Menu di navigazione

 
La Gatta, dove il vino è anche storia

Catone e Virgilio gli hanno dedicato trattati, Plinio ha scritto capitoli interi sulla potatura delle viti fino alle numerazioni delle qualità dei vitigni.
Ma il vino – oltre che bevanda che agisce contro i processi di invecchiamento della pelle, sul sistema nervoso ed immunitario e, di fatto, piace per il suo unico sapore - è anche strumento di socialità e di convivialità.
E alla casa vinicola La Gatta di Bianzone anche di cultura, storia, ambiente ed enogastronomia.

Insomma parlare solo di vino a La Gatta è divenuto riduttivo, tali le proposte che la tenuta dei Fratelli Triacca propone favorendo anche quel tipo di turismo enogastronomico che oggi è un trend: degustazioni guidate per clienti affezionati e nuovi visitatori, la partecipazione ad eventi, la promozione stessa di manifestazioni (ad esempio mostre), ma anche la possibilità di seguire un percorso fra i vigneti.
Il tutto in uno scenario storico da favola come l’ex monastero domenicano, poi residenza della famiglia Gatti di Como, nel 1900 della famiglia svizzera dei Mascioni, che producevano vino.
Nel 1969, la famiglia Triacca ha acquistato la tenuta che è divenuta una sede di rappresentanza, oggi centro di pellegrinaggio non più religioso, ma enologico se possiamo così chiamarlo.

La proprietà è, come detto, dell’azienda Fratelli Triacca, il cui albero genealogico è alquanto ramificato.
Le due famiglie, che si sono scisse negli anni ’20, sono divenute due case vinicole la “Pietro Triacca”, e i “Fratelli Triacca”.
La “Fratelli Triacca” a sua volta è divisa in due famiglie grosse: famiglia Domenica Triacca che nel giugno scorso si è ritirato, e la famiglia di Giovanni Triacca che è presidente della società con il fratello Luca (proprietario delle tenute in Toscana) ed enologo.
Nello statuto, che risale più o meno al 1877 quando inizia l’attività, si prevede che di queste società faccia parte solo un membro Triacca.

«L’attività principale è quella di produrre e far conoscere i vini Triacca – spiega Sonia Savio, responsabile degli eventi della casa vinicola di Bianzone -.
Il mercato più grosso è costituito da quello svizzero, dove va il 50% della produzione, in Italia esportiamo il 42% e nel resto del mondo l’8%.
La produzione totale annua (compresa quella in Toscana) è di un milione di bottiglie.
La particolarità dei vigneti coltivati a Bianzone – in tutto 13 ettari – è che viene prodotto un vino che solo qui si fa: il vino “Casa la Gatta” e “Riserva la Gatta”, due vini Valtellina superiore docg, per 150mila bottiglie annue.
Ma La Gatta è stata pensata non solo per il valore commerciale con due vini identificativi, ma anche come una casa che abbia un appeal pure per chi non beve vino».

Ecco spiegati gli onerosi interventi fatti negli ultimi tempi per valorizzare la tenuta : restauro della chiesetta con ingresso dalla casa, gazebo esterno, passerella in legno all’entrata, nuova porfidatura, sala degustazione al piano terra, mentre resta tuttora inutilizzato il terzo piano (al secondo piano ci sono le cucine, tre saloni e l’accesso a giardino).
L’ultima novità è la sala degustazione, nata dove prima c’era un magazzino.
«Da 50 anni proponiamo il pranzo legato alla degustazione con menu immutato (affettati, pizzoccheri e formaggi), ma tengo a precisare che non facciamo ristorazione – prosegue -.
Vogliamo offrire un pacchetto “comunicativo” fatto di vini, certo, ma anche di cibo e territorio valtellinese.
Le persone che accedono sono gruppi organizzati da agenzie e su prenotazione (oltre le 8 persone).
Da poco abbiamo aperto, inoltre, la sala degustazione soprattutto per gli italiani (1.500-2000 persone nel 2008) pensando alla famiglia valtellinese che, ad esempio, il sabato voglia venire a conoscere questo posto o al turista di passaggio.
Per ora siamo aperti da martedì a sabato, ma abbiamo intenzione di aprire in futuro anche nel fine settimana quando le persone si spostano».

