto fu Pezino del Nigro viveva ancora nel 1466, tuttavia non riteniamo esista alcuna relazione tra costoro e la più tarda famiglia Negri sorta, senz'ombra di dubbio, dal ceppo dei Gobbi, a meno che, ma si tratta di una semplice ipotesi buttata lì più per amor d'accademia che altro, un più antico ceppo Negri non avesse assunto il nuovo cognome Gobbi a causa dell' imperfezione fisica di un suo componente, per poi tornare, nel volgere di qualche generazione all'antico casato. Certo è che il cognome Negri tout-court, senz'accenno al più antico Gobbi, compare assai tardi, in particolare nell'obituario. Così un Gio. Pietro, morto nel 1738 all'età di 73 anni o un ser Domenico morto nel 1733 a 54 anni: la mancanza dei libri battesimali del '600 ci impedisce di sapere se costoro, al battesimo, fossero già detti Negri o ancora Gobbi e Antonio, Domenico e Lorenzo e Giovanni erano i nomi più frequenti in entrambe le famiglie. Certo è che i Negri, al pari di altri compaesani, si allontanarono numerosi dal paese in direzione della Motta, ove un ser Giovanni del fu ser Domenico il 4 gennaio 1753 prendeva in moglie la domina Caterina del fu dominus Martino Aronzio, stato pretore di Teglio, ma soprattutto verso Tirano, ove la famiglia entrò a far parte del patriziato cittadino rivestendo, con uno dei suoi membri, la prestigiosa carica di capitano delle milizie e spingendosi fino a Bormio, ove pure i Negri contarono tra i maggiorenti e furono eredi dei locali patrizi Dea.

PARTESANA
Un sondalino di nome Giovanni s'era stabilito alla Madonna secondo lo stato d'anime del 1866.

PAULI
Il 22 febbraio 1530 sono citati quali confinanti illorum Bernardi Pauli.

PEDRETTI
Un Giovanni viveva nel 1637 ed era padre di Maddalena, sposa il 9 novembre 1636 ad Antoniolo fu Pietro Moraschinelli di Alicedo, di Francesco, che lo stesso anno prendeva in moglie una camuna, e di Pietro, il quale, i1 23 agosto 1637, sposava Maria fu Pietro Schenoni di Stazzona.

PEDROBONI
Un Moreschino Petriboni di Aprica compare il 13 gennaio 1439 ed era ancora vivo il 17 gennaio 1450, allorchè il figlio Antoniolo è teste ad un atto; un Giovannino de fu Antoniolo Moreschini è membro del consiglio maggiore del comune di Teglio nel 1470 (cfr. MORASCHINELLI e de LIZOLLA).

PINCHA
Nel 1431 un vicino Simon dictus Pincha filius quondam Bonini.

POLATTI
Un Giovanni fu Giacomo Polatti tra i vicini nel 1614 e 1615 con un Pol detto Polat del fu Bartolomeo Polatti del Dosso superiore. Un Bartolomeo, figlio di quest'ultimo, fu padre di Giacomo, marito di Caterina Bedolla nel 1673 e di Giacoma, sposa di Giacomo fu Stefano Bellavida, il 17 aprile 1674. (v. deARICO).

RAMPELLINI
Un Giacomo fu Paolo Rampellini del Dosso teste nel 1570, poi solo un'altra menzione, il 22 gennaio 1614 con Gio. Giacomo fu Paolo Rampelini d'Aprica (cfr. de CEMIDO, de CERVEDO).

RASEGOTTI
Un mastro Domenico fu Bartolomeo detto Rasegotus nel 1566, padre di un mastro Giovanni, teste ad atti tra il 1577 e il 1606, tra i vicini del 1603 come Giovanni fu menico del Bonetto, e di mastro Matteo tayapietre marito di una Fiorina nel 1579 e ancora vivo nel 1603. Domenico detto Rasegotus, figlio del sudetto Giovanni, è tra i vicini del 1615 e in un atto del 16 agosto 1631 appare come menico de Bonetis.

