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Il cuore di Tirano in una guida

«Tirano a nessun paese è secondo in Valtellina per grandezza, splendore di edifici, nobiltà degli abitanti, ricchezza di aristocrazia, fertilità della terra circostante, coltura dei vigneti, posizione, per le mura che lo cingono e anche per la mitezza del clima».
Con questa frase, tradotta dal latino e tratta dal “De Rebus Vallistellinae” di Giovanni Tuana, lo storico tiranese Gianluigi Garbellini ha voluto aprire il volume “Tirano.
Il centro storico”, pubblicato dalla cooperativa editoriale Quaderni Valtellinesi e che rappresenta ad oggi l’unica guida del centro storico del capoluogo abduano.

Qual è il criterio con cui è stata ideata e poi scritta questa guida?

«L’impostazione che ho voluto dare a questa guida, come alle due precedenti scritte per il comune di Teglio, è quella di essere una guida virtuale e reale.
Il lettore se la può leggere stando seduto sulla poltrona di casa e, magari, maturare la voglia e il desiderio di andare di persona a conoscere la cittadina e i suoi tesori.
Oppure il visitatore può prender il libro e fare un giro per Tirano facendosi condurre dalle descrizioni.
Insomma è una guida fruibile, anche se non tascabile, ma ho visto persone per la città che, con il libro in mano, seguivano le indicazioni.
Ho volutamente scelto un linguaggio piano e semplice, di immediata comprensione con periodi piuttosto brevi.
Mi piace anche scrivere i cosiddetti “mattoni”, ma in quel caso si dà un taglio diverso e ci si rivolge agli addetti ai lavori.
Qui siamo di fronte, invece, ad un testo con finalità divulgative».

Qual è l’obiettivo di questo prodotto?

«Ho voluto dare agli abitanti e ai turisti uno strumento di conoscenza, che può essere approfondita.
All’inizio del volume c’è una scheda storica che delinea in breve la storia di Tirano.
Spesso ci si rende conto che non c’è una buona conoscenza delle nostre radici e del passato.
Fortunatamente nelle scuole, negli ultimi anni, si sta facendo un buon lavoro con le ricerche che hanno aiutato i ragazzi a scoprire la storia e l’aspetto artistico e monumentale del nostro paese.
La mia guida vuole essere un contributo».

E’ l’unica guida a Tirano?

«Al di là delle guide incentrate sul santuario della Madonna di Tirano, in cui si trovano solo accenni alla storia di Tirano, una guida sulla città e sul suo centro storico non è mai stata scritta.
Ci voleva proprio, così io e Dario Benetti, che ha seguito l’apparato iconografico, abbiamo mostrato la guida di Teglio al sindaco di Tirano che ha accolto il nostro progetto (fatto gratis amore Dei da Garbellini e Benetti, nda) e ha acquistato le copie del guida».

Dove ha attinto le informazioni?

«In questa guida, come in tutti i lavori che svolgo, conduco innanzitutto una ricerca di archivio.
Il metodo di lavoro è quello di mettere insieme documenti, tradizioni e ipotesi.
Ho attinto all’archivio parrocchiale e comunale, agli archivi privati delle famiglie che sono stati molto contenti di fornire notizie e documenti.
La base è scientifica, dove non c’è il documento si fanno le ipotesi».

Qual è l’aspetto di Tirano che si evince dal libro?

«Tirano ha avuto un’importanza nel passato maggiore rispetto ad oggi.
Tirano era il centro della Valtellina, Morbegno era un paese e Sondrio aveva un ruolo solo amministrativo.
Tirano ha una storia millenaria e una storia particolare.
Ad esempio il Sacro macello è partito da Tirano.
Mentre Chiavenna ha avuto sempre un’attrazione per i Grigioni e una nostalgia per il governo grigione, Tirano no.
Ricordo l’episodio dei due fratelli Merizzi, Carlo Giuseppe e Pietro Antonio, incolpati di aver ucciso il podestà, che invece era morto accidentalmente.
I Merizzi erano riusciti a scappare, ma erano stati condannati a morte in contumacia dai Grigioni che hanno messo in prigione il padre, confiscato i beni, distrutto la casa e costruito la colonna infame sul luogo dove sorgeva la casa dei due chierici (1732).
Un fatto che ha lasciato nei tiranesi uno strascico di ritrosità nei confronti del governo grigione.
Ora abbiamo il desiderio di riannodare e lo si sta facendo, ma oggettivamente nella storia di Tirano c’è questo aspetto».

