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Una scoperta: la galleria di mina

Il fatto che oggi si possa entrare e ammirare la qualità della struttura - nata paradossalmente per essere distrutta - ci fa capire che l’utilizzo per cui era stata costruita non è servito, per fortuna. Così oggi è possibile scoprire non solo una parte della storia, ma anche tecniche costruttive e strategiche del passato. Parliamo della galleria di Mina di San Fedele a Verceia, realizzata dall’esercito italiano nel corso della Prima Guerra Mondiale per bloccare il passaggio dei nemici, distruggendo le due gallerie, stradale e ferroviaria, costruite dagli austriaci fra la metà e la fine dell’Ottocento, come passaggio fra la Valchiavenna e il passo dello Spluga al confine con la Svizzera e la piana dell’Alto Lario. Abbiamo visitato la galleria – i cui lavori di riapertura al pubblico sono stati finanzianti dalla Cm di Valchiavenna nell’ambito del progetto Interreg forti Linea Cadorna di cui Ersaf era capofila - insieme ad una delle guide del Museo della Guerra Bianca che se ne occupa. «Ai primi del Novecento si pone il problema per lo Stato italiano della difesa dei confini a nord, dunque di una linea difensiva che proteggesse l’arco alpino da possibili incursioni di nemici d’oltralpe – spiega Luca -. Per cui vengono realizzate strutture imponenti (48 lungo in tutto l’arco alpino) con numerosi soldati in pianta stabile che vi lavoravano, come il forte di Montecchio a Colico. Unitamente a queste, vengono costruite strutture accessorie intorno per rendere più evidente la difesa sparsa a macchia d’olio, trincee dal Legnoncino al Legnone fino al passo San Marco, postazioni per soldati e predisposizioni per mitragliatrici e la mina di Verceia. Perché a Vercevia? Perché la strada arriva in questo punto in un imbuto: è chiusa da una parte dal lago di Novate con in fondo il monte Berlinghera, dall’altra parte dal monte Bassetta su cui corre solo la mulattiera attiva dal Cinquecento detta la strada dei cavalli su cui non poteva passare un esercito. L’esercito sarebbe potuto passare solo per le gallerie e dalla galleria di mina sarebbe stato bloccato o quanto meno rallentato». La galleria di mina viene realizzata fra gli ultimi mesi 1916 e i primi del 1917 con un sforzo umano incredibile. Nel ‘15 quando l’Italia entra in guerra, le alleanze sono decise e l’Italia sa che deve affrontare gli austro ungheresi. Il forte di Montecchio viene quasi smilitarizzato e i quattro cannoni vengono portati sul fronte del Carso, la piana dell’alto Lario viene sprovvista di sistema difensivo (rimangono attivi solo il forte di Tirano e di Oga). Pertanto la galleria di mina rappresenta una sicurezza. Entrando, si trova il primo locale che era il ricovero della truppa per ospitare 5 o 6 soldati. Le scritte sui muri riportano alcune date fra cui quelle del 1915 e anche del 1931. «Ciò fa capire che la struttura è stata costruita nella Prima Guerra Mondiale ma poi utilizzata o preparata per la Seconda Guerra Mondiale – prosegue la guida -. La sala macchine conteneva un generatore che produceva energia elettrica per collegare le stanze della galleria e per mettere in funzione la pompa idraulica che recuperava l’acqua dal lago di Novate destinata a coprire i pozzi di carica. La mina ha un’estensione di 120 metri scavati nella parete rocciosa con 4 tronconi. Probabilmente nella struttura l’esplosivo non è mai stato portato, di sicuro in tempo di guerra la struttura era aperta e i soldati tenevano pulito. In fondo c’è un pozzo di prelievo profondo 17 metri che arriva sotto il manto stradale direttamente nell’acqua del lago, pronto a pescare l’acqua, caricarla nelle cisterne e intasare i pozzi di carica». La polveriera, realizzata per la conservazione delle polveri da sparo, è scavata nella parete rocciosa all’interno della quale si costruisce una struttura in muratura, isolata su tutti i lati per evitare che l’acqua potesse entrare e bagnare le polveri da sparo. Le porte originali in legno sono ancora perfettamente intatte a dimostrazione della qualità dell’intervento. In tutto sono 8 i pozzi di carica per la galleria stradale e 8 per quella ferroviaria, profondi 8 metri, meno dei 17 metri del pozzo di prelievo, perché l’esplosivo sarebbe stato posizionato sopra la strada in modo che la galleria crollasse su se stessa. Se l’esercito, però, avesse voluto in seguito ripristinare il collegamento stradale, lo avrebbe potuto fare spostando il materiale. Il funzionamento era questo: quando la cassa veniva calata sul fondo, veniva aperto un rubinetto, l’acqua intasava il pozzo di carica e, quando la carica sarebbe esplosa, l’energia dell’esplosione non sarebbe andata verso l’alto perché compressa dall’acqua, ma sarebbe andare a sfogare verso l’interno cavo della galleria. Insomma lo scopo della struttura era di essere fatta saltare per aria, ma la cosa sorprendente è che è bella. Ci sono volte ricoperte con mattoncini, angoli smussati, scanalature per posizionare le lanterne, fori nelle pareti per il passaggio dell’aria. Una visita che merita assolutamente. La galleria di mina di San Fedele di Verceia è visitabile con accompagnamento e su appuntamento. Per informazioni, 0341 940322, museoguerrabianca.it.

di Clara Castoldi

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