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Il diritto nello spettacolo

Nello spettacolo, nelle sue diverse forme di espressione come il cinema, la televisione, il teatro, la musica e la danza, esiste il variegato mondo degli operatori culturali, privati e pubblici, che necessitano di acquisire, sempre più velocemente, informazioni giuridicamente corrette per lo svolgimento delle proprie attività in conformità all’ordinamento giuridico. L’intento, con questo testo, è quello di fornire le basi del diritto pubblico per lo spettacolo per comprendere le più svariate situazioni che possono venire a crearsi quando si intende "fare" spettacolo. E, in un momento in cui quest'arte – se possiamo così chiamarla – viene messa alla berlina per via della mancanza di fondi, diventa importante conoscere gli strumenti per tutelarla, per valorizzarla, per organizzarla. Porta la firma del sondriese Bruno Di Giacomo Russo, professore di Diritto dello Spettacolo al Master Universitario Spettacolo Impresa Società della Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, il manuale fresco di stampa dal titolo "Diritto pubblico dello spettacolo", edizioni Liberodiscrivere. Un manuale certamente innovativo, visto che in letteratura non ce n'è uno di tale contenuto (il precedente risale al 1957), che illustra gli elementi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e del sistema amministrativo, soffermandosi sugli aspetti specifici della dimensione pubblica dello spettacolo. Una parte significativa – molto interessante anche per la realtà valtelllinese - è dedicata ai rapporti fra le diverse pubbliche amministrazioni e ai rapporti tra i soggetti privati e le istituzioni pubbliche, nell’ambito dell’organizzazione e del funzionamento dello spettacolo. «L’intervento pubblico presenta numerosi punti critici ed elementi di debolezza che lo rendono ormai obsoleto e inadeguato alle esigenze di un settore di rilievo non solo culturale ma anche economico – sostiene Di Giacomo Russo -. Pertanto, è indispensabile un ripensamento degli attuali rapporti tra il pubblico e il privato, quali operatori del settore. Gli operatori privati devono interagire con i poteri pubblici, assumendo un ruolo nella determinazione dei principi, criteri e meccanismi dell’intervento pubblico, non limitandosi alla sola azione di pressione per la rivendicazione relativa alla quantità dei finanziamenti. Risulta necessario un intervento legislativo che interpreti in modo nuovo l’incontro tra l’azione pubblica e quella privata, mantenendo al centro i fruitori, il pubblico, la collettività». In questo senso si pensa all’individuazione degli interventi strategici per lo sviluppo culturale, favorendo la capacità propositiva dei Comuni, quali enti che conoscono il territorio, sulla base dei criteri e delle intese con la Regione o lo Stato. L’idea – secondo l'autore - è quella della creazione di un partenariato istituzionale ed economico-sociale. «Il partenariato pubblico privato è rappresentato da tutte le forme di cooperazione, tra le autorità pubbliche ed il mondo delle imprese, che mirino a garantire il finanziamento, la costruzione, il rinnovamento, la gestione o la manutenzione di un’infrastruttura o la fornitura di un servizio – prosegue -. Più in particolare vanno distinti due tipi di partenariato: quello "puramente contrattuale" e quello "istituzionalizzato". Al primo, basato esclusivamente su legami contrattuali tra i vari soggetti, debbono sicuramente ricondursi l’appalto e la concessione di lavori pubblici. Il secondo modello di partenariato, quello "istituzionalizzato", implica una cooperazione tra il settore pubblico e il settore privato che si attua mediante la creazione di un’entità distinta, in genere un’impresa compartecipata dal pubblico e dal privato, da scegliersi in base a procedure selettive, investita della precipua mission di assicurare la fornitura di un’opera o di un servizio. Il sistema amministrativo più efficiente è quello che interagisce con i soggetti privati, coinvolgendoli anche solo con incentivi economici, perché quel particolare problema può essere risolto solo coamministrando, cioè mettendo ciascuno a disposizione una parte delle proprie capacità». Il modello dello coamministrazione rappresenta una proposta alternativa oltre che al problema dei costi delle strutture, al problema originario di trovare un rimedio adeguato ad ogni livello. Una strada, secondo il professore, verso cui guardare per il futuro dello spettacolo in senso lato che comprenda una sinergia anche nella progettazione e nelle decisioni.

di Clara Castoldi

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