Al lavoro ha collaborato anche Dario Benetti per l’apparato iconografico e la postfazione.

«In una guida l’apparato fotografico è fondamentale, perché deve stuzzicare il lettore, suscitare l’interesse.
Ci sono alcune foto mie e di altri fotografi, ma la maggior parte delle immagini sono di Dario Benetti, mio amico e grande conoscitore di Tirano visto che si sta occupando dello studio del Piano del governo del territorio.
Abbiamo girato tutta l’estate scorsa in lungo e in largo tutte le strade di Tirano, armati di macchina fotografica.
A questo si aggiunge il lavoro che ho fatto per raccogliere notizie e informazioni.
In tutto ci sono voluti due anni di lavoro fra reperimento, concezione dell’opera, scrittura e pubblicazione.
E’ stato un lavoro lungo, ma ci siamo anche divertiti».

Lei è grande conoscitore della sua città, ma c’è qualche luogo che non conosceva e che ha avuto modo di scoprire durante lo studio?

«Ho avuto modo di scoprire, grazie alla disponibilità dei proprietari, due palazzi dove non ero mai entrato: palazzo Merizzi e palazzo Torelli.
L’interno di palazzo Merizzi è stato una sorpresa, c’è una stua meravigliosa del ‘700 con un affresco monocromo che rappresenta il santuario, le botteghe sulla piazza e la casa Marinoni sede dei deputati.
E palazzo Torelli con un bellissimo salone e il soffitto dipinto di Giovan Battista Muttoni».

E una curiosità ?

«C’è una curiosità legata a palazzo Merizzi e ad un suo esponente: Carlo Alberti, ufficiale nell’esercito austriaco sotto il comando di Radetzki nel 1848 durante la prima guerra d’Indipendenza, in combattimento contro i piemontesi e i volontari italiani.
Fedele al suo giuramento all’imperatore Francesco Giuseppe, si ritirò in Austria a Gratz dove morì nel 1866.
Da lui ebbe inizio il ramo austriaco della famiglia, di cui è noto un discendente, il tenente colonnello Erik von Merizzi che rimase ferito nel primo attentato di Sarajevo nel giugno 1914, precedente a quello letale per l’arciduca Ferdinando e la sua consorte, assassinati proprio mentre si stavano recando all’ospedale per salutare il Merizzi».

In base ai sopralluoghi effettuati, come giudica lo stato conservativo del patrimonio architettonico e artistico di Tirano ?

«Questa è una domanda molto importante.
Facendo una somma di tutto, devo dire che il patrimonio monumentale legato a famiglie aristocratiche è in discreto stato di conservazione (palazzo Salis, D’Oro Lambertenghi e Mazza).
Purtroppo ce ne sono altri che hanno bisogno di restauro.
Palazzo Merizzi è tenuto con amore dai proprietari, ma necessita di manutenzione.
Un pezzo di cornicione si è staccato e il bel cortile, che abbiamo fotografato, non è agibile ora.
Invece l’aspetto rurale, che è una componente non indifferente per la città, è pressoché abbandonato e trascurato.
Mi ha rattristato vedere nelle strade di Tirano il totale abbandonato proprio dove ci sono le cosiddette “emergenze architettoniche”.
Un altro aspetto che si nota è la mancanza della guida nel recupero.
Bisogna dare delle regole e il Piano del governo del territorio dovrà proprio andare in questo senso.
In altri casi c’è la mancanza di gusto estetico, di capire importanza di un retaggio del passato.
Purtroppo non mancano lo sfacelo, le brutture, l’incuria e il disordine in alcune zone e abitazioni della città.
Ad esempio per scattare fotografie ed evitare brutture (addirittura un tazza del gabinetto appesa ad una porta) per me e Benetti sono state peripezie non da poco»

L’editore è la cooperativa editoriale Quaderni Valtellinesi per la quale lei ha già operato?

