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Il Pulcino a Teglio

Quattro file di librini protetti da eleganti teche, progettate da Valerio Righini (scultore amico di Alberto Casiraghy, con formazione da architetto), nella chiesa romanica San Pietro di Teglio. Un centinaio di libri realizzati negli anni – c’è anche l’ultimissimo omaggio all’Accademia del pizzocchero di Teglio – che abbinano una poesia o un aforisma ad un’immagine, un disegno, uno schizzo, una piccola scultura. «Scrivo aforismi perché amo gli abissi di poche parole», si legge in uno. «Se l’anima è viva sente ogni distrazione», «Le lacrime dei grandi poeti prima o poi finiscono sui banchi di scuola», «Quando i fiumi sono senza pesci è perché i violinisti sono tutto scordati». Per arrivare ad un aforisma quanto mai vero e condivisibile: «Per essere felici bisogna allenarsi tutti i giorni».
Alberto Casiraghy, editore di Pulcinoelefante, da trentuno anni si allena tutti i giorni per essere felice nel suo lavoro. Nella casa laboratorio di Osnago produce in giornata queste edizioni, caratterizzate dal piccolo formato, che risultano davvero uniche ed originali grazie alla loro fattura artigianale, come si dice “alla vecchia maniera”: poche pagine cucite assieme, composte manualmente da caratteri mobili in piombo e stampate su carta Hahnemühle (una carte pregiatissima prodotta in Germania) con un'antica pressa.
Generalmente tutte le edizioni non superano le 30 copie. Ciascun libro si compone di testi brevi di autori più o meno noti, ed è arricchito da un'incisione o una piccola opera originale realizzata da artisti famosi. In questo modo ogni libricino può essere considerato un'opera d'arte. Una foto in seconda e sul retro-copertina, un acquarello, un'incisione o un collage, una lettera inedita in prima pagina, una dedica, una brevissima poesia, un aforisma o un pensiero, sono questi gli elementi che compongono un "Pulcinoelefante".
Tanta bellezza e preziosità insieme si possono ammirare fino al 24 agosto a Teglio. L’Accademia del pizzocchero di Teglio e il Centro tellino di cultura – con la new entry quest’anno del Rotary Club Sondrio – ogni anno, da decenni, cercano di stupire con esposizioni di alta qualità. Ricordiamo le mostre a palazzo Besta e, di recente, quelle nella chiesa di San Pietro, messa a disposizione con piacere dall’arciprete. A dire il vero Rezio Donchi, anima dell’Accademia, da mesi sta lavorando a questo appuntamento ed è rimasto egli stesso ammaliato dall’originalità di Alberto Casiraghy (con la “y” per vezzo, come dice lui, per distinguersi dai tanti Casiraghi brianzoli). Valerio Righini, che con Pulcinoelefante ha realizzato una dozzina di libri negli ultimi tre anni, ha fatto il resto curando il catalogo stampato dalla tipografia Bettini con un’intervista di Elisabetta Sem e fotografie delle opere di Rachele Righini (giovane figlia di Valerio lanciata verso la fotografia).
Ecco dunque nella chiesetta all’ingresso di Teglio un incontro gradevole e delicato con queste piccole opere d’arte, così simpatiche da far sorridere i bambini, così intense e profonde da suscitare pensieri ed emozioni nei grandi. Si diceva dell’omaggio a Teglio e all’Accademia. Casiraghy ha dedicato un librino a Teglio: “Il pizzocchero è come un bambino”. La frase è del cameriere Fabrizio che, come un ballerino, danza intorno i tavoli mentre serve i pizzoccheri. «Quando lui ha detto la frase – rivela Alberto -, l’ho trovata talmente bella e genuina che ne ho fatto un libretto». All’Accademia l’editore ha dedicato un libretto con l’immagine ravvicinata del grano saraceno, realizzata negli anni Settanta da un fotografo famoso della Brianza, Vittorio Buratti, che ha pubblicato volumi illustrati, unici nel loro genere.
Lunedì, in occasione della serata in ricordo di Grytzko Mascioni, si è ricordato anche il libretto in sua memoria. «Un lavoro pazzesco» lo definisce Casiraghy sulla riproduzione del suo disegno a china che raffigura il paese. Grytzko lo aveva fatto l’ultima sera del suo incontro a Teglio, prima di scomparire. Carla Sacchi, moglie di Ernesto Ferrero, lo ha conservato. Quasi un presentimento di qualcosa di moralmente grande che oggi ha trovato compimento.
In mostra c’è anche il raffinato libro che abbina un’incisione, frutto di un impegnativo lavoro incisorio del maestro Enrico Della Torre, ad una poesia di Gilberto Isella, “La verità”. «E allora sta proprio in questa macchia la verità, ritaglio nero di sole, maschera rotta da radici, oblò d’oblii».
Elisabetta Sem, che nella «casa – laboratorio – casa editrice – teatro» è stata, definisce il mondo di Pulcinoelefante (il logo fu ispirato dalla lettura di una filastrocca di Gianni Rodari), un «luogo che trattiene e fa vivere gioiosamente le contraddizioni e criticamente le armonie – scrive l’esperta d’arte contemporanea -. Poiché tutto è poesia. Perché tutti possono essere poeti o diventarlo in un giro di Audax, in cerca di una prospettiva sghemba sul mondo e di un punto lungimirante sul carattere appropriato delle cose, degli uomini. Così la monotonia esistenziale si trasforma nella linea lesta e birichina di un tratto a grafite, nella pregnanza di una parola mai fuori posto. Alberto, che intercetta e rende visibile le potenzialità creative delle vita: il libretto dalle otto facciate e di poche preziosissime copie ne è il canale e il distillato».
La mostra, nella quale si possono ammirare anche alcune opere di Righini, è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 12 dalle 17 alle 19.



