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Intervista ad Andrea Vitali

Andrea Vitali, scrittore di Bellano sul lago di Como, è uno di quelli che, senza farsi fretta, “macinando” esperienze e tenendo in serbo ricordi e aneddoti, ha esaudito il suo sogno nel cassetto: quello di scrivere. Negli ultimi anni, con divertenti e godibili romanzi, ha conquistato una fetta sempre maggiore dei lettori che legge tutto d’un fiato i suoi libri, già proiettata alla ricerca del successivo. Abbiamo incontrato lo scrittore bellanese a Teglio, invitato dall’Accademia del Pizzocchero, in una tiepida serata d’agosto. Seduto frontalmente allo stupendo scenario delle prealpi Orobie, lui – che ama tanto parlare e descrivere i “suoi” paesaggi lacustri -, si è raccontato com’è nel suo stile, scanzonato, diretto, ma efficace, aggiustandosi gli occhiali blu sul naso e i capelli con un “vezzo” della mano sinistra e schiarendosi ogni qual volta la voce. Quello che abbiamo scoperto o, forse, sarebbe meglio dire quello di cui abbiamo ricevuto la conferma è un Vitali che ama narrare la vita e le persone nei suoi molteplici aspetti, senza troppi fronzoli o complicazioni strane.

Nel sito (www.andreavitali.it) racconta la nascita della sua scrittura. Questo racconto è già di per sé un romanzo in miniatura… Cos’è davvero successo?

«Fin da piccolo ho usato la scrittura per comunicare. Le lettere alla morosa sono stati i primi scritti, mi sono inventato giornali finti perché mi piaceva “sporcare” la carta con le parole scritte. Poi, verso i 25 anni, sono arrivato a raccontare delle vere e proprie storie».

Come nascono le sue storie e perché sono ambientate nei primi decenni del Novecento?

«Non voglio mica finire in galera! E poi le storie dell’attualità prese e trasportate nel passato acquisiscono un carattere più romanzesco perché c’è questo alone di distanza che crea atmosfera. Molte di queste storie hanno agganci temporali ben precisi, come La figlia del podestà, che non poteva che essere ambientata fra il ’25 e il ’45. Le storie nascono in maniera molto casuale. Nel caso appunto de La figlia del podestà ho trovato un documento in cui si parlava dell’intenzione del podestà bellanese di creare una linea di collegamento aereo e da lì è partito l’intreccio. In generale madre natura mi ha dato delle orecchie che si predispongono all’ascolto e che, quindi, tengo sempre puntate. Capita spesso che una frasetta buttata lì da qualcuno mi dia lo spunto per una storia. E poi c’è l’ambulatorio, dove tengo sempre un taccuino per annotare le curiosità che accadono. E ne accadono ...».

Nei suoi libri ci sono personaggi ricorrenti che sembrano per così dire etichettati e stereotipati : il curato cui tutto si confida e che tutto conosce, le beghine del paese, la ragazza timida e quella prorompente… A cosa è dovuta questa scelta?

«Il mondo è così. E, in quegli anni, lo era ancora di più. I miei sono personaggi che sembrano stereotipati, ma sono invece reali. E lo verifico quando i miei concittadini, che sono lettori molto attenti e critici, mi vengono a dire : “Andrea, ho letto il tuo libro. Ho capito che volevi parlare di quello là”. Non ci sono riferimenti a persone odierne, ma se riesco a far identificare una persona, vuol dire che ho centrato il personaggio, anche se ne ho fatto una mezza macchietta».

Dove trova l’originalità da un libro all’altro?

«Basta avere la storia. E’ la storia che hai in mano a fare l’originalità. Ovviamente fa parte del mestiere quello di non ripetersi. Il succo della storia ti aiuta a capire se sei sulla strada giusta».

Lei dice di aver iniziato a scrivere per l’esigenza di comunicare, cosa si aspetta dai suoi lettori? Quanto è importante e seguito il forum sul web?

«Mi aspetto quello che mi stanno dando in questi anni, incontrarli e sentirli contenti, sentire che mi chiedono quando uscirà il prossimo libro. Per quanto riguarda il mio sito, rispondo personalmente alle domande sul forum, anche se è mia moglie che lo tiene aggiornato. Io, devo dire la verità, non ho nessuna abilità mediatica. Ho imparato ad inviare la posta elettronica, ma non so entrare nel mio sito o mettere gli annunci dei lettori».

