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Il tesoro di Carona

L’aspetto che stupisce ed emoziona è vedere la comunità di una piccola frazione di Teglio - come quella di Carona nel versante retico, che ora si anima solo d’estate mentre nel passato aveva mille abitanti – impegnarsi nelle più disparate iniziative per raccogliere fondi per restaurare la propria chiesa con quell’attenzione scrupolosa e quell’amore per le proprie “cose” che non tutti hanno. In primis Sergio Bettini e la sua famiglia, ma anche altri abitanti con grande partecipazione emotiva e sforzo hanno richiesto l’intervento di esperti per di restauro delle superfici murarie della Cappella dedicata alla Madonna del Rosario nella chiesa di Sant’Omobono a Carona, peraltro da anni sollecitato dallo stesso storico tellino, Gianluigi  Garbellini. La scoperta sotto l’intonaco è di quelle da lasciare senza parole: un ciclo di affreschi dedicato alla vita della Vergine Maria confermata dalla dottrina attraverso i Padri della Chiesa e i quattro EvangelistiÈ il “tesoro” che il tempio sacro custodisce e che è stato riportato alla luce durante il lavoro di restauro che ha visto all’opera un’équipe di persone: il progetto e la direzione dei lavori sono stati coordinati da Corrada Patrizia Sichera che si è spesso relazionata con il funzionario della Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio Silvia Zanzani durante tutte le fasi del restauro. Grazie alla buona manualità dell’operatore e del titolare della ditta Opiatti di Teglio, guidati da Paolo Bissoni, oltre che alla maestria del restauratore Giorgio Baruta, che ha sapientemente consolidato, pulito e ridato alla luce i colori e i segni dei preziosi affreschi, databili a partire dal XV secolo, è stato così disvelato l’intero ciclo pittorico, fatta eccezione che per la parte nascosta dall’ancona lignea dell’altare dedicato alla Madonna, rimasta nella sua collocazione per tutta la durata dei lavori.  «La volontà della gente di Carona è che la cappella tornasse ad essere visibile – dice Baruta -. Non è scontato trovare persone che prendano a cuore il proprio patrimonio, cercando di trovare finanziamenti necessari per restituirlo. Un bene che diventa memoria per loro e memoria universale. Chiamerei questo esempio di civiltà da diffondere». Quello emerso, sotto i 4-5 centimetri di intonaco che lo occultava, è un ciclo pittorico didattico e didascalico sulla Madonna che racconta l’incontro di Gioacchino e Anna, la nascita della Vergine Maria, la presentazione di Maria al Tempio, San Sebastiano, San Rocco, San Giovanni, San Gerolamo dottore della Chiesa, un Evangelista. «Gli affreschi erano parzialmente visibili da diverso tempo, con le relative vecchie stuccature che, una volta rimosse, durante le prime fasi del restauro, hanno lasciato spazio all’immagine di un vecchio assestamento con crepe generate dalle nuove aperture e piuttosto inquietanti – spiega Sichera -. Prima di procedere al restauro vero e proprio delle superfici dipinte, si è provveduto a consolidare il supporto murario della volta, ricreando omogeneità e continuità strutturali, nonché a fissare tutte le parti delle superfici affrescate. Nell’800 era stata aperta una finestra nella cappella, probabilmente sono stati provocati dissesti sulla volta. Un aspetto che tengo a sottolineare è che il restauro comprende tutto l’edificio, l’apparato decorativo e l’edilizia non possono essere divisi. Ecco perché le modalità di intervento devono essere calibrate, mentre l’operaio puliva e faceva il consolidamento, Baruta consolidava a sua volta la pellicola decorata». Con Zanzani sono stati, quindi, definiti la tipologia dell’intonaco, la tonalità che andava a chiudere le lacune e il completamento del testo pittorico (la fase estetica, ovvero la ripresa pittorica) chiuso a tratteggio ovvero con sovrapposizione di pennellate per restituire la cromia in modo soft. In ordine: consolidamento, disvelatura degli affreschi, intervento per rendere leggibile e gradevole l’insieme. «Dobbiamo sempre capire quello che è l’intervento del restauratore rispetto all’originale quando c’è un restauro – precisa Baruta -. Il testo è chiaro, ora dobbiamo capire chi fossero il pittore e la sua provenienza. Si tratta di un pittore legato ancora al Gotico internazionale ma già sulla soglia del Rinascimento, che si vede nell’impostazione prospettiva di alcune scene, nei volti e nelle acconciature. Potrebbe aver conosciuto Mantegna o Bramante. La tecnica pittorica è straordinaria, interessanti l’incisione del disegno e le decorazioni a spolvero di cui ci sono i segni». 

di Clara Castoldi

L'interno della chiesa con vista a 360 gradi
Un particolare che raffigura gli sposi
Le bellisime vesti
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