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Uno sguardo stenopeico

Fotografare per guardare. Illuminante definizione dell’azione “fotografica” stenopeica che presuppone sicuramente un atteggiamento attivo: la fotografia occasione per guardare, non solo per produrre uno scatto che sia osservato e ricordato. D’altra parte, come scrive Franco Vaccari, il fascino di questi tipo di fotografia è che in essa «si incontrano il minimo di complicazione strumentale con il massimo di magia dei risultati. L’incredibile semplicità della strumentazione necessaria, oltre ad essere garanzia di una straordinaria efficacia didattica, costituisce anche una specie di vaccino nei confronti del feticismo tecnologico». Merita attenzione e ammirazione il lavoro che la delegazione Fai di Sondrio ha svolto negli ultimi due anni con dodici scuole della provincia di Sondrio e che ha portato alla pubblicazione del catalogo “Uno sguardo stenopeico. Il villaggio sanatoriale di Sondalo e dintorni” (oltre alla mostra che si è tenuta di recente al Bim). Nel volume sono raccolte le fotografie realizzate con la tecnica del foro stenopeico (dal greco “stenos opaios”, cioè piccolo foro), che sostituisce i complicati obiettivi, e con la registrazione della luce sulla carta fotosensibile diretta, non mediata, in quanto non esistono lenti. La fotografia stenopeica è una vera e propria  filosofia di ripresa e trae origini dalla “camera obscura” i cui principi erano conosciuti anche da Aristotele e dagli Arabi e rientra a pieno titolo nel filone dell’arte povera con un basso tasso tecnologico, ma un alto tasso di creatività e di concettualità del prodotto finito. Per realizzare queste immagini, infatti, bastano una scatola a tenuta di luce (come quella da scarpe o di biscotti) e tanta fantasia su come effettuare la ripresa, cambiando il posizionamento delle scatole medesime. Inoltre nella tecnica stenopeica è insito un valore altamente didattico: i tempi lenti di esposizione, la mancanza di un mirino, la possibilità di costruirsi il proprio apparecchio fotografico sono tutti aspetti che hanno una ricaduta sulle immagini prodotte e soprattutto inducono il soggetto ad educare lo sguardo, a ragionare, a guardare con attenzione piuttosto che vedere distrattamente. Infatti, utilizzando un simile sistema di ripresa, l’attenzione verso i luoghi o i particolari non può mai essere frettolosa, perché è richiesta un’analisi accurata e continua dei contenuti e del contesto rispetto ai propri mezzi. Vengono rivalutate, così, qualità come la calma, la concentrazione, la precisione  in contro tendenza rispetto a un mondo teso a velocizzare e comprimere sempre di più i tempi del vivere quotidiano. A farla da padrone nelle immagini proposte il villaggio sanatoriale di Sondalo: dal padiglione della chirurgia alla galleria di accesso, dalla portineria ai muraglioni di sostegno, dal piazzale al viale. Ritratti, per fare alcuni esempi, sono piazza del Kuerc, la torre delle ore a Bormio, il comune di Grosotto, una fontanella di Bianzone, vecchie case di Boalzo e di Teglio, la chiesa di San Maurizio di Ponte in Valtellina, la fontana di piazza Quadrivio a Sondrio e altre, Villa Soncelli di Torre Santa Maria, la casa parrocchiale di Caspoggio, alcune ville o case di Chiesa Valmalenco e il borgo di Sostila. Comprese sono anche le fotografie del gruppo Rodolfo Namias che ha realizzato un servizio sulle cave della Valmalenco, praticando oltre alla tecnica del foro stenopeico anche le antiche tecniche di stampa fotografica. Il gruppo ha mantenuto con la delegazione Fai, dopo il successo del precedente lavoro “Occhi nuovi tecniche antiche immagini di Valtellina”, rapporti di collaborazione per il conseguimento di obiettivi comuni. Scorrendo le fotografie sul catalogo si capisce come le macchine siano state posizionate in modo strategico così da ottenere non solo immagini frontali, ma anche riprese più spettacolari come quelle dal basso in alto che esaltano la maestosità degli edifici. Talvolta si intuisce che le fotografie sono state ottenute collocando la fotocamera a terra: in quel caso si ha un effetto “in soggettiva” ed è come se l’immagine guidasse lungo la strada stretta che si incanala fra le case e seguisse quella che si infila sotto le arcate di protezione per scorrere poi fra le pendici montane. «Stupisce la duttilità dei risultati – scrive nella prefazione il critico fotografico, Roberto Mutti -, la capacità di celebrare la grandiosità di antiche mura come anche quella di soffermarsi davanti al portone del parroco come indicato dall’antico dipinto di un angelo e ribadito dal modernissimo citofono». Importante sottolineare che la vendita del catalogo (disponibile rivolgendosi al Fai o in libreria) sosterrà il restauro conservativo della chiesetta di San Bartolomeo a Sondrio, “luogo del cuore Fai” nel 2010. 

di Clara Castoldi

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