«L’occasione è quella di far conoscere il palazzo, fare due percorsi nelle vigne (uno di soli venti minuti) dove è stata allestita anche un’area di sosta e assaggiare un buon bicchiere di vino – sempre Savio -.
L’aspetto che curiamo è costituito da accoglienza e servizio di qualità.
In Valtellina il turismo enogastronomico non è poi così sviluppato come si dice, bisogna ancora lavorare in questo ambito con una migliore organizzazione da parte dei consorzi e una migliore comunicazione fra case vinicole».

LA STORIA DE “LA GATTA”

La tenuta La Gatta è un ex monastero del 1500 costruito dai monaci domenicani ed utilizzato quale ospizio dove i pellegrini potevano rifocillarsi e pernottare.
A quei tempi la Valtellina apparteneva ai Grigioni, il loro dominio durò dal 1512 al 1797.
Durante questo periodo la Valtellina fu teatro di gravi scontri tra cattolici e protestanti a causa della Riforma che fece nascere diverse contestazioni e incomprensioni.
Fu proprio in questo periodo che i monaci domenicani abbandonano il monastero e la Valtellina.
La tenuta venne acquistata da una nobile famiglia di Como De Gatti come residenza estiva e dai quali prese il nome “La Gatta”.
E’ ancora presente lo stemma della famiglia in un salone interno della Tenuta, nella chiesetta privata e nella fontana esterna vicino al giardino.
Nel 1800 la proprietà fu venduta alla famiglia Mascioni di Campascio, Svizzera.
I Mascioni trasformarono la Gatta in una vera e propria casa vitivinicola.
Furono piantate nuove vigne e altre acquistate dai vicini.
In varie tappe i Mascioni proseguirono con la realizzazione delle cantine di vinificazione per una capienza totale di 700.000 litri.

La Famiglia Triacca acquistò la Gatta nel 1969, la Tenuta comprende 13 ettari di vigneti che la circondano e parte delle cantine di invecchiamento, la cantina di vinificazione ha sede in Villa Di Tirano.
Gli avi Domenico e Pietro cominciano a vendere vini nella locale Poschiavo alla fine del 19° secolo.
Nel 1897 acquistano un piccolo vigneto nella zona del Valgella e, per poter smerciare i loro vini, aprono una mescita a Campascio.
Negli anni Venti le famiglie dei due fratelli fondatori si separano.
Una apre un'azienda con il nome di Pietro Triacca, l'altra con il nome Fratelli Triacca.
Dopo il 1950 la Fratelli Triacca trasforma completamente la propria azienda, passando dai vini sfusi a quelli in bottiglia.
Gli impianti di cantinaggio necessari vengono costruiti oltre confine, mentre in territorio svizzero costruiscono la nuova sede aziendale, comprendente anche un impianto automatico d'imbottigliamento.
Seguono ulteriori e moderne cantine a Villa di Tirano.
Gli utili sono investiti in nuovi metodi di coltura e affinamento, nell'intento di agevolare il lavoro manuale, produrre in modo ecologico e migliorare la qualità.
Metodi, per la Valtellina, quasi rivoluzionari.
Nel 1969 viene acquistata vicino al primo vigneto la tenuta La Gatta e, in Toscana la tenuta La Madonnina a Greve In Chianti.
Nel 1990 la F.lli Triacca aggiunge la terza Tenuta “Santavenere” vicino a Montepulciano e il quarto podere “Spadino” nella Maremma nel 2000.
I quattro vini che rappresentano al meglio l’azienda sono: Valtellina Superiore Casa La Gatta, vino ricco di aromi, pieno, di grande struttura e con abbondanza di tannini morbidi e delicati, Valtellina Superiore Riserva La Gatta vino rotondo e molto elegante, Valtellina Superiore docg Prestigio, vino superbo e immagine dell’azienda, Sforzato di Valtellina San Domenico, vino ricchissimo di estratti, elegante, fine e longevo.


di Clara Castoldi

Ritorna alla pagina precedente
Abriga.it nasce come portale della cultura, delle tradizioni, delle bellezze paesaggistiche del territorio di Aprica.
Nelle pagine si potrà trovare tutto ciò che ha attinenza con la nostra storia, ma anche con l'attualità.
Pagina creata in: 0.004 sec
Tutto il materiale in questo sito è © 2004-2020 di Abriga.it C.F. 92022100140 Informativa legale

All rights reserved