RICETTI
Da un Matteo fu Domenico Ricieti dela Meia (v.) teste nel 1571; abbiamo poi un Domenico detto Rizetus del fu Lorenzo de Quuino (?!?) tra i vicini del 1603 e un Giacomo fu Bertramo tra quelli del 1615. Un mastro Gio. Pietro fu Giovanni detto Ricetus Dossi superioris, teste ad un atto il 15 marzo 1634, è detto abitare a Tirano ove il giorno 11 di gennaio di quell'anno già si trovava un ser Antonio: questi Ricetti, detti però Rizzetti entrarono nel novero dei notabili tiranesi. A Stazzona il cognome appare nel 1681 e nell'estimo del comune di Villa (con Stazzona), sin dal 1665, leggiamo di "mastro Antonio quondam Gio. Pietro Riscietto d'Aprica ferraro a Villa", mentre a Stazzona, ove i Ricetti sono menzionati nel 1681, ancora nel 1766 viveva una Maria Elisabetta del fu mastro Cristoforo.

dela RIZIA
Gio. Antonio fu Bartolomeo della Ritia nel 1603, Bernardino di Bartolomeo nel 1614, Bernardino della Riccia nel 1615: si tratta di soprannome dei Cioccarelli già attestato nel 1534 con un ser Bernardino fu ser Matteo detto dela Ritia, ma perso dai Cioccarelli fin dal '600: nel 1866 gli scotum di tale famiglia erano affatto differenti: Bindot, Treboc, Simonì, Gatta, Brusasch, ecc.

RUINA
Un Domenico Ruina muore sessantenne ad Aprica il 3 gennaio 1749 probabilmente immigrato dalla vicina Santa Cristina ove il cognome era presente da secoli.

SCHIVARDI
Bernardo fu Domenico de Scevardo compare nel 1535 e nel 1544 è detto fu Domenico Schivardi del Dosso. Bono è presente al "sindicato" del 1603, il figlio Bernardo a quelli del 1614 e del 1615; Antonio, suo fratello, sposa Bertramina fu Antonio Stampa il 25 gennaio 1626 e nel 1626 è teste a un atto come Tognolo Boni de Schivardis; un suo figlio, Bernardo, l'11 giugno 1668 prendeva in moglie Maria di Cristoforo Mariana del Dosso superiore e fu padre di un Antonio, console nel 1714, e marito dal 21 giugno 1694 a Caterina del fu Pietro Zermella (Sciarmella) dalla quale ebbe un figlio, Cristoforo, che si trasferì alla Motta e i cui discendenti tuttora fioriscono a Stazzona. Un Antonio fu Giacomo, marito di Margherita Stampa fu console nel 1711 ed è forse da costui che discesero i rappresentanti della famiglia rimasti ad Aprica. Il cognome deriva dal termine dialettale Schivard, col significato di scansafatiche, oggi forse limitato all'area bormiese, ma un tempo d'uso generale in Valtellina come ci attesta un documento del 3 aprile 1410 ove figura un Dominicus Schivardus filius quondam Martini de Datio.

SCIARMELLA
Un Bartolomeo fu Petrolo Cermele figura tra i vicini nel 1544, Bernardino fu Pietro del Sciarmela tra quelli riuniti nel 1603 e nel 1614. Nel 1603 è presente come testimone un Bartolomeo fu Pietro del Dosso inferiore che ci sentiremmo di accostare ai precedenti, d'altro canto tali nomi sembrano estranei alle uniche due famiglie conosciute, Caldini e Gaffi, che avessero le loro dimore in quella contrada. I Sciarmella dovevano essere contadini abbastanza abbienti se un altro Pietro il 10 maggio 1655 sposava Maria del fu ser Ferdinando Cioccarelli. È certo grazie a questo matrimonio che il nome Ferdinando entra anche in questa famiglia

deli SEYTIS
Il 31 ottobre l580 troviamo teste in Tovo un magister Petrus Scharpategius filius quondam Joanini deli Saetys de Auriga. Nel primo Status Animarum di quella parrocchia (1622) risultano abitare, nella Quadra di Sotto, i figli del fu Pietro d'Aliceto detto Scarpategio, uno dei quali, Giovannino, accasato con Caterina Armanasco Baratel, era padre di un maschietto di quattro anni, Pietro, e di una neonata.

