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"Quello che resta" diventa arte

La pittura e l’arte in senso lato sottendono il valore della ricerca. Individuale, personale, introspettiva. Naturalmente anche tematica, tecnica e metodologica. Nel caso di Elena Milani, 32 anni originaria di Delebio, più che mai questo binomio è valido. Non è neppure facile definire Elena e lei stessa sorridendo, con quel suo fare umile ed entusiasta, non sa rispondere. Pittrice o grafica? Forse entrambe le cose (ma anche attrice e ballerina). Dopo aver frequentato il liceo artistico di Morbegno, Elena infatti si è diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e, finita l’università, ha frequentato un corso di formazione professionale in Tecniche di grafica multimediale, sempre a Milano. In seguito ad alcune esperienze lavorative ha aperto uno studio di arti visive, ma soprattutto Elena Milani porta avanti una ricerca artistica personale attraverso la pittura con la tecnica dell’acquerello e attraverso quei mezzi formali che sono propri dell’arte contemporanea. Ed è proprio qui che si denota quel radicato senso della ricerca. Che parte in natura. Elena passeggia nei boschi, nei prati ma anche semplicemente nel giardino della sua graziosa casetta e osserva rami, foglie. Ombrellifere, cardi, calle, geranio pepe (Heuchera), lunarie, sorbo dell’uccellatore, ortensie, papavero, edere sono alcuni dei suoi soggetti prediletti che non vengono colti nel pieno della fioritura, ma anzi quando sono sfioriti, secchi, al termine di un’esistenza dove, però, c’è ancora vita. Qui, dunque, la prima ricerca. Minuziosa e dettagliata. Elena immortala con la macchina fotografica il suo “bottino” nell’ambiente in cui si trova, alla luce naturale, con fondi scuri o bianchi e poi importa gli scatti nel computer. Riguarda le foto nelle diverse posizioni, sceglie «quella che – come dice lei – mi arriva di più, quella che sembra più piegata, distrutta. Quando sono fuori e fotografo non vedo ancora quale sarà l’immagine giusta che diventerà il mio quadro, mentre quando le guardo al computer trovo quella che fa per me. A quel punto faccio uno spazio attorno all’immagine, ricreando la proporzione del foglio, scegliendo dove voglio mettere il fiore». E’ un lavoro di mettere e togliere. Ma soprattutto un levare, sfrondare il ramo da pesantezze, da troppe foglie, per esempio, o fiori per arrivare a qualcosa di “pulito”, di essenziale, di minimo.   Ed è qui che la ricerca prosegue sulla carta, sempre la stessa: carta al cotone martellata, di grana grossa. «Mi piace la coerenza – prosegue la pittrice, che ha partecipato con una scultura peraltro anche alla rassegna Gigart di Chiavenna la scorsa estate -. Uso sempre questa carta che contiene il colore, non imbarca». La tecnica è quella dell’acquerello, che è «leggero», «più inconsistente». Sono due le serie cui Elena ha lavorato nell’ultimo anno: i titoli sono “Quello che resta” e “Bianco carta”. In “Quello che resta” ci può essere «il pezzo di ramo che è rimasto lì dall’estate», una calla sfiorita oppure quelle che lei chiama «erbe o erbacce senza nome» di grande fascino. In “Bianco carta” si aggiunge la magia della neve che gioca con il visibile e l’invisibile. Quello di Elena è «uno sguardo che ci chiede di sostare, di piegarci sulle ginocchia - il viso più vicino alla terra - per riconoscere quanta bellezza e dignità sia ancora racchiusa in quelle erbe, sterpaglie addirittura perché questi sono i soggetti che predilige – scrive di lei in una nota critica chi meglio la conosce, suo marito Alberto Copes -. Essenze minime, che non trovano posto nei nostri ordinati giardini, scampate alla falce, cresciute nell'incuria e nella dimenticanza. Esistenze esili di cui nessuno si premura, che hanno resistito all'inclemenza del tempo e alla noncuranza del caso; scarne, spoglie, spezzate eppure ancora vive». A volte queste esistenze si “caricano” di neve, un peso-non peso o meglio è «un bianco senza peso quello che inarca allo stremo lo stelo – dice ancora -, un niente che si somma al niente e rende il carico insopportabile. Ma qualcosa dura, trema e resta - un principio di bellezza - vita che basta a se stessa».

di Clara Castoldi

Elena Milani al lavoro
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