«Per la Cooperativa, di cui sono socio, ho scritto diversi libri, in tutto quattro guide: su Santa Perpetua e San Remigio antiche chiese gemelle alle porte della Rezia, una sul santuario della Madonna, due su Teglio e il territorio e ora sul centro storico di Tirano».

Cosa bolle in pentola ora?

«Mi piacerebbe molto scrivere qualcosa sulla Pieve di Villa di Tirano e sulla sua chiesa.
Inoltre vorrei studiare la camera Picta di palazzo Besta di Teglio, i cui affreschi vengono da Traona.
Mentre si stava togliendo una stua è emersa la parete era affrescata, sono stati fatti gli stacchi e portati a Teglio a palazzo Besta, che doveva essere in passato il museo della Valtellina.
La camera è un esempio della cultura umanistica in Valtellina, in cui ci sono, nel contempo, elementi del mondo classico e cristiano».

Scheda

E’ una guida facilmente sfogliabile, semplice, ma insieme ricca di testimonianze e particolari quella che Gianluigi Garbellini ha dedicato a Tirano e, in particolare, al suo centro storico.
La caratteristica di Tirano – come suggerisce il primo capitoletto del libro - è quella di essere una cittadina tra le montagne con le tre porte che la aprono verso il lago, l’Alta Valle e la Svizzera.
Dopo la localizzazione di Tirano, lo storico propone al lettore-visitatore una sintesi della storia millenaria di Tirano e un breve capitoletto sulla trasformazione avvenuta nella storia di Tirano, che esce dalle mura all’inizio del ‘900 e, dunque, la nuova Tirano nel borgo destro.
Ci si sofferma sulle costruzioni in stile Liberty, che testimoniano sviluppo urbanistico del secolo scorso.
Dopo l’introduzione segue la visita della città che la guida consiglia lungo quattro itinerari, che non sono stati studiati in base al tempo di visita, ma in base al percorso.
Naturalmente per il primo itinerario si deve mettere in conto di avere tempo vista la ricchezza delle proposte.

Nel primo itinerario si parte da porta Poschiavina e palazzo Pretorio, per passare per piazza Cavour e palazzo Marinoni, la chiesa di San Nicola Talentino, la collegiata di San Martino, palazzo Salis, palazzo D’Oro Lambertenghi, altre nobili abitazioni e la contrada di San Giacomo.

Il secondo itinerario si snoda dalla porta Poschiavina, palazzo Torelli, l’oratorio di San Filippo Neri, palazzo Merizzi, via Visconti Venosta e i suoi palazzi, l’oratorio dell’Angelo Custode, la porta Bormina fino alla chiesa di San Carlo.
In particolare lo studioso si è soffermato sulla porta Bormina.
Infatti c’è discussione in atto se la porta sia veramente quella oppure no.
Secondo i risultati dell’indagine di Garbellini quella è la porta.

Il terzo itinerario inizia dalla porta Milanese nella parte ovest del borgo, passa per palazzo Parravicini, la chiesa del Mariano Spasmo, le vie più antiche del borgo, il castello Sforzesco, la chiesa di S.
Maria, per andare verso il Dosso e ancora nella cerchia muraria.

Il quarto itinerario parte da viale Italia a piazza della Basilica, interessa il viale Italia e piazza Basilica, un accenno al santuario, via Rasica, la chiesa di San Rocco e di nuovo verso il centro.

Garbellini ha voluto proporre due passi nelle frazioni per descrivere caratteristiche e ricchezze di Cologna, Baruffini e Roncaiola.

Dario Benetti, che ha curato l’apparato iconografico, si è occupato della postfazione sull’identità del borgo nel contesto paesaggistico.
Arricchiscono la guida tre box su Luigi Torelli, Ludovico il Moro che ha fortificato Tirano, sulle corti e i ballatoi.



di Clara Castoldi

La guida
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