de SIMONIS
Il 16 agosto 1634 incontriamo i fratelli Simone e Agostino del fu Giovannino de Simonis de Auriga, ma si tratta soltanto del soprannome di una famiglia Corvi.

SISTONI
(v.Cestoni).

SOLDARELLI
Un Bernardo detto Soldarelli compare nel 1473 e, al momento, ignoriamo a quale casato lo si possa accostare. Il 22 febbraio 1530: heredes quondam Bernardi Soldati.

SPITIARII
Maffeusfilius quondam Johannis dicti Spitiarii figura tra i vicini nel 1431.

dele SPONDIS
Un Giacomo del fu Antoniolo dele Spondis figura tra i vicini nel 1544.

STAMPA
Un Simone di Franzolo dela Stampa abitava ad Aprica nel 1381 e doveva essere prsona di qualche riguardo, membro probabilmente del consortile degli Stampa di Gravedona, se una sua figlia, Alliona, il 23 dicembre 1444 era moglie di Antonio detto Togno del fu ser Marcuccio dela Pergola, miglia che possedeva una torre (in Torazio) in quel di Stazzona. Nel 1470 ser Andreolo era console del paese, il fratello Franceschino, dopo esser stato console nel 1477, uno dei "sindici" nel 1487, Gio. Antonio console nel 1602, Gio. Giacomo nel 1603, ser Cristoforo nel 1632 e nel 1651. Gli Stampa avevano dimora nella parte superiore del paese, presso la chiesa di Santa Maria e tessero relazioni matrimoniali anche al di fuori dell'Aprica: un ser Franceschino, nel 1547, aveva in moglie una Giovannina del Zane di Ponte (una famiglia uscita dal consortile dei discendenti di Guizardus da Ponte), ser Carlo nel 1654 sposava Lucia fu Bernardo Cristinoli, ramo minore dei Besta di Teglio, il dominus Ferdinando, fratello del curato Stampa (1816-46), s'era unito ad una domina Elisabetta Lavizzari e Maria Colomba, nata da questa coppia, il 16 giugno 1837 s'accasava con Ascanio di Antonio Lavizzari di Teglio. Diversamente dai molti compaesani allontanatisi dal paese gli Stampa sembrano essergli stati sempre fedeli.

STAMPINI
Ramo della famiglia Stampa derivato da uno Stampino dela Stampa già defunto il 25 agosto 1487 allorché il figlio Giacomo figura tra i "sindici" del paese. Nel 1603 i fratelli Stampino e Giacomo del fu Pietro, nel 1615 anche Giacomo figlio di detto Pietro. Più tardi Stampini diviene anche un soprannome di una famiglia Ambrosini, si chè, senza una specifica ricerca, è difficile separare i membri delle due schiatte.

de SUMMAVILLA
Nel 1562 troviamo teste un Andrea fu Simone olim Simonino de Summavilla di Aprica che riteniamo però di poter assegnare al consortile degli Stampa stanziato, appunto, in cima al paese.

