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La lente

Una vita sempre in ricerca, un’esistenza intesa come flusso, come continua interpretazione, anelando ciò che viene dopo. Marina Petti – insegnante di 46 anni, nata in Puglia, da 20 anni residente in Valtellina – è in prima persona la rappresentazione di questo stile di vita che, si ritrova anche nel romanzo intitolato “La lente” che, sabato 30 novembre (alle 21) nella sala conferenze del municipio di Tresivio, sarà presentato per organizzazione della biblioteca comunale ed, in particolare, di Carmen Beltrama. «Cosa sai della signora L.?». È la prima domanda che il commissario rivolge a chi interroga e può sapere qualcosa della sparizione della signora L. Un fatto sorprendente, che non sembra avere motivi concreti, al di là delle gelosie e delle dichiarazioni contraddittorie dei suoi colleghi di lavoro. Non è dunque un'indagine come un'altra. Nessuna traccia, nessun riscontro certo o testimonianze utili. «Cerco di figurarmela in qualche modo, di rendermela familiare, perché fare un'inchiesta è come scrivere un romanzo – si legge nel libro -. Bisogna cercare il personaggio prima di tutto, il suo modo di camminare, il suo passo. Il ritmo della sua giornata; i suoi battiti il suo umore e infine i suoi pensieri». È con questo metodo che il commissario conduce a scoprire i presunti responsabili, in una catena di dubbi e di incertezze che rende questa storia accattivante fino in fondo. «Lo hanno definito un giallo ma non avevo in mente un giallo – rivela l’autrice -. È libro sull’ordinaria follia in un posto provinciale dove accadono cose turpi, dove una donna sparisce e ovviamente partono le indagini, quando la vicina di casa ne denuncia la sparizione. L’investigatore intervista chi ha conosciuto la donna, ma si tratta di persone che l’hanno conosciuta in modo superficiale. Riportano fatti incongruenti, ognuno dà una versione diversa e incompatibile. In un contesto pietrificato e disumanizzato, di falso immobilismo, accade di tutto». L’investigatore incontra altre persone ancora, che tracciano un profilo diverso della donna, finché il protagonista compie l’unica azione autentica di questa faccenda: entra nella casa della scomparsa che è come entrare un po’ dentro di lei e trova testi scritti di suo pugno, vestiti, i suoi oggetti. Non la incontrerà mai («e mai si saprà nel libro che fine abbia fatto la donna, anche se io lo so…», dice Petti), ma conosce la donna dalle sue cose, scoprendo tutt’altra persona rispetto a quella descritta dalle voci dei conoscenti. «Il libro è diviso a metà: una prima parte dura, scura e fredda e una seconda parte più lirica, umana e vera – spiega Petti -. Si incontra un personaggio fragile, con una vicenda difficile alle spalle, ma pieno di speranza, che attraversa il mondo sempre alla ricerca, come un viandante della vita». Petti ha una passione per la scrittura, scrive da quando aveva 4 anni. Nella cripta della Santa Casa di Tresivio cinque anni fa sono stati rappresentati “I passi d’Antigone” (con Gianluca Moiser nel ruolo di Giasone e Creonte), che avevano colpito e commosso. Ed ora Petti – diplomata a 30 anni alla Scuola di teatro Paolo Grassi di Milano, con un’esperienza di sei anni nella compagnia Gente Assurda – torna al teatro. Ha scritto di recente la sceneggiatura de “Le città invisibili” di Italo Calvino che porterà in scena in primavera con Gianluca Moiser e due giovani attori Andrea Pozzoni e Antonio Pedrazzoli, oltre a comparse nella parte affidata a mimi e danze. «Sto lavorando sul testo – annuncia -. Ho lasciato la recita delle città aderente all’originale, mentre ho riscritto le parti di raccordo in cui c’è il dialogo fra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan. Le città rappresentate saranno dodici, in tre quadri: la parte iniziale dedicata ai temi della nostalgia e della morte sarà interpretata da me, quella centrale sul tema del desiderio da Pedrazzoli e quella finale da Pozzoni». Nel frattempo si potrà scoprire il libro “La lente” – con un titolo che allude esso stesso al significato della scoperta – sabato prossimo a Tresivio alla presenza dell’autrice e di Gianluca Moiser che l’accompagnerà in alcune letture. «Abbiamo voluto tornato a fare quello che una biblioteca deve organizzare: la presentazione di libri – afferma Carmen Beltrama – e Petti, che abbiamo conosciuto con “I passi d’Antigone”, forse il lavoro migliore della biblioteca, è una garanzia».

di Clara Castoldi

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