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"Con anima" di Bruno Bordoli

«Credo che le immagini debbano aprire un proprio mondo interiore, un collegamento con la propria realtà e vissuto. L’interessante di un’opera pittorica è sollecitare questo scatto, questo desiderio di andare oltre. Ognuno inventa la sua storia, io l’ho già fatto a suo tempo dipingendo il quadro. Ora tocca a chi lo guarda».A Bruno Bordoli – 45 anni di attività pittorica alle spalle e oltre 10mila quadri - piace molto che chi osserva la sua opera proponga le proprie osservazioni o riflessioni su cosa voglia comunicare il dipinto. Non c’è un unico significato e, soprattutto, a Bordoli non interessa la rappresentazione. Le immagini sono per lui mezzi per andare in profondità, per capire il senso delle cose, occorre usare quello che si vede con gli occhi per intraprendere un cammino verso l’anima e la propria sensibilità. Per questo motivo la mostra, che la fondazione Credito Valtellinese ha proposto alla galleria del Credito Valtellinese e al Museo valtellinese di storia e arte di Sondrio, si intitolava  “Con anima”.L’esposizione, che rappresenta per spot il lavoro del pittore di Porlezza, inizia con il bozzetto di un trittico che sarà realizzato per la mostra di Fano e con un assaggio dei lavori negli anni Settanta fra disegni e collage. Anni in cui c’era la ricerca del cambiamento, anni di contestazione, in cui ci si domandava perché dipingere. «Allora ho preso immagini qualsiasi e banali di rotocalco – spiega il pittore - e con l’atto delle forbici, atto violento che estrapola una realtà, ho scelto di creare un altro immaginario».Negli anni Novanta Bordoli realizza polittici riuniti da un solo tema che può essere congruo o fuorviante, come “Freedom” esposto a Sondrio con immagini che riportano al concetto di libertà negata o ricercata. Ma c’è anche “Io sono il computer Hal 9000” che rimanda al film “Odissea nello spazio” di Kubrick e alla perdita dell’identità dell’uomo che diventa seriale. Questa frammentazione è resa anche dalle cinque teste numerate di Mao. «Pur nella sua unicità Mao diventa seriale nella ripetizione», spiega Bordoli che scinde anche il ritratto di Tommaso  Campanella, «filosofo che si è speso molto per la ricerca del vero e del giusto», fino a farlo diventare anche una carta da gioco.Inquietante il quadro “Donna con neonato”. «Fa parte di un gruppo di lavoro composto di 50 pezzi che si rifà all’Ecclesiaste in cui si dice che c’è un tempo per nascere, c’è un tempo per morire. Nel mio lavoro ci sono la nascita e la morte, forse già la morte nella nascita. Ci sono una donna con gli occhi coperti perché non sa dove sta andando, un piano spezzato, come in un incubo, per rompere con la realtà, una linea sinuosa omaggio alla pittura di Munch». Una tela che va osservata per gradi, perché non riesci nel complesso a coglierne tutti i particolari. Qualcosa sfugge sempre.“Uomo con scimmia” presenta un paesaggio a doppia faccia, l’uomo ha le sembianze di un joker, la scimmia è quello che eravamo o quello che torneremo ad essere? «Credo che bisogni affezionarsi ai miei quadri e vederli un po’ di volta.  Poi si diventa più amici – prosegue il pittore -. È la realtà della vita che viviamo in noi e negli altri. Ognuno di noi ha fantasmi da affrontare».  Per la mostra valtellinese Bordoli ha dipinto un “Omaggio a Sondrio” per il quale si è concentrato sul concetto di via e di passaggio assunto da Sondrio e dalla Valle. C’è una folla che si muove, unico in senso contrario è l’artista Varlin che Bordoli apprezza e che a Sondrio ha esposto. Da una parte c’è un paesaggio di tristezza, un mondo contorto che è in ognuno di noi simboleggiato da fantasmi e ombre, dal dolore di una Pietà (il pittore chiama «sacro profano» la sua rappresentazione del sacro che allude alla ricerca del rapporto con l’assoluto) dall’altra parte l’area mediterranea nella luce e nella pacatezza. Chiudiamo questo viaggio virtuale nella mostra sondriese con un dittico sulla pioggia: quella angelica e quella sacra. «Ci sono pochi quadri nella storia dell’arte che rappresentano la pioggia e così ho voluto dare il mio contributo», dice sorridendo l’artista.  

di Clara Castoldi

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