de TABACHINO
Un ser Semprebono detto Tabachinus di Zane fu Romerio de Lizola abitante alla Carona è documentato tra il 1447 e il 1472 e alcuni tra i suoi discendenti si portarono ad Aprica: un nipote Pietro, fu Paolo fu ser Giovanni, nato da una domina Margherita Homodei di Sernio, il 16 gennaio 1506 viene investito della taverna d'Aprica per quattro anni e il fratello ser Romerio, portatosi a Tirano, darà origine alla locale famiglia Scalvizzari. Un cugino di Pietro Paolo, ser Graziolo fu altro Pietro Paolo, viveva ad Aprica ed aveva in moglie una domina Felicita Piatti e ne ebbe, tra gli altri, un ser Pietro Paolo passato a Vezza d'Oglio (1585), indi a Tirano e il cui figlio, mastro Graziolo, sposava Ippolita del dominus Giasone Quadrio di Grosio e dalla quale ebbe una Caterina che il 9 gennaio 1624 andava sposa in Tirano a tal Pietro Antonio Galerati di Busto Arsizio. Altri Tabachini vissero ad Aprica, come un ser Bernardino, vivente ancora nel 1510, due dei cui figli, Gio. Antonio e Lorenzo, nel 1547 vivevano a Siracusa da oltre vent'anni.

TABONA
Forse in origine del Meio de Licedo (v.), compaiono nel 1544 con Giovanni fu Giovanni Tabone e mastro Meio fu Giacomo Tabone. Tra il 1548 e il 1570 figura tra i testi ad alcuni atti un Maio fu Tognolo dela Tabona, mentre nel "sindicato" del 1603 era presente un Bernardo fu Gio. Antonio dela Tabona. Matronimico da Tabona, nome augurale di tipo medievale

TAGLIAFERRI
Un Antonio oriundo di Pezzolo Bergamasco viveva in contrada Madonna sin dal 1849 e lasciò discendenza.

TOGNI
Sono citati a Stazzona nel 1691, ma ad Aprica dobbiamo attendere ancora qualche anno -vale quanto già osservato circa i Negri- per incontrarli: infatti una Maria, andata sposa a Giacomo Stampa il 7 gennaio 170l, e suo fratello Pietro, marito di Anna Maria Omodei di Tirano, sono detti figli del fu Giovanni de Giovan de Tognis l'una, e solo Togni l'altro e ancora nel 1728 troviamo un Giovanni di quei di Giovanni detto Togno, a parte un Giovanni fu Antonio Togno che nel 1726 sposava una Giovannina Bozzi.

TOGNOLI
Un Carlo del fu Stefano Tognoli il19 maggio 1768 sposava ad Aprica Caterina fu Carlo Stampa: era probabilmente forestiere benché nell'atto di matrimonio non venga aggiunto alcunché.

dela TURE de Ambria
Nell'atto del 1348 tra i testi troviamo Petrobono quondam Venture de Lature de Ambria, senza peraltro la certezza che si trattasse di un vicino di Aprica.

TUSI
Gli eredi di Antonio illorum Tusi e un cugino, non nominato personalmente, sono ricordati il 19 febbraio 1618.

de VALTORTA
Tra i vicini del 1431 v'è anche un Albertinus dictus Troterius filius quondam Romerioli de Valtorta.

VERONA
Simonino fu Andreolo Verona compare tra i vicini del 1544, Simone fu Andrea, Bernardino e Giovannino fu Simone e Simone fu Bartolomeo nel 1603 (l'ultimo anche nel 1614 e 1615) e un Simone fu Bernardino nel 1615: questi potrebbe essere lo stesso che fu console nel 1637 e che prendeva in moglie successivamente una Domenica Schioppetti della Motta, il 23 aprile 1632, e una Margherita di Stazzona, senza indicazione di casato, il l5 gennaio 1637. Anche un Andrea del fu Simone i1 4 maggio 1688 sposava una stazzonasca, Maria del fu Antonio Joanarii. Oggidì la famiglia Verona è stanziata a Bianzone.

del VILANO
Un Giovanni de Vilano è documentato il 28 settembre 1427 (v. BONFILIOLI).

ZUPPA
Nel "sindicato" del 27 agosto 1603 era presente anche un Bartolomeo fu Pietro del Zuppa, certo discendente di quel Giovanni o Giovannino detto Zup(p)a de Zoncholla del Monte di Stazzona, documentato ai primi del '400.


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