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Alla scoperta di Guido Scarabottolo

L’illustratore e grafico milanese, che da anni lavora per la casa editrice Guanda, Guido Scarabottolo dice che «spiegare i suoi disegni è come spiegare le barzellette: non c’è più gusto». Ognuno deve poter attribuire il significato che preferisce alle immagini che possono colpire in modo diverso la sensibilità di chi le guarda. Ma, passeggiando per la mostra che la biblioteca civica Arcari di Tirano ha allestito nelle sale di palazzo Foppoli, non si riesce a trattenersi dal voler cercare (e trovare) il perché di alcuni disegni. Ad esempio vien da pensare che il libro sia per tutti visto che lo tengono in mano e lo leggono coccodrilli, pinguini, topolini, oche e canguri. Oppure il libro sulla bilancia sembra alludere al peso della cultura, ma c’è anche la pigrizia del lettore che si addormenta davanti ad una pila i libri. Con un’acuta espressività il libro viene colto e offerto in tutte le sue sfaccettature, funzioni e parafunzioni. La montagna di libri diventa la meta di un esploratore della lettura, un lettore si tuffa letteralmente in un mare di lettura, un altro con un retino cerca di prendere libri e non farfalle. Si dice che spesso si deve “entrare” nel libro per capirlo, ebbene l’omino di Scarabottolo lo fa davvero aprendo le pagine di un gigante libro e mettendoci dentro la testa. C’è il libro che diventa la gamba mancante di una sedia o la sedia che legge il libro al posto dell’uomo.
Scarabottolo, Bau di soprannome - ai tempi delle medie lo battezzarono così perché parlava a bassa voce, cosa che fa tuttora, sicché ogni tanto gli arrivano ancora oggi lettere intestate al “Dottor Bau” -, a Tirano espone alcune splendide copertine di Guanda e 29 immagini riguardanti la lettura che sono state realizzate per la Provincia di Sondrio all’interno del progetto di riallestimento delle biblioteche di Morbegno, Talamona, Grosio, Berbenno, Chiuro, Caspoggio, Montagna in Valtellina e Tirano.
L’immagine con l’omino che entra nel libro con la testa «l’ho realizzata per una raccolta di articoli sui libri dello scrittore Nick Hornby che scrive per la rivista americana “The believer”, le cui recensioni vengono pubblicate da Guanda una volta all’anno – rivela Scarabottolo -. Fra i disegni esposti a Tirano a me piace quello dei libri che volano e che bisogna imparare a catturare, mentre il mare in cui si tuffa il lettore potrebbe essere quello di chi è travolto dalla lettura o di chi resta indifferente ai disastri che succedono».
Di certo le “opere” di Scarabottolo – perché tali sono -, vengono da uno studio di oltre quarant’anni. «Mi sono fatto una cultura visiva attraverso l’osservazione e, siccome mi piace leggere, questo lavoro mi viene abbastanza spontaneo – aggiunge -. La copertina deve essere capace di attirare l’attenzione con poche cose. Direi che è un problema di segnaletica, più che di illustrazione. Spesso ci sono 15 giorni per fare una dozzina di copertine che si realizzano sul riassunto che viene fatto dalla riunione di redazione o sull’estratto dei lettori che leggono i libri per suggerirne la pubblicazione o no. Ci sono poco tempo, poche notizie che sono quelle che servono e, soprattutto, c’è il background che ti sei fatto leggendo gli autori di cui fai la copertina».
E se le copertine esposte a Tirano rendono l’idea della produzione di Scarabottolo (500 quelle fatte finora), le immagini realizzate per la Provincia sono idee già nate o embrioni di future copertine. Alcuni disegni sono entrati fisicamente nelle biblioteche, il cui riallestimento ha riguardato anche la stampa su pellicola adesiva o su forex di alcuni prodotti di Scarabottolo. A Tirano, ad esempio, la vetrata sulla piazza è diventata uno scaffale virtuale su cui scegliere il proprio libro, la scala interna è rallegrata da pinguini ai muri.
«Scarabottolo ha proposto una “figurina” – spiega Isabella Mangini della Provincia -, un omino stilizzato che tiene in mano un libro, che è diventato il logo delle biblioteche e che verrà realizzato su lastra metallica di grandi dimensioni e appeso all’esterno delle biblioteche».


di Clara Castoldi

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