Dunque si presume che lei non scriva con il computer?

«No, infatti. Scrivo rigorosamente a matita, a mano. Se mi capita di scrivere al computer, per esempio, ragiono come se lo stessi facendo su carta, cancellando tutta una frase se c’è qualcosa che non va, invece di cambiarla. La riscrivo di nuovo e credo che sia il modo ottimale per correggere e migliorare quello che voglio dire».

Quando e dove scrive?

«La mattina è il momento che preferisco oppure, in questo momento che sono sulla “corrente” giusta, in cui sto finendo una storia iniziata qualche mese fa, anche al pomeriggio. Mi rifugio nel mio studio che è pieno zeppo di cose e disordinatissimo».

Di lei qualcuno ha detto : «un grande narratore che sa raccontare la profondità della superficie». E’ vero?

«Non spetta a me dirlo. Poi io non mi pongo il problema concettuale e teorico del raccontare, del fare un racconto a tema. Non parto cioè con l’idea, per esempio, di voler affrontare il problema della disgregazione della famiglia e crearne un romanzo. A me piace raccontare i fatti, se poi vengono fuori anche altri aspetti ben vengano. D’altra parte gli stessi fatti parlano e sono interpretabili in modo diverso da individuo ad individuo».

La sua scrittura è molto concisa, diretta, quasi orale. E’ una scelta di immediatezza e comprensibilità oppure è uno stile suo proprio?

«Dieci anni fa ero più lungo e prolisso. Ora sono arrivato a scrivere così e mi piace. Mi sono appassionato allo “sterminio” degli aggettivi e ad usare parole semplici, pochi colpi di pennello bastano per dare il messaggio che intendi fornire. Se guardi fuori dalla finestra e piove, basta dire : «piove». Sì, certo potresti raccontare delle nuvole, di come l’acqua scende, ma anche la componente di fantasia del lettore non deve essere trascurata. Così il lettore non “guarda” solo le parole, ma è interattivo con il libro e vi entra».

Scrive da oltre vent’anni, ma il grande successo è arrivato negli ultimi anni. Cos’è successo, sono maturati i tempi? Per lei è cambiato qualcosa?

«Prima pativo lo stare in periferia. Allora era penalizzante, ma siccome non ho mai smesso di scrivere, preparavo il materiale. Quando il successo è arrivato, avevo già i cassetti pieni di materiale. Non ho mai avuto la crisi della “pagina bianca”. Da qui al 2010 potrei tranquillamente smettere di scrivere se volessi, perché avrei il mio romanzo già in embrione ogni anno. Bellissima è ora la libertà di scrivere in libertà, senza nessuno che ti fiati sul collo. Le cose migliori, infatti, vengono quando sei libero da impegni e contratti. Nella mia vita non è cambiato nulla. Ho comprato la casa con i soldini guadagnati, ma come non usavo la cravatta prima non la uso neppure adesso».

Lei è medico di base, ma ha sempre voluto scrivere. Ora fa entrambe le cose, ma si potrebbe vivere solo di scrittura oggi?

«Se le cose andassero sempre come vanno ora, si potrebbe essere solo scrittori. E’, però, un rischio perché anche la scrittura è soggetta alle mode, alle tendenze …».

Qual è il suo rapporto con arte e musica?

«Nutro un rapporto simbiotico con l’arte e la musica. Ho amici artisti con cui quali condivido un comune sentire, una sintonia. Da alcuni anni a questa parte, faccio delle presentazioni insieme ad un gruppo musicale comasco Semi Suite (ex Sulutumana). Escono degli spettacoli veri e propri con una coordinazione di sentimenti, per cui nessuno fa la didascalia dell’altro».

Caro dottore, quale ricetta prescrive ai lettori?

«Proporrei di leggere anche i libri degli altri. L’ultimo che ho letto, di una musicalità stupenda, è Le avventure della ragazza cattiva di Vargas Llosa che consiglio a tutti».



BIOGRAFIA VITALI Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico di Landau (1992), A partire dai nomi (1994), L’ombra di Martinetti (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001), con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario bruno Gioffré 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006), Olive Comprese (2006), Il segreto di Ortelia (2007).


di Clara Castoldi

Clara Castoldi intervista Andrea Vitali
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