BIOGRAFIA

Alberto Casiraghy, nato ad Osnago nel 1952, è una presenza forse unica nel panorama editoriale italiano, anche nel piccolo mondo degli stampatori privati. I suoi libri sono stampati con caratteri mobili Bodoni, più raramente in Garadmond o in Times, su pregiata carta Hahnemüle; così si presentano i Pulcinoelefante, che portano il logo creato dallo stesso Casiraghy, allora diciassettenne, dall’unione del corpo di un pulcino con la testa di un elefante. Ha pubblicato varie raccolte di poesie ed aforismi: il primo volume, “Nelle immediate lontananze”, è uscito nel 1983; più recenti, del 2010, sono “Gli occhi non sanno tacere – Aforismi per vivere meglio” e, del 2011, “Quando – Novantanove aforismi quieti e inquieti”. La sua casa editrice “Pulcinoelefante” è conosciuta e amata dai più raffinati cultori dell’editoria. 
Tipografo per passione, artista del libro, cultore del buon gusto, musicista (suona il violino e il liuto) per formazione. Ma, soprattutto, editore dei preziosi e ricercati microlibri che compone, stampa e assemblea nella propria abitazione-laboratorio di Osnago, in alta Brianza. Sono ormai più di 9mila i titoli pubblicati da Pulcinoelefante, che Casiraghy sforna giornalmente come il pane. «Fa il panettiere degli editori. E’ l’unico che stampi  in giornata», ha detto l’editore Vanni Scheiwiller che per lui ha prodotto il catalogo in occasione dell’edizione numero 7000.
Numerosi gli autori passati nella sua officina. Fra i tanti Allen Ginsberg, Bruno Munari, Ettore Sottsass junior, Enrico Baj, Sebastiano Vassalli, Roberto Cerati, Adriano Mei Gentilucci, Alberto Rebori, Maurizio Cattelan, Gaetano Orazio, Gillo Dorfles, Silvio Soldini, ma in testa a tutti, per numero di edizioni, la poetessa Alda Merini che definì la sua casa un «manicomio privato».
Ha esposto i suoi libri a New York, all’Indiana University di Bloomington, a Berlino, a Tokyo. Lo scorso marzo, in occasione dei trent’anni di Pulcinoelefante, è stata organizzata una mostra alla fondazione Cariplo di Milano, poi nella casa di Ludovico Ariosto a Ferrara e, ancora, a Lisbona, Porto e Coimbra.



LA CHIACCHIERATA


Voce gentile e umile come i suoi libri, Alberto Casiraghy pur nel caos dell’inaugurazione della sua mostra tellina – per la quale si è mosso il mondo culturale valtellinese – ha una parola per tutti. Ed è lui a rivolgerci la domanda: «Ma li conosceva i miei libri?», mi chiede. «Certamente – rispondo -. Valerio (Righini) me li ha fatti conoscere…».
A questo punto torno io ad intervistarlo. La domanda è: come è nata tanta arte?
«E’ nata per l’amore che provo per la poesia. Ho iniziato a stampare i miei testi, uno o due titoli all’inizio – risponde Casiraghy -. Poi mi sembrava triste e patetico stampare solo i miei versi. Per dieci anni ne ho fatti pochi».
E poi cosa è successo?
«Ho incontrato Alda Merini che ne ha fatti scaturire mille. Un migliaio solo per lei».
Una persona speciale Alda Merini?
«La Merini aveva dentro la metrica. Mi dettava poesie lunghissime per i libretti, allora le ho proposto di scrivermi degli aforismi. Quando si è convinta, alle sette del mattino me li dettava. Ad esempio: Mi chiedono sempre quanti libri ho venduto, mai quante parole ho buttato via».
E lei quanti ne ha fatti di librini?
«Oggi sono oltre novemila titoli, ma a me piace chiamarli un universo enorme di incontri. La cosa forte sono gli incontri che avvengono, del resto l’oggetto è un pezzetto di carta. Ricordo spesso che sono andato 10 anni a San Vittore: quelli sì pesavano di incontri, molto più che di quelli con gli artisti».
C’è anche un rapporto di amicizia con chi viene nella sua casa laboratorio?
«Se il poeta conosce un illustratore per il suo libricino è stupendo, perché si crea un’unione spirituale e il libretto diventa qualcosa di prezioso. Ma l’importante è che ci sia la leggerezza. Questa è la dote fondamentale».



di Clara Castoldi

Un esempio di produzione
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