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Bernardino Luini e i suoi figli

C’è un filo che lega la Valtellina alla mostra “Bernardino Luini e i suoi figli” ospitata fino al 13 luglio al palazzo Reale di Milano. Questo è rappresentato dalla lunetta, attribuita al pittore rinascimentale e rappresentante la Madonna e San Maurizio, sul portale della chiesa parrocchiale di San Maurizio a Ponte in Valtellina. E se di quest’opera nella mostra meneghina non si parla (fatto eccetto nella mappa con il percorso delle opere di Luini fuori Milano), da qui è partita invece la riflessione martedì scorso nella sala del Balli di palazzo Sertori dove la fondazione Credito Valtellinese, il Museo di Sondrio, l’associazione Amici del museo e la Società storica Valtellinese hanno ospitato i due curatori dell’allestimento milanese: Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa. Nella «conversazione-conferenza», come l’ha voluta definire la direttrice del MVSA, Angela Dell’Oca, infatti è stato lo stesso Agosti ad avanzare la proposta di togliere la grata dalla lunetta per poter avviare una nuova campagna fotografica. Che Luini intorno al 1525 sia stato in Valtellina è noto, ma non ci sono sufficienti notizie né studi sulla lunetta (che anzi è quasi assente da questi nella seconda metà del Novecento). La presentazione della mostra milanese, dunque, può aver stimolato – almeno questa è la speranza - non solo alla visita, ma anche ad accendere una curiosità più convinta verso questa preziosa testimonianza che il territorio – in qualche caso inconsapevolmente - conserva. «Luini è un artista legato alla produzione religiosa – ha premesso Agosti -. È stata una scommessa quella di avviare un progetto pedagogico, facendo lavorare gli studenti dal biennio al dottorato di ricerca, attorno alla mostra con una ricerca documentaria originale». Di fatto la novità è che non si tratta di una mostra monografica solo sul Luini, ma un allestimento che ragiona su cosa significa essere pittori nell’Italia rinascimentale quando non si ha genitori pittori (il padre di Bernardino vende frutta e verdura, in particolare castagne sui banchi di piazza Duomo), su cosa significa trasmettere l’arte. Ed è una mostra che non termina nel 1532 quando muore Luini, ma che si avventura anche dopo. Da qui parte la «cavalcata» all’interno delle dodici sezioni (meglio avere a disposizione qualche ora per visitarle) che inizia con l’esordio di Luini a Milano. Nella Madonna con il Bambino, che proviene da Esztergom vicino a Budapest, si vede l’attenzione per la realtà con la città sullo sfondo.Gli anni del vagabondaggio veneto del giovane Luini ventenne sono sotto l’influenza di Lorenzo Lotto: la mostra viene costruita sulla dialettica delle opere di Luini e opere di confronto, anche di superiore qualità. Il senso è capire la parabola del pittore e della sua gioventù sperimentale.  Tornato a Milano, l’astro è il Bramantino caratterizzato da una composizione geometrica ed astratta, a differenza di Luini che cerca l’accessibilità. «Una delle sue prove è San Sebastiano del 1510 che fa parte di un polittico più grande dove partecipano almeno altri due pittori – ha detto Stoppa - . Luini firma una parte laterale, proprio per far capire che quella è sua. La mostra è costellata da una serie di filmati che rendono fede dell’immensa produzione di Luini come affrescante, come ad esempio l’affresco di Chiaravalle. Ci sono, però, anche affreschi di Luini che sono stati staccati con una tecnica disastrosa e trasferiti su assi di legno. Il riferimento va alla villa Pelucca (1514), i cui affreschi rappresentano la fantasia di Luini, sedotto da Bramantino».Nonostante i successi artistici, almeno fino al 1514, Luini ha ancora a che fare con l’attività famigliare di fruttivendolo. Sono di questi anni capolavori come la Madonna del Roseto, Susanna e i vecchioni, San Gerolamo.Una sezione è dedicata alla chiesa di Santa Marta oggi non più esistente, un’altra ai volti e alla ritrattistica. Il viaggio a Roma (non sappiamo quando ci è andato, ma prima del 1521) sarebbe dovuto essere un viaggio iniziatico di aggiornamento, come in generale avviene per gli artisti, invece Luini non cambia il suo stile. E si arriva alla vecchiaia «di successo». Dal 1525 (stesso anno della sua presunta presenza in Valle) è impegnato in San Maurizio a Milano o nel santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno. Nella penultima sezione, nella sala delle cariatidi, i curatori hanno ricostruito la casa degli Atellani con i ritratti degli Sforza a dimostrazione di come la bottega di Luini si adattasse a produzioni private. Infine i quattro figli – Tobia, Evangelista, Giovanni Pietro e Aurelio - mandano avanti la bottega del padre, dipingendo mimeticamente la pittura del padre, con ripetizione delle forme. Solo il più piccolo, che non ha visto dipingere il padre morto quando lui aveva due anni, prende una strada personale e si dedica alle nuove istanze manieriste.

di Clara Castoldi

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