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Tovaglie artistiche a quadretti

Niente di più indicato, per un pranzo o una cena a base di pizzoccheri, che una tavola imbandita con una tovaglia a quadretti. In questo caso, però, la tavola a quadretti è un’opera d’arte dove l’immagine della cucina contadina viene nobilitata e sembra voler restituire un passato “tutto nuovo”, in cui ruralità e raffinatezza dialogano. Di grande pregio l’iniziativa culturale che l’Accademia del pizzocchero di Teglio, guidata da Rezio Donchi e non nuova ad eventi di qualità, ha intrapreso con la pubblicazione di un libretto intitolato “Tovaglie a quadretti”, con introduzione di Ernesto Ferrero. L’estate scorsa la chiesetta di San Pietro a Teglio ha ospitato la mostra dell’artista milanese (torinese di nascita e ormai tellina d’adozione), Tiziana Grassi, che ha esposto sette tele composte da 404 opere uniche ad olio. Ebbene queste opere sono state ritagliate e composte in altrettante piccole pubblicazioni che rappresentano, dunque, un unicum di grande preziosità. L'artista ha elaborato la tipica tovaglia a quadretti dando forma e colore diversi ad ogni porzione ed evidenziando così l'importanza di ogni singolo e semplice segmento che compone la cultura della tavola. Le tele-tovaglie sono impostate su trame rigorose, schemi bianchi e ritmici, in successione di attimi pieni, ma mai invadenti, dai quali occhieggiano quadretti distillati di colore in atmosfere astratte, estratti di piccoli paesaggi da contemplare pacatamente, nitidi e opachi insieme, forme modellate dal vento. Tovaglie a quadretti non è solo un’esposizione che “illustra” il gusto del nutrimento, è un dialogo, che mostrando forme astratte fa nascere paesaggi ed immagini che accompagnano giornate trascorse e future, appassionate e tranquille, leggere e nutrienti, in un affettuoso andirivieni quotidiano. Ad impreziosire ulteriormente il libretto, stampato dalla tipografia Bettini, l’introduzione di un altro torinese e tellino insieme, Ernesto Ferrero, scrittore e direttore del Salone del libro di Torino. «C’è un enigma che mi sembra sottendere i 404 quadretti a olio di Tiziana Grassi, ed è quello del Tempo – scrive Ferrero -. Come è possibile conciliare il suo scorrere, la sua inafferrabilità con la fissità della pittura? Come rendere il continuo trapassare che fa di ogni istante un’entità diversa da quella precedente? Dare mobilità a ciò che è statico, riprodurre il gioco cangiante di trasmutazioni, di cui è fatta l’arte della visione? La sfida è quella di rendere la molteplicità di ciò che pare non poter uscire dai vincoli dell’unicità». La sperimentazione di combinazioni sempre nuove giocate con pochi elementi-base è la sfida che già affascinava Italo Calvino, e più in generale i musicisti (pensiamo alle opere più ipnotiche di Bach, l’Arte della fuga o le Variazioni Goldberg). «È un’operazione che richiede al tempo stesso accuratezza di progetto, calcolo rigoroso e abbandono all’estro dell’invenzione – prosegue -. Nella continua metamorfosi delle tonalità, che si inseguono e accavallano come nuvole, nelle fughe musicali di Tiziana Grassi mi sembra di poter cogliere uno dei momenti in cui si saldano natura e cultura, abbandono e meditazione, semplicità e complessità, emozione e ragione».

di Clara Castoldi

L'artista milanese Tiziana Grassi a Teglio
Tiziana Grassi al lavoro
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